Montecastelli, una Igt nel mare del vino toscano

Abbiamo incontrato Tina Castaldi e Vincenza Folgheretti, l'una viticoltrice e l'altra enologa, protagoniste in una delle più piccole denominazioni toscane, ma ricca di orgoglio identitario, qualità e potenzialità umane e vinicole

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Una veduta delle vigne della Fattoria di Statiano, con sullo sfondo le colline di Pomarance
Fonte foto: Tina Castaldi

C'è una realtà particolare nel mondo vitivinicolo toscano, una Igt incastonata nel cuore della provincia di Pisa, che si stende sul territorio dei comuni di Volterra, Castelnuovo Val di Cecina e Pomarance.

E' la Igt Montecastelli, una tra le più piccole di Italia, per di più inserita in un territorio come quello toscano che conta alcune tra le più famose Docg a livello nazionale, oltre all'Igt toscana, che da sola costituisce un vero e proprio mare di vino.

Per conoscere questa realtà abbiamo incontrato due donne che su questa denominazione investono e scommettono da anni, Tina Castaldi, titolare della Fattoria di Statiano a Pomarance e l'enologa Vincenza Folgheretti.

La prima domanda poniamola sul nome: perché Montecastelli?
"Montecastelli è un villaggio storico in provincia di Pisa, al confine con Siena, uno di questi paesi che fanno parte in maniera inscindibile del paesaggio e della cultura toscana. All'inizio la scelta è stata casuale, Volterra non ci dava il suo nome, e allora il dottor Marco Marini, dipendente della ex Comunità montana, conoscitore appassionato del suo territorio, scelse il suo paese".

La seconda domanda poi è d'obbligo: perché una Igt per un territorio così piccolo e non ad esempio una Doc?
"In realtà il piano preciso era arrivare ad una Doc: Marco Marini, nostro amico, si rivolse all'enologo Roberto Bruchi per vedere se si poteva avere una Igt in questo territorio che nel 2001 era l'unico della Toscana ad essere escluso da qualsiasi certificazione. Il problema era ricostruirne la storia, dimostrare che avevamo un patrimonio vitivinicolo da difendere ma soprattutto dei produttori in grado di farlo. Senza non si può avere la Doc. Il produttore più grosso aveva dieci ettari, la maggior parte sotto i tre! Il dottor Marini aveva agito allo stesso modo di un politico per raccogliere consensi, facendo riunioni in posti molto popolari come il circolo a Saline dove andammo per puro caso incuriositi da questo signore che esponeva una idea pazza: una denominazione per la val di Cecina.

E perdinci, il suo ragionamento filava! Non eravamo il territorio etrusco per eccellenza? E il museo Guarnacci, non è stracolmo delle anfore usate per questo nettare? Paolo, mio marito ne fu subito entusiasta, io ero perplessa, erano tempi diversi, i piccoli non avevano alcuna possibilità.
Il mercato pretendeva dei vini tutti molto morbidi e per lo più con un sapore di vaniglia o legno tostato, senza distinzioni che fossero dettate dalla tipicità espressa dal vitigno.

Alla fine arrivammo ad avere tutti gli elementi necessari per fare la richiesta, e soprattutto dei produttori convinti. Fu una grande emozione poter costruire un disciplinare delineato sui nostri terreni. Ci siamo fatti un disciplinare che ci distingue perché, tra le condizioni, possiamo usare solo uva proveniente dal territorio. Come da disciplinare la zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con l'indicazione geografica tipica 'Montecastelli' ricade nella provincia di Pisa e comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni di Castelnuovo Val di Cecina, Volterra e Pomarance.

Il secondo punto che distingue la certificazione del Montecastelli Igp è la produzione massima di uva a ettaro compresa tra 9 tonnellate per i rossi e 10 tonnellate per i bianchi, cifre paragonabili solo ad una Doc molto conosciuta e nostra vicina: alla produzione della Doc Bolgheri.
Nell'articolo 8 del disciplinare trovi anche il territorio. La zona di produzione del vino ad indicazione geografia tipica 'Montecastelli' è caratterizzata dalla presenza di ampie zone boschive, che rappresentano oltre il 50% dell'area, e da collina coltivata con altezza media compresa tra 300 metri e 700 metri sul livello del mare. I suoli sono rappresentati da terreni di medio impasto tendenti all'argilloso. Il clima che si riscontra nell'area è quello tipico delle zone interne della Toscana mitigato dall'influsso della costa tirrenica, e sono rare escursioni termiche eccessive. Le temperature medie annue sono intorno ai 14° e la piovosità totale annua non supera i 900 mm con precipitazioni che si concentrano nel periodo primaverile e nel tardo autunno/inizio inverno. Nell'area si sviluppa un microclima molto particolare che determina condizioni peculiari per l'ottenimento di vini con caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche specifiche che ne fanno un prodotto di nicchia.

Poi i fattori umani hanno contribuito da sempre alla conoscenza e al successo dei vini prodotti nella zona di questa denominazione, fin da epoche più remote, a partire da quella etrusca, come dimostra la oggettistica specifica ritrovata in loco e oggi presente nel museo etrusco di Volterra"
.

