Latte bovino a 41 centesimi: troppo pochi per le Isole

In Sicilia gli allevatori della provincia di Ragusa indicano costi superiori a 50 centesimi di euro al litro e ottengono l'intervento del presidente Musumeci sul ministro Patuanelli. In Sardegna per Confagricoltura i costi sono lievitati del 50%

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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I costi dell'insularità in Sardegna hanno fatto aumentare i costi di stalla del 50% secondo Confagricoltura (Foto di archivio)
Fonte foto: © Vladimir Gerasimov - Adobe Stock

Il recente protocollo d'intesa sottoscritto al Ministero delle Politiche Agricole sul prezzo del latte bovino è ritenuto insufficiente a coprire i costi sostenuti nelle regioni insulari: Sicilia e Sardegna. Il dato emerge in questi ultimi giorni. Questo perché i costi sostenuti sulle Isole dagli allevatori bovini sono più elevati a causa dell'insularità, che rende più elevato il costo dell'energia per il trasporto della mangimistica e tutte le materie prime che devono giungere da fuori regione. Un carico che secondo agli allevatori della provincia di Ragusa arriva a superare i 50 centesimi al litro. Pertanto è ritenuto insufficiente il protocollo d'intesa che prevede che gli allevatori possono ottenere fino al 31 marzo 2022 il prezzo di 41 centesimi al litro, con un premio di "emergenza stalle" fino a 3 centesimi al litro, che la grande distribuzione si impegna a trasferire alle imprese della trasformazione che a loro volta lo dirotteranno agli allevatori, con una possibile ulteriore integrazione di un centesimo a carico delle imprese di trasformazione.

 

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Sicilia, per Musumeci non c'è equilibrio

I 50 centesimi di costo al litro di latte in Sicilia sono tanti. "La mancanza di un equilibrio fra costi e ricavi nella filiera lattiero casearia siciliana sta mettendo in ginocchio le imprese del comparto e non possiamo permettere che decine di allevamenti siciliani chiudano i battenti".  A dirlo non il leader di una organizzazione agricola, ma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che ha incontrato due giorni fa al PalaRegione di Catania, accompagnato dal deputato questore Giorgio Assenza e dal sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, una delegazione di imprenditori del settore zootecnico dell'area iblea per discutere delle problematiche dovute al costo crescente delle materie prime e delle spese di produzione, a cui non corrisponde un aumento del costo di vendita del latte e dei suoi derivati.

"Ho ascoltato le ragioni degli allevatori ed è chiaro che per scongiurare la crisi strutturale delle aziende, non solo di quelle dell'area iblea, dove si produce oltre il 60% del latte dell'intera regione, è necessario applicare il meccanismo di indicizzazione del costo del latte, che tenga conto dei costi effettivi di produzione, come prevedono le direttive europee e una normativa nazionale mai applicata. Per questa ragione mi occuperò personalmente di portare la vicenda all'attenzione del ministro dell'Agricoltura Stefano Patuanelli, a sostegno di un comparto che ha grandi riflessi economici e occupazionali nell'Isola", ha detto ancora Musumeci. Al presidente della Regione è stato consegnato un documento sottoscritto e condiviso da circa 150 allevatori.


Sardegna, per Confagricoltura costi su del 50%

La notizia sul via libera al protocollo d'intesa della filiera del latte vaccino con un aumento del prezzo del prodotto pagato agli allevatori ha portato qualche sospiro di sollievo nelle stalle della Penisola e un po' meno in quelle della Sardegna"L'intervento finanziario non ha finora avuto grande plauso da parte degli allevatori sardi che lamentano una scarsa consistenza del premio capace di influire poco sul sistema di produzione su cui grava sempre il macigno dell'insularità, con costi di trasporto in entrata e in uscita troppo alti". A sostenerlo è Confagricoltura Sardegna.

Nelle circa 250 stalle presenti in Sardegna vengono allevati oltre 55mila capi, per il 95% di razza Frisona italiana. Poco più del 90% di queste imprese opera nell'Oristanese. Negli ultimi anni sono stati raccolti in media 205 milioni di litri di latte a stagione, per un giro d'affari che con l'indotto si aggira sui 500 milioni di euro. Il fabbisogno dei consumi regionali è coperto dalle produzioni locali e circa 50 milioni di litri prendono la via dei mercati d'oltre Tirreno fra latte e trasformati caseari. La cooperativa 3A di Arborea raccoglie quasi il 95% del latte sardo. Circa il 50% della sostanza secca (cereali e mangimi vari) consumata dai bovini arriva da fuori regione. Nel 2021, nel giro di pochi mesi, tali materie prime sono aumentate fino al 50%.

"Si tratta di un intervento interessante su cui impostare azioni future e che, pur non risolvendo il problema, assicura un sostegno molto atteso nelle stalle della nostra regione, dove tuttavia le esigenze sono molto diverse e quindi i costi di produzione molto più alti rispetto alle altre realtà della Penisola". Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Sardegna, Paolo Mele, nel commentare l'avvio del premio "Emergenza stalle".

"Le aziende sarde - ha ricordato Mele - devono affrontare la stangata dell'insularità. Un peccato originale con cui fare i conti nel momento in cui arrivano le merci e, se va bene, quando riprendono il mare. Nonostante questa condizione di crisi, riusciamo ancora a mantenere margini di competitività che con l'ultimo aumento dei prezzi rischiano di svanire. Ecco che i tavoli sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - ha concluso - dovrebbero finalmente portare la politica regionale e nazionale ad affrontare con coraggio tale criticità che rischia di far collassare le esperienze di impresa virtuose esistenti e di ostacolare quelle sul nascere".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: allevamento latte prezzi mercati bovini accordo zootecnia

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