Xylella, il piano di rigenerazione olivicola non basta più

Era nell'aria da tempo, ma ora le organizzazioni agricole vengono allo scoperto: Coldiretti chiede più soldi e la rimodulazione del piano, Confagricoltura Puglia chiede anche un monitoraggio più incisivo e partecipato, per frenare l'avanzata dell'infezione

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Il Piano per la rigenerazione olivicola della Puglia va rimodulato, ma servono anche più soldi da chiedere in parte alla Ue
Fonte foto: © Peuceta - Fotolia

Il Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia per gli anni 2020 e 2021, realizzato dal decreto interministeriale del 6 marzo 2020, n 2484, frutto ormai maturo della legge 44/2019 che convertì il decreto Emergenze, mostra già i segni del tempo e non bastano più i 300 milioni di euro stanziati per risollevare le sorti del Sud della Puglia, colpito dalla Xylella fastidiosa, il batterio killer degli olivi. Servono altri soldi in prospettiva, ma urge subito una rimodulazione del piano. Non solo, è sempre più necessario far ripartire il contenimento dell'infezione con mezzi più incisivi, a cominciare da monitoraggi più efficaci.
 

Confagricoltura Puglia, monitoraggi partecipati e più soldi

Per Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Puglia è necessario cambiare rotta sulla gestione dell'emergenza. L'Arif, l'Agenzia regionale per l'irrigazione e la forestazione, incaricata del monitoraggio della Xylella, dovrebbe avere un approccio diverso, più partecipativo. Oggi non c'è la possibilità di fare, ad esempio, una segnalazione ad un numero di telefono, manca un'app per geolocalizzare la pianta sospetta individuata dall'agricoltore o del comune cittadino.

Per di più resta sul tappeto il problema di come ricostruire l'agricoltura nel Sud della Puglia: per Confagricoltura Puglia i 300 milioni del Piano di rigenerazione sono nulla rispetto al danno che, un anno fa, era quantificabile in un miliardo e 300 milioni, mentre nel frattempo la situazione è peggiorata. Senza contare che oggi è infettato anche il 50% del tarantino, oltre a Lecce, Brindisi e alcuni centri del barese.

Tanto è vero che sono pervenute all'assessorato all'Agricoltura della Regione Puglia tantissime domande di espianto degli ulivi secchi a causa della Xylella fastidiosa per 216 milioni di euro, ma ne è stato finanziato solo il 19% per l'esiguità delle risorse messe a disposizione.
 

Coldiretti, servono più soldi: avviare confronto con Ue

"E' necessario avviare un confronto con l'Unione europea affinché vengano destinati fondi per gli espianti, i reimpianti, la diversificazione, oltre che per la prevenzione, rimodulando al contempo il Piano per la rigenerazione olivicola" è la richiesta di Coldiretti Puglia.

"La dotazione finanziaria per gli espianti e i reimpianti di 40 milioni di euro è risultata assolutamente insufficiente, considerato che la Xylella ha colpito ormai il 40% del territorio regionale. Per questo è urgente riattivare il pressing sugli organi competenti comunitari per stanziare risorse congrue alla prevenzione e per espianti e reimpianti, anche di altre specie resistenti alla Xylella per la ricostruzione del patrimonio produttivo e paesaggistico", afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Serve anche la rimodulazione del Piano per la rigenerazione olivicola da 300 milioni di euro - aggiunge Coldiretti Puglia - perché va riaperto il bando per i frantoi, valutando quali strumenti non abbiano assorbito tutte le risorse a disposizione e per quali ragioni.

"La misura salva Frantoi va riattivata perché i 35 milioni di euro non sono stati completamente utilizzati a causa dei requisiti di accesso e vanno rimessi a disposizione delle strutture dismesse, vendute all'estero, con oltre cento frantoi che non riapriranno più i battenti a causa della grave crisi causata dalla Xylella nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto negli ultimi sei anni".

Nel Salento gli agricoltori sono senza reddito da sei anni, si contano milioni di olivi secchi, i frantoi sono stati svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia, sono andati persi 5mila posti di lavoro nella filiera dell'olio extravergine di oliva: "Un trend che rischia di diventare irreversibile - conclude Coldiretti Puglia - se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare, dopo anni di tempo perduto inutilmente, il disastro colposo nel Salento".

"La sburocratizzazione è un passaggio essenziale lungo il percorso di semplificazione delle procedure e dei tempi di presentazione delle domande, per l'erogazione e il controllo degli aiuti, passaggi ancora esclusi dal protocollo d'intesa con Agea - aggiunge Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce -. Una occasione che la Regione Puglia non può e non deve perdere per utilizzare i dati e le tecnologie già a disposizione di Agea, che garantirebbero la correttezza e il monitoraggio difficilmente realizzabili se non utilizzando i metodi avanzati di fotointerpretazione, che le nuove tecnologie di intelligenza artificiale permettono".

Incontrovertibile lo scenario della filiera olivicola a Lecce - denuncia Coldiretti Puglia - dove nella campagna olearia 2020 si è registrato il crollo dell'85% di olio rispetto alle medie storiche, perché la produzione di olive Cellina e Ogliarola è azzerata e risultano produttive solo le piante di Leccino e qualche impianto di Favolosa messo a dimora vent'anni fa.

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