Agricoltura, il futuro sarà di precisione?

I vantaggi del precision farming sono noti da tempo, ma investimenti elevati e mancanza di personale specializzato ne ostacolano la diffusione. In vista del piano nazionale del Mipaaf, previsto per ottobre, AgroNotizie ha intervistato chi lo pratica da anni

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Agricoltura di precisione, l'obiettivo del Mipaaf è arrivare al 10% in cinque anni
Fonte foto: © Alexander Kolomietz - Fotolia

Entro ottobre il Mipaaf definirà il piano di azione nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura di precisione (Adp): circa un anno fa è stato infatti nominato un gruppo di lavoro con lo scopo di approfondire le tematiche legate all'agricoltura di precisione e individuare le strade da percorrere per promuovere l'innovazione in agricoltura.

Secondo il report sviluppato dal gruppo di lavoro, al momento in Italia solo l'1% della superficie agricola coltivata si avvale di tutte le possibilità che le nuove tecnologie abbinate al know how offrono: l'obiettivo è arrivare al 10% in cinque anni.
Lo stesso gruppo di lavoro però sottolinea più volte, in più punti del rapporto, la difficoltà di reperire informazioni, non solo a livello italiano, sul reale utilizzo delle attrezzature.
Se fino a qualche anno fa parlare di agricoltura di precisione, di macchinari a rateo variabile, di sensori e di georeferenziazione sembrava pionieristico, oggi la sensibilità all'argomento è aumentata e c'è una maggiore apertura mentale.

In Italia non manca la disponibilità di tecnologie, né si può dire che non siano state fatte ricerche per dimostrare i vantaggi agronomici dell'applicazione dell'agricoltura di precisione, eppure, sempre secondo il rapporto, sono solo 200 le aziende che utilizzano il rateo variabile (e solo per quanto riguarda gli spandiconcime). Va meglio per le mappe di produzione su colture cerealicole (circa il 10% della superficie destinata ai cereali si avvale di mietitrebbie dotate di sistema di mappatura), mentre i sistemi di guida automatici e semiautomatici risultano maggiormente diffusi, anche se i puristi non includono tali sistemi all'interno dell'agricoltura di precisione propriamente detta.

Gli ostacoli
Quali i vantaggi, anche economici, dell'agricoltura di precisione e quali le strozzature che ne impediscono al momento una diffusione più capillare?
I primi a conoscere tutti i colli di bottiglia e le difficoltà che si incontrano affrontando questa disciplina sono proprio coloro che, coraggiosamente, da anni, la stanno testando sulle proprie aziende.

Il primo scoglio da affrontare è rappresentato dagli investimenti: si tratta di investimenti importanti che spesso spaventano e la parcellizzazione aziendale non aiuta.
Sia Claudio Mazzotti, direttore tecnico di Agrisfera (900 ettari di grano, il cui processo di lavorazione è totalmente ad agricoltura di precisione) sia Giovanni Chiò, uno dei titolari della società agricola Paola Battioli (177 ettari, prevalentemente a riso) confermano: “Per avere un ritorno dell'investimento in tempi ragionevoli sui cereali l'azienda deve poter contare su più di 50 ettari”.
Per la viticoltura la dimensione minima è ancora più corposa: “Bisogna stare sui 100 ha di vigneto – ha calcolato Giancarlo Spezia di Tecnovict, società che produce macchinari per l'agricoltura di precisione da metà anni 2000 - Non si tratta solo del costo dei macchinari, bisogna che l'azienda possa contare su un direttore tecnico che sia in grado di capire e utilizzare gli strumenti, servono le mappe che hanno un costo e le mappe di vigore vanno trasformate in mappe di prescrizione, un compito non banale, non esiste infatti un algoritmo che lo faccia automaticamente”.
 
Mappa di produzione Agrisfera
(Tratto da: '"Rendicontazione tecnica progetto: anno 2012/13" - Agrisfera

Anche Michele Gerin, direttore del settore agricoltura del Gruppo Mazzoni, che da quattro anni sta monitorando la produzione, conferma che le competenze tecniche nell'utilizzo dei macchinari e dei software sono un grosso problema: “Gli strumenti vanno tarati altrimenti generano mappe falsate e se si perde il contatto con il satellite sono pochissimi coloro che sono in grado di intervenire. Serve personale specializzato che non si trova. L'ideale sarebbe che esistessero aziende in grado di seguire tutto il processo a 360°, dal rilievo del dato, all'elaborazione, alla produzione di mappe di prescrizione fino al ritorno in campo. Io non ne conosco”.

E poi serve tanta volontà: “Si sta svegli fino a tardi di sera per studiare le mappe. E' un tipo di agricoltura che richiede un impegno scientifico ma è appassionante e paga in termini di quantità e qualità. Ci vuole tempo e un periodo di rodaggio. Ora però è più semplice rispetto a quando ho iniziato io”, ha raccontato Massimo Salvagnin, uno dei titolari dell'azienda agricola Porto Felloni, un precursore che ha iniziato con le mappe di raccolta già nel 1999.

L'acquisizione dei dati per costruire mappe di vigore può avvenire tramite satellite, tramite drone o tramite aereo: “Per quanto riguarda la viticoltura, visto anche il fatto che spesso le aziende sono frazionate, gli aerei sono ancora i più convenienti. Il costo delle mappe varia fra i 40 e gli 80 euro ad ettaro”, ha detto ancora Giancarlo Spezia.
Per i droni il regolamento Enac è molto restrittivo e nella pratica non ti permette di operare in ogni zona dell'azienda da mappare. Con la ditta Casella e Appleby – ha raccontato Paolo Dosso di TerraDat - abbiamo studiato un sensore che va montato sul trattore e che permette di rilevare i dati e di creare in tempo reale mappe di vigore. Presentato un anno fa, al momento però questo sistema è utilizzato in maniera produttiva in un paio di realtà italiane e negli Stati Uniti”.
 
