Un altro appuntamento con l’approfondimento sulle novità del ciliegio, dal convegno nazionale tenutosi a Vignola nel giugno di quest’anno.

Nel Veneto Il ciliegio si estende su una superficie di 2.749 ha (9,2% dell’intera coltivazione nazionale). La produzione riferita al biennio 2008-2009 è pari a 171.350 quintali (12,4% di quella italiana). Circa i due terzi delle superfici coltivate e delle produzioni sono nella provincia di Verona (l'altro quarto principalmente nel vicentino).

Se si considera l'andamento sia delle produzioni che delle superficie coltivate, nell'ultimo decennio si nota come la cerasicoltura veneta abbia avuto una riduzione delle superficie coltivate pari al 16% e di quasi il 40% delle produzioni. Nell'area di maggior presenza della specie, il veronese, la riduzione è stata superiore: 25% delle superficie e il 47% delle produzioni. Questi dati e il ridottissimo rinnovo degli impianti forniscono un'immagine di una cerasicoltura in declino, talora in abbandono e confinata ad areali posizionati a quote superiori a 500 m s.l.m.. Parallelamente, in questo ultimo decennio si è assistito ad una ripresa, contenuta ma significativa, della coltivazione del ciliegio in areali di pianura, irrigui, anche in alternativa al melo e al pesco grazie all'impiego di portinnesti nanizzanti che hanno permesso di creare impianti specializzati.

 

Tipologie dei nuovi impianti specializzati

Le motivazioni del recente interesse per le coltivazioni intensive di ciliegio sono diverse: riduzione del rischio d'impresa per la diversificazione delle produzioni, interessanti Plv (superiori a quelle del melo e del pesco), ciclo produttivo breve che termina a fine giugno, facile inserimento nell'organizzazione aziendale (dopo le fragole e i meloni e prima di pesche, pere e mele), adattabilità a strutture d’impianti frutticoli già esistenti di melo e pesco, anticipo dell'inizio della produzione rispetto ai ceraseti tradizionali, raccolta quasi totale da terra, costi sostenibili, contenuto impegno fitosanitario.

“Le prime esperienze di ceraseti fitti - spiega Gino Bassi dell'Istituto sperimentale di frutticoltura della Provincia di Verona - sono state realizzate adottando come portinnesto il Gisela® 5 che in genere, nelle condizioni pedo-climatiche veronesi, si è dimostrato piuttosto debole. Infatti a partire dal quinto-sesto anno si sono rilevate cariche produttive eccessive, con frutti di piccola pezzatura oltre che scarso rinnovo vegetativo.

Si sono adottati sesti d'impianto piuttosto ampi (2,5-3 x 4-4,5 m) che hanno contribuito, assieme al portinnesto, a lasciare ampi spazi liberi lungo la fila. Questo ha favorito, negli anni seguenti, la preferenza del Gisela® 6 in sostituzione del Gisela® 5 dato il suo maggiore vigore e la maggiore rusticità. L'uso del Gisela® 5 è stato mantenuto nei terreni più fertili e freschi con elevato franco di coltivazione, in combinazione con varietà particolarmente vigorose (Early Star, Sweet Early) e in presenza d’impianti superfitti (densità superiori alle 2.500 piante ad ettaro)".

"Negli impianti fitti più recenti - continua Bassi - i sesti variano tra 1-2,5 m sulla fila e 3,5-4,5 m tra le fila con un numero di piante ettaro variabile da 1.000 a 2.500. La forma di allevamento maggiormente impiegata è il fusetto, ma vi sono anche interessanti esempi di allevamenti a palmetta. In questa tipologia d’impianti sono state impiegate numerose varietà sia autofertili che autosterili.

Da segnalare che in genere non è stata coltivata la Mora di Verona (o di Cazzano) che presenta ancora una quota del 50% sul totale delle produzioni veronesi. Oltre alle varietà normalmente consigliate quali Burlat, Giorgia, Ferrovia, Lapins e Sweet Heart® si sono coltivate altre novità varietali per ampliare il calendario di raccolta e qualificare le produzioni: Early Bigi®, Early Lory*, Sweet Early® tra le precocissime, Grace Star*, Canada Giant®, Prime Giant, Samba® tra le medio-precoci, Black Star*, Cristalina® e LaLa Star* tra le intermedie, Kordia, Ferrovia e Lapins tra le medio-tardive e Regina, Sweet Heart e Staccato* tra le tardive.

Relativamente all'impiantistica questi ceraseti sono dotati d’impianti di irrigazione a microjet, impiegato anche come antibrina, talvolta fertirrigazione e protezione contro la grandine. Talvolta le reti per la grandine sono posizionate fino al suolo su tutti i lati in modo da fornire un'efficace protezione anche contro gli uccelli. Sono ancora piuttosto rare invece le coperture antipioggia contro il cracking per il costo molto elevato di queste strutture e per i danni provocati da forti temporali ai teli, che hanno un po’ raffreddato l'entusiasmo iniziale per il loro impiego".

 

Un esempio di superfitto

Durante l’intervento c’è stato modo di spiegare l'esperienza di un'impianto superfitto: oltre 5.000 piante ad ettaro. In questo caso si adotta il portinnesto Gisela® 5, con le varietà Kordia, Regina e Ferrovia. I sesti adottati sono di 0,5 m x 3,5-4 m e la forma di allevamento è l'asse verticale. L'obiettivo di questi impianti non è solo produttivo, ma di ottenere frutti di ottima qualità ed elevata pezzatura.

Tali caratteristiche derivano in maggior parte dalle presenza di un numero elevato gemme basali nei rami di un anno (non nei mazzetto di maggio): formazioni fruttifere che permettono di ottenere ciliegie migliori. Nell’intervento si specifica che questa tipologia d’impianto è ancora in fase di verifica, in quanto non si è ancora certi della durata economica e del tempo di ammortamento dell'impianto. Quello che appare certo è l'anticipo della messa a frutto già al secondo anno, la raccolta completamente da terra e la produzione di frutti più buoni e più grandi.