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Droni e burocrazia, quattro cose da sapere prima di volare in campo

Assicurazioni, patentini, targhette di riconoscimento... ecco quali sono le cose che ogni agricoltore che vuole usare un drone deve sapere prima di iniziare a volare

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Per usare droni a scopo professionale serve un patentino
Fonte foto: © Alexander Kolomietz - Fotolia

I droni sono ormai diventati l'oggetto del desiderio di molti agricoltori. L'idea di avere un velivolo che scansiona le colture alla ricerca di problemi affascina i titolari di molte aziende agricole. E bastava farsi un giro ad Eima 2018 per capire quante sono le aziende che offrono velivoli per ogni tipologia di utilizzo.

Oltre a divertirsi a fare evoluzioni in aria, il drone può essere utile ad una azienda agricola per tre ragioni principali: sorveglianza visiva delle colture, raccolta dati per elaborazione di mappe di vigore, distribuzione di prodotti (solo in certi casi).

Costruttori grandi e piccoli stanno proponendo oggi agli agricoltori droni di diverso tipo e per ogni portafogli. Ci sono quelli di piccole dimensioni, dotati solo di camera Rgb, fino ai quadricotteri da diverse migliaia di euro che montano telecamere multispettrali professionali, passando per droni ad ala fissa che coniugano velocità ed accuratezza dei dati registrati.

Molti agricoltori quando valutano se acquistare o meno un Apr (Aeromobile a pilotaggio remoto) si concentrano solo sul prezzo di acquisto e sull'utilizzo che ne potrebbero fare in campo, ma tralasciano un aspetto importante: la normativa. Dopo un primo boom di diffusione in cui non esisteva un regolamento di riferimento, il legislatore è intervenuto per normare il settore, imponendo una serie di vincoli.


Sei cose da sapere prima di prendere il volo

Prima di far volare il proprio drone sopra i campi è bene verificare di avere le seguenti quattro cose.

Patentino. Come per le macchine o i mezzi agricoli, anche per pilotare un drone serve un patentino che deve essere rilasciato da una scuola di volo riconosciuta dall'Enac. "Esistono due tipologie di attestato, quello che abilita l'operatore ad operazioni non critiche e quello invece per le operazioni critiche", spiega ad AgroNotizie Cristina Piccinini, responsabile droni dell'Aviosuperficie club Astra di Mezzana Bigli (Pv).

Le operazioni non critiche, come recita il regolamento Enac all'articolo 9, comma 1, sono quelle che "non prevedono il sorvolo, anche in caso di avarie e malfunzionamenti, di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani, infrastrutture sensibili". Quindi se il drone passa sopra a case, infrastrutture come centrali elettriche, autostrade, zone militari e altri casi ancora questo patentino non è sufficiente. Idem se si vogliono utilizzare i droni durante eventi che richiamano 'assembramenti di persone', come le dimostrazioni in campo.

Per ottenere il patentino si deve essere maggiorenni e avere un certificato medico di Classe Lapl (Light aircraft pilot's licence). Si deve seguire un corso teorico di sedici ore con test finale e totalizzare almeno trenta missioni di volo, di norma di dieci minuti ognuna. Se il candidato supera entrambi gli esami riceve l'attestato. Altre regole valgono invece per il patentino per le operazioni critiche.

Dichiarazione. Una volta acquistato il drone e conseguito il patentino bisogna presentare una dichiarazione sul sito dell'Enac. Questa operazione è fatta per via telematica e costa 94 euro e non ha scadenza. Se l'operatore compra un secondo drone le dichiarazioni successive non sono soggette a ulteriori costi.

Targhetta. Come riporta il sito dell'Enac, "un Apr per uso professionale si identifica tramite una targhetta presente anche alla stazione di terra con i dati identificativi del sistema e dell'operatore; inoltre deve essere apposto sull'Apr anche il QR code ottenuto dalla registrazione sul sito D-Flight, il sito realizzato da Enav in collaborazione con Enac che permette la registrazione degli Apr nella banca dati italiana e l'assegnazione di un codice univoco di identificazione per ciascuno di essi".

Assicurazione. Se un drone cade al suolo può causare danni importanti. Per questo per chi vola per scopi professionali (non per hobby) è necessario avere una assicurazione. "Se fino a pochi anni fa era difficile trovare una compagnia che offrisse questa tipologia di polizza, oggi è piuttosto semplice reperirne una e i costi sono contenuti", spiega Piccinini.
 

Una normativa in continuo divenire

Insomma, il costo di acquisto del drone è solo uno degli elementi che l'agricoltore deve prendere in considerazione. Ci sono infatti una serie di adempimenti (che peraltro sono cambiati nel tempo) a cui prestare attenzione se non si vogliono vedere comminate multe.

Sono già infatti state staccate le prime sanzioni ed è prevedibile che le forze dell'ordine in futuro saranno sempre più attente ai droni, soprattutto adesso che non sono più strumenti nelle mani di pochi appassionati ma si stanno diffondendo. Sanzioni salate sono state elevate a fotografi che usavano droni ai matrimoni (scenario critico, visto l'assembramento di persone) o a turisti nei centri storici.

Bisogna poi ricordare che bisogna sempre pilotare a vista. In altre parole il drone deve sempre essere nel campo visivo del pilota che non può usare il pilotaggio in prima persona (Fpv) a meno che non si trovi in circuiti speciali. Infine è bene non dimenticarsi il giubbotto catarifrangente (come quello obbligatorio in auto) con la scritta 'Pilota di Apr'.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione burocrazia normativa europea droni

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