Verso Interpoma 2020, a tu per tu con Gerhard Dichgans

Mercati, import ed export e nuove tendenze, con particolare attenzione alla sostenibilità. Guarda la videointervista al responsabile del congresso "La mela nel mondo"

Barbara Righini di Barbara Righini

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In Alto Adige la superficie totale a biologico è di 2mila ettari su 18mila ettari di meleti
Fonte foto: © sara - Fotolia

Non chiedetegli del prossimo congresso 'La mela nel mondo', il classico appuntamento che si svolge durante Interpoma, alla Fiera di Bolzano, dedicato alle prospettive della melicoltura: Gerhard Dichgans, nuovo responsabile del congresso, ancora non si sente di parlarne, manca ancora un anno all'appuntamento, è quindi prematuro discuterne. Abbiamo incontrato Dichgans, che è stato direttore del Consorzio altoatesino Vog per quasi trenta anni, durante un'altra importante fiera che si svolge in Alto Adige: Biolife.

Dichgans ci ha accompagnato a visitare una delle cooperative che fanno parte proprio di Vog, Biosüdtirol, duecento produttori che si dedicano esclusivamente al biologico. In Alto Adige la superficie totale a biologico è di 2mila ettari su 18mila ettari di meleti. Nonostante non si possano anticipare le tematiche del prossimo congresso 'La mela nel mondo', chiacchierando con Gerhard Dichgans si può provare a immaginarle.

Come si prospetta la campagna 2019-2020?
"Per fortuna questa campagna appena iniziata si apre sotto auspici positivi per noi perché il raccolto europeo è nettamente inferiore allo scorso anno. Quest'anno siamo attorno a 10,5 milioni di tonnellate, un segnale per un mercato che dovrebbe rivelarsi molto equilibrato. L'anno scorso eravamo oltre i 13 milioni di tonnellate. La differenza la fa la Polonia: per loro, il 2018 è stato un anno record, mentre il raccolto 2019 è stato falcidiato dalle gelate primaverili. Un mercato dunque che ritorna in equilibrio. E sono convinto che i prezzi che saranno liquidati ai produttori saranno positivi. Come si vede, è la Polonia - oggi il primo produttore di mele in Europa - che fa il buono e il cattivo tempo".

Sappiamo che l'apertura del mercato cinese per l'Italia, al momento, è ostacolata dalla trattativa sulla pera, quali sono i nuovi mercati da esplorare?
"Subito dopo le primavere arabe abbiamo vissuto un momento estremamente favorevole, si erano aperti i mercati nordafricani e arabi appunto poi, con l'evolversi della situazione in quell'area, ci siamo trovati in difficoltà e abbiamo guardato oltre verso il Sud Est Asia. L'Italia può esportare da sempre mele verso la Malaysia, Singapore e Hong Kong, da questa campagna abbiamo a disposizione il mercato di Taiwan. Si stanno poi per concludere le trattative con il Vietnam e potrebbe aprirsi a breve anche il mercato della Thailandia. Per noi, queste destinazioni sono importanti forse più della Cina, visto che questi paesi non producono mele, mentre la Cina è il maggiore produttore al mondo".

Cosa vuole il consumatore orientale?
"Non si può pensare di andare alla conquista dei mercati del Sud Est asiatico con mele come Golden o Granny Smith, dobbiamo avere un assortimento consono alle aspettative dei consumatori del luogo. Sappiamo che la mela più in voga in questa zona è la Envy, di origine neozelandese, oggi prodotta anche qui. Dobbiamo cercare di trovare mele croccanti, con polpa succosa".

Ndr: Secondo il report di Ismea appena pubblicato ('Gli scambi con l'estero di mele, pere e kiwi'), per quanto riguarda i mercati per la mela made in Italy, la stagione scorsa 2018-2019 ha segnato un cambio di passo. La quota di mercato dedicata all'extra Ue è infatti quasi raddoppiata rispetto alla stagione precedente, con il 38%. Grande interesse da parte dell'India che ha importato 48mila tonnellate contro le 4mila del 2017-2018, boom delle spedizioni verso i paesi arabi, soprattutto verso l'Arabia Saudita, seguono Emirati Arabi e Qatar.

Quali le varietà che andranno a imporsi, quali le tendenze più in generale?
"Bisogna andare nella direzione delle aspettative dei consumatori, non tanto qualità estetica quanto qualità organolettica. Servono croccantezza combinata a succosità, ad aromi e dolcezza, il tutto in equilibrio. Servono mele che si differenzino completamente dal vecchio gusto. La Fuji ha portato la prima grande ondata di novità, al Centro-Sud Italia ora è la seconda varietà, ha scalzato la Red e sta scalzando la Gala. Dal 2000 abbiamo piantato le Fuji, contemporaneamente sono arrivate le mele a marchio, brandizzate, come la Pink Lady, poi la Kanzi e la Jazz, che portano un nuovo gusto e con le quali pensiamo di differenziarci dall'Est Europa. La Envy sta andando molto bene, è stata lanciata tre stagioni fa, senza promozione è stato un boom. Altrettanto bene sta facendo la Yello, arriva dal Giappone, l'abbiamo scelta perché ha le caratteristiche delle Fuji ed è gialla".

E le mele di piccola taglia, da gustare come snack, si affermeranno?
"C'è un progetto comune fra Vip, Vog e il Gruppo Rivoira per lanciare una mela di piccole dimensioni, di buccia gialla, dolce. Però per i primi volumi commerciali dovremo attendere ancora due anni. Intanto, sul mercato è arrivata Rockit, una mela rossa che arriva dalla Nuova Zelanda. La maggior parte del raccolto è esportata verso la Cina, dove la mela snack è molto apprezzata. In Europa, questo mercato è ancora tutto da sviluppare, ed è presto per avere il polso del mercato qui da noi".

La sostenibilità è una problematica che va affrontata, magari con l'aiuto della tecnologia?
"La sostenibilità - come tutti sappiamo - ha tre pilastri: sociale, ambientale e, quest'ultimo spesso dimenticato, economico. Senza una giusta remunerazione del lavoro in campagna e dei frutti della terra, non ci sarà futuro per l'agricoltura. E qui spesso nascono le incomprensioni fra consumatore e produttori. Il tema è: come si deve produrre in modo da avere un ritorno economico, tenendo presente gli aspetti ambientali e le aspettative dei consumatori? Rischiamo che i giovani non continuino il lavoro dei padri. Le tecnologie possono aiutare ma la frutticoltura di precisione sta muovendo solo i primi passi e non vedo ancora le soluzioni nei prossimi anni".

L'innovazione varietale può contrastare il cambiamento climatico?
"L'innovazione varietale è importante per servire mercati di sbocco nuovi, ma anche per riavvicinare i giovani consumatori nei vecchi mercati europei al consumo della mela. Tra le varietà nuove che abbiamo scelto in Alto Adige, abbiamo privilegiato alcune più resistenti ai patogeni e specificatamente alla ticchiolatura, per diminuire l'utilizzo di principi attivi nei campi. Seppur minimo, anche questo è un piccolo contributo al grande obbiettivo di ridurre i gas di serra e mitigare il cambiamento climatico".

A proposito di avversità, vi preoccupa la cimice asiatica?
"Sì, ci preoccupa molto. Ero proprio qualche giorno fa in Serbia, dicono che lì non sia arrivata ma premeva letteralmente alle finestre mentre io ero lì. Credo sia ormai ovunque, è una minaccia globale che va affrontata con urgenza e coraggio anche da parte dei ministeri competenti".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura import/export biologico mercati interviste video sostenibilità

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