Quando è nata questa denominazione e quante sono attualmente le aziende che producono Montecastelli Igt?
"La Igt è nata nel 2006 e oggi le aziende che producono vini con questa denominazione sono circa 13".

E chi sono stati gli artefici di questo progetto?
"Gli artefici principali del progetto sono stati Roberto Bruchi, enologo e allora parte del cosiddetto 'parlamentino del vino italiano', il Comitato nazionale vini nominato dal ministro Zaia allora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per la tutela e la valorizzazione di origine e Indicazioni geografiche tipiche dei vini organo del Mipaaf, mio marito Paolo Germano, e responsabile tecnico negli anni di varie aziende tra cui la nostra, e il dottor Marco Marini, e tutti i produttori attirati da questa nuova proposta.

In seguito abbiamo fatto anche un corso di aggiornamento, con l'aiuto dei fondi europei, dove ci siamo incontrati e confrontati nelle varie aziende, e abbiamo parlato di marketing, viticoltura, produzione e enologia. Lezioni davvero sul campo!

Particolarmente voglio ricordare le lezioni del professor Giancarlo Scalabrelli, direttamente in vigna, e il viaggio a scoprire la realtà marchigiana con Roberto Bruchi. Voglio anche ricordare l'evento che organizziamo ogni anno a luglio a Montecastelli che è la festa del vino.
Ieri invece abbiamo fatto una riunione dove finalmente stiamo dando le basi per una associazione di promozione del vino e del territorio"
.

Tina Castaldi e suo marito Paolo Germano nella loro azienda a Pomarance

In questo territorio, oltre all'Igt Montecastelli e all'Igt Toscana è possibile fare vini con altre denominazioni?
"Certo che è possibile! Alcuni produttori, infatti, hanno scelto di non fregiarsi di questa denominazione, perché può sembrare fuori mercato e fuori dai canoni.
Altri, in maniera comprensibile, hanno preferito legarsi al nome della propria città, come i vignaioli volterrani. C’è la nuova Doc Terre di Pisa, ma siamo ancora troppo giovani per questa grande Doc.


Ritornando invece alla scelta fuori mercato ti faccio un esempio che riguarda in particolare la nostra azienda. Tu sai che noi siamo dei piccoli produttori. La nostra enologa consulente e nostra cara amica, la dottoressa Vincenza Folgheretti, sta facendo assaggiare il vino a delle persone autorevoli, in contesti per noi lusinghieri. Vincenza ha sposato il nostro progetto fin dal primo momento e gli ha dato voce in luoghi importanti, e questo ha rappresentato una delle svolte importanti per il nostro prodotto. La nostra piccola Igp è arrivata in luoghi impensati.
In questi contesti esce fuori la domanda: 'Ma perché non hanno utilizzato l'indicazione Toscana?' E così sorge una simpatica discussione attorno al tema, che probabilmente suscita diversi umori e di conseguenza intorno anche al nostro vino per un quarto d'ora almeno. E allora sai che ti dico? Mai scelta fu migliore. Benedetto sia il Montecastelli Igp! Anche perché e consono con il nostro spirito: noi siamo artefici e parte del nostro territorio, e il nostro dovere è presidiarlo, coccolarlo, permettergli un futuro.

Il rapporto di collaborazione con Vincenza è nato nel 2015 proprio su queste premesse: la nostra ambizione è dare voce al territorio, raccontarlo attraverso il vino, e in questo il lavoro di Vincenza è stato fondamentale. Diciamo che è stato un incontro davvero fortunato. L'enologa Folgheretti l'avevo incontrata diversi anni prima, in un master per dire la verità, dove ero solo auditrice, sulla produzione di qualità in viticoltura e enologia dell'Università di Pisa. Per me fu amore a prima vista, da subito avrei voluto chiedere la sua collaborazione, ma allora la vigna era troppo giovane e mancavano anche i fondi. E poi Vincenza per di più partì per la Nuova Zelanda. Appena il progetto è diventato più chiaro, la prima telefonata è stata per lei, era la persona giusta per lavorare nella nostra azienda e con Paolo.
Ci siamo trovati una enologa coi fiocchi, capace di interpretare con tecniche innovative i nostri romantici desideri. In questo periodo la nostra azienda ha fatto un salto di qualità nel prodotto, biologico, e nell'immagine e intendiamo proseguire per questa strada.

Dal 2009 siamo membri della Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti.
Nel 2017 la nostra azienda ha vinto la prima medaglia d'argento all'International wine challenge di Londra.

Tuttavia il nostro principale obbiettivo rimane la valorizzazione del territorio. Infatti l'Alta val di Cecina ha una miriade di paesini che rischiano l'abbandono, mentre vanno visti nell'ottica di grande risorsa per il territorio regionale. L'Università degli studi delle Scienze gastronomiche di Pollenzo è venuta proprio in Val di Cecina a visitare l'area geotermica nel 2016 per visitare i suoi allevamenti di agnello Pomarancino - che, nota bene, non è toscano, è razza Pomarancina - e varie altre eccellenze tra cui la birra del Sasso Pisano. Perché la Toscana è fatta proprio da tante Toscane. Mi piacerebbe che magari, la prossima volta ci possa essere una possibilità anche per il nostro vino".

