"Rispetto a undici mesi fa, in cui i negoziatori cinesi sono apparsi molto rigidi e poco propensi a scardinare la proposta di un certificato unico, nel quale i produttori europei assicurassero il rispetto di tutti i requisiti previsti dalle norme cinesi in materia di wine & food, adesso la sensazione provata è stata molto diversa. Si percepiva una maggiore distensione nei rapporti diplomatici, con la volontà cinese di inviare un messaggio molto chiaro, cioè che con l'Unione europea si voleva raggiungere davvero un accordo operativo alla pari".

E' il commento di chi lo scorso 27 giugno era presente, a Pechino, nella sede dell'Unione europea e ha potuto constatare di persona il nuovo sentiment che ha pervaso i negoziati legati al raggiungimento di un'intesa operativa: Francesco Paganelli, export manager di Cevico e rappresentante al tavolo sino-europeo per conto dell'Unione italiana vini. Con lui c'erano le rappresentanze delle ambasciate dell'Unione europea e degli Stati membri, oltre agli organismi più importanti del wine & food comunitario.

"E' stato un incontro molto meno formale, più disteso, con l'Ambasciata italiana, se si può dire, che si è mossa con grandissima competenza e professionalità, grazie a Raffaella Danielato dell'Ufficio economico della nostra diplomazia a Pechino - conferma Paganelli, visibilmente soddisfatto -. E' stato importante sentire che la posizione della Cina è allineata a quella dell'Europa e che nessuna delle due forze vuole contrastare lo sviluppo del trade. Gli interlocutori cinesi sono stati molto chiari sul messaggio e sulle esigenze del loro popolo: vogliono maggiori tutele sul piano alimentare".

Garanzie di sicurezza, questa volta, ispirate dal buon senso. "Solamente un anno fa - riassume Paganelli - i cinesi chiedevano che tutto l'agroalimentare europeo lasciasse i confini comunitari con un certificato, che doveva essere emesso da qualsiasi esportatore verso la Cina, nel quale si garantiva che i prodotti erano conformi ai regolamenti cinesi. Ma chi l'avrebbe mai fatto? Era evidentemente una richiesta insostenibile". Secondo una lettura meno immediata, tale richiesta era ispirata alla volontà di riequilibrare i rapporti tra import ed export da e per l'ex Celeste Impero, secondo Pechino eccessivamente sbilanciati in favore dell'Ue-28.

"Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un profondo cambio di rotta della Cina, con una forte apertura verso l'Unione europea - prosegue Paganelli -. Certo, chi esporta dall'Europa dovrà comunque emettere un certificato, una sorta di Harmonized Certificate, uguale per tutti i paesi dell'Ue, che entrerà in vigore dal 1° di ottobre, termine ultimo entro il quale chi punta a esportare in Cina dovrà obbligatoriamente registrarsi alla lista degli esportatori abilitati".

Questo è, in sintesi, il messaggio lanciato con estrema cordialità da Wang Gang, direttore della Cnca (ente governativo che dipende a sua volta dalla General administration for quality supervision, inspection and quarantine of the People's Republic of China (Aqsiq), l'ente statale che - con una rete di circa 200mila dipendenti e sedi operative in tutta la Cina - si occupa degli aspetti igienico sanitari e della certificazione dei prodotti alimentari, compreso il vino.

La lista degli esportatori sarà inviata dalle rispettive ambasciate nazionali, che si interfacceranno con l'Unione europea. "E' pertanto necessario un accreditamento a una sorta di pre-list italiana", avverte Paganelli.
Dal prossimo 1° ottobre sarà comunque consentito un periodo di rodaggio di 12-18 mesi, in modo che le merci possano adeguarsi all'emissione dell'Harmonized Certificate. L'obiettivo è quello di arrivare a un certificato elettronico, molto più immediato. In ogni caso, la Cnca potrà visitare attraverso i propri ispettori le aziende esportatrici europee, per verificare la conformità e la veridicità dei documenti.
 

Terminology of imported wine

Sul versante del vino, la Cina sta procedendo con una lista dei vitigni europei, in base alla quale procedere alla traslitterazione dai caratteri latini al cinese. L'Italia, con il suo patrimonio di vitigni autoctoni unico al mondo, dovrà prestare molta attenzione, anche se non sembra che la lista comporti vincoli o esclusioni dal mercato asiatico.
 

I rapporti commerciali Ue-Cina

Le esportazioni dell'Unione europea verso la Cina (fonte: Ue) in materia agroalimentare hanno toccato, fra maggio 2016 e aprile 2017, quota 11,495 miliardi di euro (+6,3% rispetto ai dodici mesi precedenti). Le importazioni dalla Cina, invece, hanno toccato nel periodo maggio 2016-aprile 2017 i 5,122 miliardi di euro.

Nel 2016 l'Italia - secondo i dati dell'Osservatorio agroalimentare di Cattolica e Coldiretti - ha esportato in Cina circa 391 milioni di euro di prodotti agroalimentari, appena l'1% dell'export totale di settore. Di questi, 77 milioni di euro sono rappresentati da vini Dop/Igp, mentre meno di 2 milioni di euro sono frutto dell'export di formaggi Dop, in crescita rispetto ai periodi precedenti.
 

"Rapporti di pace e di crescita"

Il cambio di rotta nei rapporti commerciali fra Cina e Ue era risultato già evidente all'inizio di giugno, quando si raggiunse l'intesa per tutelare 200 prodotti tutelati da indicazioni geografiche, 100 per parte (26 quelli italiani). E su una base di distensione sembrano pertanto proseguire. La conferma è arrivata lo scorso 29 giugno, proprio a Pechino, con la 15esima tavola rotonda Cina-Ue.

Il segretario della segreteria del Comitato centrale del Partito comunista cinese, presidente del Consiglio economico e sociale della Cina Du Qinglin ha partecipato alla cerimonia di apertura, affermando che, come avanzato dal presidente Xi Jinping, la Cina desidera realizzare insieme all'Unione europea dei rapporti di partenariato di pace, di crescita, di riforma e di civiltà, per aggiungere nuova energia allo sviluppo dei due paesi e per dare nuovo vigore alla ripresa dell'economia mondiale.
 

Effetto Trump?

Rapporti distesi, dicono fonti diplomatiche accreditate, figlie anche dell'atteggiamento protezionista di Donald Trump. D'altronde, era stato lo stesso Xi Jinping a spiazzare l'economia mondiale all'ultimo summit di Davos, in Svizzera, ostentando una linea politica molto aperta al libero commercio e alla globalizzazione.