Briciole giapponesi

Riaperte le frontiere del Sol Levante alle carni bovine italiane, vietate da quindici anni a causa della Bse. L'Italia si aggiunge così ai Paesi europei ai quali il Giappone aveva già tolto le barriere sanitarie

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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La riapertura delle frontiere giapponesi alle nostre carni bovine ha un modesto valore economico ma rende giustizia, seppur tardivamente, all'ottimo lavoro dei nostri servizi veterinari nella lotta alla Bse
Fonte foto: dick thomas johnson

Le carni bovine italiane potranno tornare in Giappone. Ci sono voluti quindici anni per far cessare l'embargo giapponese conseguente all'emergenza Bse (mucca pazza). Per qualche strana alchimia delle relazioni internazionali, il Giappone aveva riaperto già da qualche anno le sue frontiere alle carni bovine di numerosi Paesi europei, ma si era "dimenticatadell'Italia che prima di altre figurava nel gruppo delle nazioni "virtuose", con la miglior situazione sanitaria (rischio Bse trascurabile).

Diplomazia all'opera
Secondo i commissari europei Vytenis Andriukaitis, Cecilia Malmström e Phil Hogan, responsabili rispettivamente per la Sicurezza alimentare, il Commercio e l'Agricoltura, Il fatto che il Giappone continui ad approvare esportazioni di carni bovine provenienti da Stati membri dell'Unione europea è un grande successo della diplomazia commerciale europea”.
Per aggiungere l'Italia all'elenco dei Paesi dai quali importare carni bovine è stato però necessario attendere prima l'Expo e poi un
costante lavoro diplomatico che ha visto impegnati il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina e la sua collega alla Salute Beatrice Lorenzin. Un lavoro che si è idealmente concluso all'ultimo G7, che si è recentemente svolto in Giappone.

Valori modesti
In questa fase complicata per la zootecnia, ha dichiarato il ministro Martina, l'apertura di nuovi mercati può dare un contributo a difendere il reddito degli allevatori. Considerazioni corrette, ma non c'è da farsi troppe illusioni.
Gia dal 2013 Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Danimarca e Svezia avevano ripreso le esportazioni di carni bovine verso il Giappone per un valore complessivo di 4,5 milioni nel 2015. Poca cosa specie tenendo conto che quasi tutti i Paesi citati hanno una produzione eccedentaria di carni bovine.

Non illudiamoci
Per l'Italia, che al contrario è deficitaria di carni bovine, i valori in ballo sono modesti. Basta dare un'occhiata ai dati Istat sulle nostre esportazioni per rendersene conto. Nel 2015 abbiamo esportato 126mila tonnellate di carni bovine fresche e congelate ed appena 10mila di queste sono giunte sui mercati extra Ue.
Quante ne andranno ora al Giappone? Forse solo briciole che non risolveranno certo la crisi del settore. Ma almeno è stata resa giustizia alle nostre carni, immeritatamente vietate sulle tavole dei giapponesi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: carne import/export mercati bovini veterinaria zootecnia

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