Sarà il drone il nuovo 'trattore' dell'azienda agricola?

Si moltiplicano gli utilizzi dei droni in agricoltura, dal monitoraggio delle colture fino all'applicazione di agrofarmaci. I velivoli senza pilota si candidano così a diventare inseparabili aiutanti degli agricoltori

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

drone-droni-tecnologia-agricoltura-precisione-by-alexander-kolomietz-fotolia-750.jpeg

I droni hanno le potenzialità per conquistare le aziende agricole
Fonte foto: © Alexander Kolomietz - Fotolia  

Il crollo del costo dei velivoli senza pilota e la facilità di pilotaggio che ormai caratterizza questi 'giocattoli dei cieli' hanno aperto la strada a nuove applicazioni in agricoltura. Su AgroNotizie abbiamo parlato più volte dei pro e dei contro di questi strumenti che, sebbene abbiano potenzialità enormi, hanno bisogno ancora di una fase di rodaggio prima di entrare nelle nostre aziende agricole.

Il settore che sta vedendo una crescita esponenziale di servizi offerti è quello legato al monitoraggio delle colture. Metacortex è una azienda di Trento che ad esempio utilizza gli Apr (Aeromobile a pilotaggio remoto) per stimare l'indice di accrescimento sfogliare dei meli. Un dato fondamentale per valutare il rischio di sviluppo della ticchiolatura e quindi suggerire all'agricoltore possibili interventi con prodotti antifungini.

"Quando nel 2015 ci siamo messi a lavorare su questa tematica ci siamo accorti che le curve che dovrebbero descrivere l'accrescimento fogliare erano molto imprecise", spiega ad AgroNotizie Rino Goller, fondatore di Metacortex. "Ci siamo trovati davanti a dei casi in cui lo sviluppo fogliare era dieci giorni avanti rispetto a quanto previsto e in altri casi in cui era dodici giorni in ritardo. Questo comportava il posizionamento dei trattamenti anticrittogamici in anticipo o in ritardo rispetto all'insorgenza della malattia".

Il drone dunque, in maniera semi autonoma, sorvola il meleto e attraverso una telecamera scatta delle fotografie alla parte aerea delle piante. Fotografie che vengono poi analizzate da algoritmi di intelligenza artificiale per stimare la superficie fogliare. Questa tecnologia, oggi applicata in campo in Trentino, è tornata utile anche nel contrasto alla batteriosi del kiwi.

"Utilizzando una termocamera e un sensore multispettrale è possibile individuare i primi segni di infezione quando ancora non sono percepibili ad occhio nudo, ma unicamente attraverso analisi di laboratorio. È quindi possibile intervenire preventivamente sulle piante per evitare l'effetto contagio", spiega Goller.
 

Novità normative in vista per i droni

Il valore aggiunto apportato dal drone è il fatto di poter monitorare vaste superfici in poco tempo e farlo in maniera quasi automatica. Il quasi è dovuto al fatto che oggi la normativa non prevede la possibilità che un velivolo si alzi dal suolo senza la sorveglianza di un pilota. È dunque necessario, almeno per essere in regola, che ci sia sempre un operatore a sorvegliare l'operazione.

Anche in questo caso però le cose potrebbero cambiare presto. Sul finire del 2018 Bruxelles ha dato il via libera ad una riforma del settore che dovrebbe armonizzare la legislazione in tutti i paesi dell'Unione. Enac, che per l'Italia è l'autorità di riferimento, ha annunciato proprio a febbraio che non aspetterà l'entrata in vigore della normativa europea per adeguarsi, ma che già a luglio emanerà un regolamento che dovrebbe permettere anche a soggetti non in possesso di una attestato di pilota, di poter far volare, anche per finalità lavorative, i droni. Possibilità che oggi è esclusa, visto che nessun agricoltore può utilizzare un Apr per lavoro se prima non ha conseguito un apposito brevetto.
 

Droni al posto degli atomizzatori

Una normativa restrittiva è la causa del mancato utilizzo dei droni per l'applicazione di agrofarmaci. In alcune zone, come quelle collinari, i velivoli senza pilota potrebbero essere proficuamente utilizzati per l'applicazione di agrofarmaci. Un esempio? Le colline di Valdobbiadene, dove oggi i viticoltori hanno molte difficoltà ad eseguire i trattamenti. Il drone, sorvolando la chioma delle viti a pochi centimetri di distanza, potrebbe irrorare le piante con facilità e, grazie alla pressione sull'aria esercitata dalle eliche, avere una maggiore efficacia di trattamento e una riduzione della deriva, con conseguenti effetti positivi sulla sostenibilità delle produzioni.

Tuttavia la normativa nazionale vieta di applicare prodotti fitosanitari attraverso l'uso di velivoli, a meno di deroghe. Al momento della stesura degli articoli di legge il legislatore si riferiva all'utilizzo di elicotteri e aerei, certo non ai droni. Tuttavia la norma impedisce oggi anche di fare test di efficacia, a meno di non chiedere specifiche autorizzazioni, come abbiamo spiegato in questo articolo.

Per evitare di restare indietro rispetto ad una normativa che inevitabilmente cambierà nei prossimi anni, alcune aziende produttrici di agrofarmaci stanno testando l'impiego di droni utilizzando miscele innocue, che tuttavia hanno le stesse caratteristiche fisiche dell'agrofarmaco.

D'altronde, come per lo sviluppo di barre per il diserbo di precisione, è necessario che le aziende dell'agrochimica sviluppino formulazioni in grado di assicurare la massima bagnatura fogliare e persistenza anche nel caso in cui vengano applicate attraverso un drone, uno strumento totalmente diverso rispetto ad un atomizzatore tradizionale.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 207.305 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner