Un Natale tra gli abeti in vivaio

Gli alberi veri creano minor impatto ambientale e un'atmosfera più magica

Ilenia Caleca di Ilenia Caleca

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Le conifere producono ossigeno e assorbono anidride carbonica e altri inquinanti
Fonte foto: © Sergiy - Adobe Stock

A Natale sono tante le tradizioni che prendono piede nelle case degli italiani.
C'è chi guarda "Una poltrona per due" e chi "Mamma, ho perso l'aereo", chi ascolta Mariah Carey e chi Michael Bublè, chi gioca a Tombola e chi a Mercante in fiera, chi festeggia con il cenone della vigilia e chi con il pranzo del 25.

A mettere tutti d'accordo però c'è lui, l'albero di Natale che, "se scelto vero - afferma il Pefc Italia, l'ente normatore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale - può essere un comportamento più sostenibile rispetto all'acquisto di un albero di plastica".


Il profumo degli aghi di abete

Che siano di pochi metri per uso interno nelle abitazioni o fino agli otto per gli allestimenti nelle piazze, tra chi produce in vivaio abeti adibiti ad uso natalizio c'è Vivai piante Marchesan.

"Nostro padre iniziò la coltivazione degli abeti per pura passione, circa 40 anni fa - afferma Enrico Marchesan - Noi osservando fin da bambini la sua cura e la sua dedizione, ci siamo appassionati e abbiamo deciso di proseguirla e allargala, con risultati visibili ad oggi. Inoltre negli anni '80, le ditte in Italia che coltivavano abeti erano molte e sparse in varie regioni mentre, attualmente, le principali si trovano soltanto nella provincia di Treviso. Questo ci spinge ad andare avanti e a migliorarci sempre di più anche con un certo orgoglio, per avere la determinazione e la pazienza di continuare una tradizione che è rimasta ancorata in modo particolare al nostro territorio".

Ma come diventano alberi di Natale?
"Esistono ditte specializzate che seminano i vari tipi di abeti. Dopo 3-4 anni dalla nascita vengono messi a dimora nei nostri campi e da qui inizia la coltivazione per divenire alberi di Natale. Dopo quattro anni di coltivazione si inizia a scegliere e a levare i piccoli che avranno raggiunto l'altezza di un metro. Per i successivi 5-6 anni si continuerà a togliere anche piante più grandi, fino a 2 metri. Un campo di abeti rimane coltivato, quindi, per circa dieci anni. Al termine di questo periodo il terreno viene lasciato a riposo per poi riprendere a coltivarlo. Abbiamo inoltre appezzamenti di terreno dove gli abeti crescono liberi anche per venti anni, raggiungendo altezze di otto metri. Per ogni albero espiantato ne vengono rimpiantati due o tre l'anno successivo facendo sì che il bilancio ambientale sia sempre positivo".

Per quanto riguarda clima e terreno, "le nostre varietà di abeti non necessitano di un terreno o di un clima particolari. Prediligono un clima fresco e un terreno drenante. E' però molto importante che, nei primi anni di vita, i terreni dove sono coltivati siano ben irrigati. Non sono soggetti a malattie e non hanno bisogno di trattamenti fitosanitari".

A livello ambientale che impatti ha la scelta di un albero vero?
"Durante la loro crescita, le conifere producono ossigeno e assorbono anidride carbonica e altri inquinanti. Inoltre i campi coltivati con gli abeti creano un rifugio e un habitat naturale per varie specie animali come lepri, fagiani, ricci e uccelli di vario tipo".

E oltre all'impatto ambientale la scelta di un abete ricade anche sull'estetica. "L'albero vero è molto più grazioso alla vista e gli abeti rossi e quelli argentati presentano anche un profumo delicato. Si nota subito la differenza da uno fabbricato in plastica. Inoltre i clienti che scelgono l'abete vero lo fanno anche per avere la possibilità di poterlo piantare in giardino dopo le feste".

E per smaltirlo?
"Una volta recuperati gli abeti, compresi quelli senza radici, vengono tritati e il cippato prodotto diventa compost, terriccio per gli anni successivi".
Ben diverso dal destino al quale vanno incontro quelli di plastica. "Qualche anno fa la gente si convinse che acquistare un albero finto significasse avere un oggetto che durasse nel tempo, addirittura per sempre. Si sono scoperti invece diversi aspetti negativi, tra cui il fatto che gli alberi finiti non vengono prodotti in Italia con un impatto sui trasporti, sulla perdita di lavoro locale e, inoltre, alla fine del loro utilizzo si rivelano essere prodotti che vanno ad aumentare le quantità già considerevoli di rifiuti presenti nelle discariche".
 
Abeti piccoli
Fonte: © Vivai Marchesan


Quale abete scegliere

Non tutti gli abeti però sono uguali.
Per esempio il Picea Abies Excelsa "è il classico abete rosso-peccio che si trova nei boschi: folto e profumato" ma occorre prestare attenzione: "i suoi aghi infatti pungono!". Una caratteristica comune anche al Picea Pungens Glauca, "un abete argentato folto, profumato e compatto".

L'abete bianco Abies Nordmanniana, chiamato anche abete del Caucaso, a differenza dei precedenti non punge e "presenta una pagina superiore di color verde lucido mentre quella inferiore di color biancastro. E' resistente e durevole anche se viene reciso per abbellire l'interno della casa".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ambiente sostenibilità curiosità impatto ambientale

Temi caldi: Agricoltura e dintorni

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