Banane a rischio estinzione... ma non in Sicilia

Mentre il Tropical Race 4 sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza dei bananeti Cavendish, in Sicilia si iniziano a coltivare banane. E in futuro...

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Le banane sono coltivate anche in Sicilia
Fonte foto: Cooperativa Valle dell'Oreto

Se entrassimo in un supermercato del 1950 nel banco della frutta non troveremmo le banane gialle e dalla forma allungata a cui siamo abituati oggi. Ci sarebbero invece dei frutti molto più grandi e tozzi. In quegli anni infatti la varietà di banana considerata standard di mercato era la Gros Michel. Nel dopoguerra però si iniziò a diffondere un ceppo di Fusarium oxysporum cubense (Foc), denominato malattia di Panama, che nel giro di pochi anni sterminò completamente tutte le piantagioni di banano.

I ricercatori allora ripiegarono su una varietà apparentemente resistente al fungo, la Cavendish. Questo banano ha fornito frutti al mondo intero diventando una delle commodity più commercializzata al mondo. Basti pensare che negli Usa si mangiano più banane di arance e mele messe assieme e che l'import statunitense ha raggiunto la stratosferica cifra di 2,3 miliardi di dollari all'anno.

Il ceppo TR4 (Tropical Race 4) di Fusarium oxysporum cubense, causa della epidemia di Panama, sta però ora mettendo in forse anche la sopravvivenza della Cavendish. I primi attacchi di questo fungo alle piantagioni di banano si sono registrate negli anni Novanta in Asia e nel 2013 la malattia è arrivata in Mozambico, Africa. L'india, maggior esportatore a livello globale, sta correndo ai ripari. E se il TR4 dovesse giungere in Sud America, per ora rimasto immune, sarebbe scacco matto per la Cavendish.
 
Cartina - distribuzione Tropical Race 4


Il problema del Tropical Race 4 è che, essendo un fungo terricolo, non può essere eliminato con prodotti antifungini e la sua persistenza nel terreno può durare decenni, rendendo il suo eradicamento impossibile. Inoltre questo ceppo di Fusarium attacca diverse piante, anche selvatiche, che fungono da inoculo per successive infezioni.

Il fungo può essere trasmesso attraverso terreno infetto, ma anche grazie all'acqua e soprattutto attraverso la propagazione di materiale vegetale contaminato. La varietà Cavendish è sterile e viene moltiplicata attraverso moltiplicazione vegetativa. Questo comporta la facile diffusione delle infezioni nei nuovi bananeti e l'impossibilità di selezionare una nuova varietà resistente a partire dalla Cavendish.

I ricercatori di tutto il mondo stanno analizzando varietà selvatiche di banano per identificare resistenze al fungo e hanno anche selezionato nuove varietà che potrebbero sostituire la Cavendish dal momento in cui questa dovesse scomparire. Si stanno portando avanti anche studi per il controllo biologico della malattia e si è anche ricorso alle moderne tecniche di ingegneria genetica per cercare di rendere resistente la varietà Cavendish.


Sicilia terra felice

Mentre il mondo si affanna nella ricerca di una soluzione, si sta facendo strada l'ipotesi di coltivare banane in Europa. Già oggi in Sicilia ci sono alcune aziende agricole che coltivano e commercializzano banane. Una di queste è la Cooperativa Valle dell'Oreto, in provincia di Palermo, gestita da Letizia Marcenò, che coltiva banane da generazioni e oggi ha una piantagione di 1.200 esemplari.

Proprio Letizia, in una intervista ad AgroNotizie nel 2016, spiegò come le cultivar coltivate in Trinacria fossero "Musa capriciosa e Musa paradisiaca, e non la Musa acuminata a cui appartiene la varietà Cavendish. La prima è molto più lunga e tozza della Cavendish, mentre la seconda è più piccola e tondeggiante. Proprio quest'ultima è quella su cui puntiamo di più visto il bel colore giallo paglierino della buccia, la polpa carnosa, ed il suo sapore dolce ed aromatico, con retrogusto di cannella".

Se nella Cooperativa Valle dell'Oreto le banane vengono coltivate in piano campo, a Terrasini, presso l'azienda Orto di Nonno Nino, queste piante esotiche sono protette dalla serra. Serre che ospitano anche piante di caffè, come abbiamo raccontato in questo articolo.

Insomma, produrre banane 100% made in Italy si può fare. Certo, i costi di produzione sono molto più elevati rispetto al pieno campo di un paese tropicale. Eppure, complice anche l'espandersi della malattia di Panama, queste coltivazioni potrebbero espandersi per soddisfare le richieste del mercato nazionale.

Su questo versante si sta muovendo anche l'Università di Wageningen, in Olanda, che lo scorso dicembre ha raccolto le prime banane coltivate in serra in fuori suolo. Se il Fusarium è un fungo presente nel terreno, è stato il ragionamento dei ricercatori, eliminandolo e sostituendolo con un substrato inerte (nello specifico lana di roccia e fibra di cocco) è possibile aggirare il problema. Nelle serre olandesi sono state coltivate 60 piante, cresciute in vaso e nutrite tramite fertirrigazione, che oltre ad essere vendute saranno studiate per identificare strategie per combattere le infezioni da Fusarium.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: fungicidi innovazione difesa mercati biotecnologie serre

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