2030: obiettivo Fame zero

Fame e sicurezza alimentare al centro del G7 dell'Agricoltura di Bergamo: gli interventi dei ministri

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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'La fame è una questione prima di tutto agricola', ha affermato il ministro Maurizio Martina
Fonte foto: © Thierry RYO - Fotolia

Nessuna voce fuori dal coro. I ministri dell'Agricoltura dei sette grandi paesi industrializzati non mostrano crepe nella facciata che li vede coesi nella comune battaglia contro la fame e per la sicurezza alimentare.
Se, come ha ricordato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, intervenendo al termine della due giorni di dialogo, "la fame è una questione prima di tutto agricola", si sono trovati tutti d'accordo sul traguardo "Fame zero" entro il 2030.
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"Sono contento che si sia scelto di utilizzare nella prima frase della Dichiarazione di Bergamo - ha detto Martina - il termine empowering, che racchiude tutta la nostra consapevolezza di dare forza, potere, energie alle esperienze agricole, lavorando verso una maggiore cooperazione".
Il documento è ovviamente congiunto e le visioni dei protagonisti sono totalmente allineate. Chi senza dilungarsi troppo, chi, invece, ha cercato di contestualizzare con qualche ragionamento in più, magari circostanziandolo alla contingenza.

Il primo a intervenire è il ministro canadese dell'Agricoltura e dell'agroalimentare del Canada, Lawrence Macaulay, che ringrazia "per i temi analizzati nel G7 dell'Agricoltura: la ricerca e l'innovazione saranno determinanti in futuro per la sicurezza alimentare e per tutelare il suolo e l'acqua". Discorso telegrafico per il rappresentante agricolo del governo che raccoglierà dall'Italia il testimone della presidenza del G7 nel 2018.

La parola passa poi al ministro dell'Agricoltura della Francia, Stephane Travert. La prima nota che tocca è quella dell'emergenza emigrazione. "L'agricoltura è al centro delle sfide alle quali dobbiamo dare delle risposte oggi, sfide che riguardano lo sviluppo dei territori rurali e il valore delle produzioni. Elementi che necessariamente devono essere in correlazione alle migrazioni. E la testimonianza dell'Unione africana ce lo ha particolarmente ricordato nel corso del G7 dell'Agricoltura".
La missione, per il ministro francese, è "fare in modo di dare autosussistenza agli agricoltori. Anche perché la mancanza di cibo è causa di flussi migratori".

Sul fronte dell'agro-ecologia, "la Francia nel 2011 ha lanciato una iniziativa per il sequestro di carbonio e ha già coinvolto 140 paesi e 120 membri. E anche con gli Stati generali dell'alimentazione abbiamo aperto due importanti cantieri per la sicurezza alimentare e per un'alimentazione sana, sostenibile e gestibile".
Arriva anche una rassicurazione sul fronte della Politica agricola comune, dopo che il discorso delle scorse settimane del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sembrava aver raffreddato molto le aspettative francesi sul futuro della Pac. "Vogliamo lavorare con la Commissione e gli Stati membri per la Pac - ha affermato -. L'agricoltura sarà migliore e creerà ricchezza e prosperità".

Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Sonny Perdue, parla di innovazione e tecnologia non fondata sui miti. Un messaggio che, decriptato dalle formule diplomatiche, sembra essere una lancia spezzata in favore delle tecnologie in grado di intervenire sui geni.
"Gli Stati Uniti condividono le attenzioni verso il problema del cibo, dell'alimentazione, dell'agricoltura. Questo campo rappresenta l'esigenza di uno sforzo meritevole - ha esordito -. Se dobbiamo avere qualche ambizione deve essere quella di arrivare all'obiettivo della fame zero all'interno del G7. Con la Commissione europea dobbiamo essere aperti e abbiamo bisogno di innovazione, creatività, tecnologia. Elementi che saranno necessari per alimentare due miliardi in più di persone entro il 2050. Allo stesso tempo abbiamo bisogno di relazioni oneste e una scienza basata sulla realtà e non sui miti. Perché, altrimenti, è facile scivolare su questioni non legate al cibo".

Il segretario di Stato per l'Ambiente e lo sviluppo rurale della Gran Bretagna, Thérèse Coffey, ha sottolineato che "una persona su tre soffre di denutrizione e dovremo fare i conti col fatto che la popolazione globale salirà a 10 miliardi entro il 2050. Questo ci impone di dover capire come garantire sufficiente cibo per tutti".
Una missione si rende appunto fondamentale, ed è quella di "rendere l'agricoltura più resiliente è fondamentale, a prescindere da dove si vive". Nelle parole del ministro dell'Agricoltura britannico, viene rimarcato l'impegno del Regno Unito a "liberare 50 milioni dalla fame entro il 2020". Ma c'è anche l'orgoglio di chi deve comunicare al mondo che la Brexit è stata una mossa vantaggiosa per gli agricoltori. "Abbiamo raddoppiato gli aiuti all'agricoltura per 500 milioni di dollari e siamo coinvolti per difendere gli investimenti per piccoli proprietari terrieri". Unica donna del G7, Coffey lo ha voluto sottolineare a suo modo: "Continueremo a sostenere il ruolo delle donne in agricoltura".

Ricerca, innovazione e cooperazione sono i capisaldi che ha desiderato evidenziare il ministro dell'Agricoltura tedesco, Christian Schmidt. "Sono grato che la dichiarazione del G7 abbia specificato che serve un approccio basato sulla rete, per gestire le crisi e le conseguenze che hanno un impatto negativo sulla nutrizione. Se vogliamo progredire dobbiamo partire dalle cause delle crisi, in quanto fame, siccità e carenza di acqua sono le cause di molti problemi".
La Germania ha garantito un impegno specifico. "Come G7 e come Germania siamo più che disposti a investire, a sostenere e a mettere in campo tutte le forze, anche quelle private, per creare le possibilità di uno sviluppo di mercato in quei paesi che sono particolarmente colpiti da tali eventi calamitosi, come ad esempio l'Africa".
Nel computo dei punti chiave del G7 dell’Agricoltura, Schmidt ha menzionato anche la "resistenza antibiotica e la tutela delle acque come elementi fondamentali e come temi che rientrano nei temi del G20 e della Cop di Bonn", sottolineando in questo caso due aspetti che vedono molto attenta l'opinione pubblica tedesca.

Ha riannodato i fili con il precedente G7 agricolo, che si è tenuto nell'aprile del 2016 in Giappone, il viceministro degli Affari internazionali, Hiromichi Matsushima. "Il dibattito che si è avviato lo scorso anno a Niigata ha avuto un esito soddisfacente - ha detto -. Si è parlato di resistenza agli antimicrobici e di diffusione malattie, che sono stati affrontati anche nel G7 di Tokio e di Roma e che vedranno ulteriori sviluppi l'anno prossimo in Canada. Il ministro Martina ha detto che dobbiamo essere innovativi e, quando lo ha detto, mi sono emozionato. Tutti noi dobbiamo tenere a mente queste parole per rendere sostenibile l'agricoltura mondiale".

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