Sensore di prossimità
(Tratto da relazione risultati sperimentali 2015 - Cio - Marco Dreni. Sensore di prossimità ditta: Casella Macchine Agricole)

Investimenti ripagati e produzione in crescita
Nel 2009 Agrisfera ha iniziato a utilizzare le guide assistite. “Di lì è stato un crescendo, soprattutto dopo aver fatto una prova su 400 ettari con contributi della regione Emilia Romagna – ha raccontato ancora Claudio Mazzotti - Mappe di produzione, analisi dei terreni, mappe di prescrizione, concimazione e trattamenti a rateo variabile. All'inizio è stata dura. Non è facile, soprattutto per operatori che hanno anche più di 50 anni, imparare a utilizzare monitor e software. Abbiamo dovuto organizzare diversi corsi di formazione e abbiamo assunto un tecnico che si occupi delle mappe di prescrizione. Da un anno all'altro però vediamo che la produzione aumenta e che la risposta del terreno diventa omogenea. Si cresce fino a 4 punti percentuali all'anno. In tre anni l'investimento è stato completamente ripagato”.

Anche Giovanni Chiò, che ha iniziato nel 2010 con la raccolta dei dati di produzione, ha proceduto poi ad analisi del terreno e si è dotato di uno spandiconcime a rateo variabile che utilizza anche per la semina differenziata, è entusiasta della strada imboccata: “I vantaggi riguardano l'aumento delle produzioni di riso e soprattutto il risparmio negli input, che sia fertilizzante o prodotto fitosanitario. Ci siamo resi conto della variabilità del terreno e siamo riusciti a diminuire i differenziali. Siamo rimasti sorpresi dalla velocità con la quale abbiamo recuperato l'investimento. In tre anni si è ripagato da solo. Abbiamo calcolato che il margine, considerati i minori costi e gli aumenti di produzione è di 170 euro all'ettaro. Non abbiamo però tenuto conto dell'ammortamento dei macchinari”.

Una viticoltura all'insegna della qualità
Se per quanto riguarda i seminativi si punta sulla quantità, nella viticoltura è la qualità a fare la differenza.
La viticoltura di precisione valorizza le sfumature che a occhio non puoi vedere. Purtroppo lo slancio che c'era stato alla fine del decennio scorso è stato bloccato dall'arrivo della crisi. Si è affermata solo per le aziende che hanno potenzialità di vendita per i vini icona, le altre hanno uve buone e le sanno riconoscere anche senza la viticoltura di precisione”, è il commento amaro di Stefano di Blasi, agronomo ed enologo che ha lavorato alle primissime esperienze di vendemmia differenziata fatte da Antinori nel 2006. “Seguo altre tre aziende di medie dimensioni che si sono dotate di mappe di vigore, poi con le mappe di prescrizione ricavate procedono a vendemmia differenziata, a mano. Il grosso scoglio, anche psicologico, è l'acquisto dei macchinari a rateo variabile e poi c'è da considerare il fatto che creare una mappa di prescrizione non è semplice. Sono moltissime le variabili da tenere presenti e solo chi conoscere veramente il territorio è in grado di disegnarle”.

Ci capita spesso di trovare aziende interessate all'acquisto della nostra tecnologia ma i direttori temono poi di non riuscire a governare le variabili”, ha testimoniato ancora Giancarlo Spezia di Tecnovict.

Spandiconcime rateo varibile Agrisfera
(Tratto da: "Rendicontazione tecnica progetto: anno 2012/13" - Agrisfera)

L'importanza della formazione
Anche la relazione del Gruppo di lavoro Mipaaf conferma la mancanza di figure formate sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista agronomico e suggerisce la necessità di investire in questo senso.
La formazione è il primo nodo da sciogliere anche per Massimo Salvagnin: “Importante sarebbe soprattutto la formazione del personale da parte dei concessionari dei macchinari perché forniscano un continuo supporto e allo stesso tempo le aziende, durante il periodo invernale, dovrebbero mettere a disposizione il proprio personale perché sia formato. Fra i problemi c'è poi quello della comunicabilità fra macchine e sistemi. Il protocollo Isobus dovrebbe essere standard per tutti ma è vero fino a un certo punto. Alcune macchine hanno dei buchi, non scambiano tutti i dati”.

Il Mipaaf punta sull'agricoltura di precisione
Investimenti importanti non confortati da dati attendibili e imparziali su una reale convenienza economica, mancanza di formazione adeguata e di figure specifiche, ridotte dimensioni delle aziende agricole medie italiane, l'arrivo della crisi che ha frenato gli entusiasmi e difficoltà di comunicazione fra macchine e sistemi sono fra i fattori che contribuiscono alla ridotta diffusione dell'agricoltura di precisione ma l'intenzione di spingere sull'acceleratore da parte delle istituzioni c'è.
Oltre al piano d'azione del Mipaaf previsto per ottobre, diversi strumenti sono inseriti nei Psr di 13 Regioni e c'è chi spera, come Giovanni Chiò, che l'obiettivo del 10% in cinque anni sia da considerare minimo: “Io mi auguro che si superi il 10%, spero ci si metta meno di cinque anni a raggiungerlo”.

Leggi le storie sull'agricoltura di precisione:

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