Quali sono le tipologie di vino Montecastelli Igt?
"L'indicazione geografica tipica 'Montecastelli' è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal disciplinare di produzione per 12 tipologie: bianco, rosso, rosso novello, Sangiovese, Merlot, Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Trebbiano Toscano, Malvasia Bianca Lunga, Vermentino".

E perché, e qui ci rivolgiamo all'imprenditrice, una azienda, ad esempio la sua, sceglie di fare un vino Igt Montecastelli?
"Per tutti i motivi finora detti che si riassumono in queste poche parole: per amore del proprio territorio. Viviamo in un territorio dove ogni paese, anche quello più piccolo, ha una storia antichissima. Io sto in una località che ha un toponimo romano, Micciano, e anche la nostra fattoria Statiano, lo ha. Montecastelli, Montegemoli, tutti questi nomi hanno una storia. Allora in questo periodo dove tutto è talmente globale che rischia l'appiattimento, noi vogliamo essere locali, talmente locali da prenderci il nome di un paese piccolo, ma bellissimo, e pieno di storia. Noi vogliamo essere radicati. Permette la libertà. D'altra parte l'Italia ha questo tipo di storia, che la differenzia da tutte le altre tradizioni europee".

L'enologa Vincenza Folgheretti durante una degustazione alla Fattoria di Statiano

Quali sono, e qui ci rivolgiamo all'enologa, le particolarità di questa Igt, dal punto di vista del terroir, della qualità delle uve e dei vini?
"Quando Tina mi ha contattata per propormi di collaborare a questo ambizioso progetto, non nego che sono entrata in punta di piedi, non conoscevo affatto quel territorio. Mi ha raccontato di come anni prima il progetto era nato e mi ha enormemente colpita il grande entusiasmo e il fortissimo legame che Statiano ha con il territorio e con l'Igp Montecastelli. Non potevo non accettare, dietro quella proposta c'era molto di più, c'era un'immensa passione e un grande amore per la propria terra e per il proprio territorio.

Ricordo chiaramente il primo giorno che sono arrivata a Statiano. Abbiamo fatto una lunga passeggiata con Tina e Paolo e man mano mi raccontavano come il vigneto era stato progettato, in un luogo dove la vigna non c'era mai stata. E' stata fondamentale l'intuizione di Paolo nella scelta dell'esposizione, Nord-Est, e nella scelta dei portainnesto e dei cloni.
Siamo di fronte ad una sfida molto grande, dove sicuramente bisogna confrontarsi con due grandi aspetti: presentarsi sul mercato con una denominazione completamente sconosciuta e presentare un territorio molto poco conosciuto per la produzione di vino. La carta da giocare è solo una, la qualità, dalla quale non si può assolutamente prescindere. Oggi con orgoglio posso dire che i primi risultati sono già arrivati, adesso possiamo solo crescere, noi e l'intero territorio. Abbiamo dimostrato che si possono ottenere davvero grandi risultati.

Quello dell'Igp Montecastelli, è un territorio, in alcune zone, particolarmente fresco e ventilato, schivo dagli attacchi parassitari. In questo luogo si lavora esattamente come tantissimi anni fa, è l'osservazione a fare da padrona, fattore di estrema importanza, soprattutto
oggi, dove i cambiamenti climatici stanno avendo fortissimi effetti sull'agricoltura.
E' stata la vendemmia 2017 a darmi la conferma delle grandi potenzialità che questo territorio mette a disposizione. Là dove l'uva era già avvizzita, parametri analitici completamente fuori linea, qui l'anticipo della vendemmia si è ridotto solo ad una settimana. L'uva era perfetta, nessun cenno di avvizzimento e i parametri analitici erano perfettamente in linea.
I vini prodotti sono di fortissima personalità, vini che davvero riescono a parlare del territorio e delle persone che vi lavorano.
Sono tanti i progetti da sviluppare e la strada da percorrere è ancora lunga, ma una cosa è certa, siamo su quella giusta"
.

Da un punto di vista promozionale quanto è conosciuta questa Igt e quale è il mercato a cui vi rivolgete?
"Locale, prima di tutto, adesso finalmente tutti lo conoscono in zona. Fino a poco tempo fa, nessuno usava il vino prodotto della valle. In poco tempo, il prodotto è migliorato e finalmente potete trovare in tutti i locali il nostro vino.
Per noi è molto molto importante il mercato dell'enoturismo perché tutti i produttori hanno un agriturismo e quindi una buona occasione e su quello bisogna principalmente puntare"
.

Quali sono i progetti per il futuro a breve e medio periodo?
"Ampliare il mercato locale, migliorare l'accoglienza e renderla qualificata per i gruppi di enoturisti. Migliorare sempre e di più la qualità, diventare una certificazione di cui andare orgogliosi".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: prodotti tipici vino viticoltura interviste vitivinicoltura marchi di tutela

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