Si terrà il prossimo lunedì 21 marzo a Cesena la presentazione del nuovo libro del giornalista economico Roberto Faben, Ortofrutta italiana. La sfida (edizioni Lumi) alla presenza del sottosegretario del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna; appuntamento nell’Aula Magna dell’Istituto tecnico agrario G. Garibaldi, alle 15.00. Il volume prende in esame 10 case history di realtà imprenditoriali attive in Italia, di cui 8 operanti nel settore della produzione e commercializzazione di frutta ed ortaggi (tra i quali quelli lavorati, come la quarta gamma, e trasformati, come i surgelati) e due nei servizi collegati, ossia la produzione di tecnologie per la selezione di frutti e vegetali e di packaging di ultima generazione per l’ortofrutta.
 
Le centrali ortofrutticole trattate sono Melinda (mele, Trentino), Rivoira (mele, pesche, kiwi e prugne, Piemonte), Secondulfo (uva da tavola, fragole, pesche e nettarine, albicocche, Campania), Oranfrizer (arance, Sicilia), Colle d’Oro (pomodorini di Pachino e carote novelle di Ispica, Sicilia), Orogel (ortaggi surgelati, Emilia Romagna), La Linea Verde (insalate di quarta gamma, Lombardia), Santa Margherita (pomodorini di Sardegna e carciofi, Sardegna). Le due aziende di servizi e tecnologie per l’ortofrutta sono Unitec (tecnologie per la selezione di frutta ed ortaggi con qualità coerente, Emilia Romagna) e Ilip (packaging per l’ortofrutta di ultima generazione, Emilia Romagna).
 
Oltre a raccontare le storie, i prodotti, l’evoluzione, l’approccio al mercato, gli investimenti e le strategie delle realtà raccontate, l’autore ha intervistato gli amministratori, chiedendo di mettere a fuoco quali sono i nodi critici e le potenzialità del comparto ortofrutticolo italiano, che raggruppa 500mila aziende, con un valore della produzione di 12,8 miliardi, il 24 per cento del totale dell’agricoltura italiana. Nonostante la leadership europea (20% della produzione orticola e frutticola europea, davanti alla Spagna) e le eccellenze produttive, la crescita importante delle esportazioni negli ultimi anni (quelle di frutta, dal 2007 al 2014, sono salite del 51 per cento), l’Italia soffre della concorrenza di altri Paesi produttori (in primis la Spagna, ma anche la Polonia) ed è colpita da alcune problematiche che ne penalizzano lo slancio, come gli eccessivi costi dell’energia, e in generale dei costi di produzione, la frammentazione delle aziende agricole (le dimensioni medie sono di circa 2 ettari), la loro resistenza all’aggregazione in centrali produttive più grandi e con maggiori potenzialità dal punto di vista commerciale come le Op, l’inadeguatezza del sistema dei trasporti e della logistica, la farraginosità delle pratiche doganali richieste, la complicata legislazione (ad esempio in materia di uso di agro-farmaci), l’eccessiva burocrazia.
 
Oltretutto, i consumi di ortofrutta, in Italia, hanno registrato un sensibile calo: dal 2007 al 2013 le vendite di frutta sono scese del 15 per cento e quelle di ortaggi e vegetali del 13 per cento. L’ortofrutta sta diventando un lusso, dunque? Così non dovrebbe essere. Nel 2014 il consumo medio pro-capite di frutta e ortaggi si è attestato sui 360 grammi al giorno, al di sotto della quantità minima consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Cosa fare dunque per rilanciare i consumi di ortofrutta e ridare slancio e competitività al comparto italiano, il quale può vantare anche ben 100 fra Dop (Denominazioni di origine protette) e Igp (Indicazioni geografiche protette)?   
 
Nel libro si consigliano 8 correttivi: 1) evitare l’isolamento e l’azione solitaria delle aziende ortofrutticole, la loro resistenza a proporsi sul mercato aggregandosi con realtà più grandi, senza con questo voler svilire le possibilità di dinamismo privato; 2) l’associazione di realtà piccole e grandi, uniformi dal punto di vista qualitativo, a brand comuni, il che potrebbe dare maggiore visibilità e più ampie possibilità sui mercati; 3) investire nell’innovazione varietale e nel rinnovo dei frutteti, spesso obsoleti e anche, purtroppo, colpiti da patologie (come nel caso degli agrumi e dei kiwi); 4) snellire la burocrazia, migliorare la logistica infrastrutturale e i trasporti; 5) differenziare l’offerta di frutta e verdura nella distribuzione finale, ad esempio dal punto di vista della maturazione (differenti gradi di maturazione), delle modalità espositive, delle descrizioni sulla provenienza e sulle caratteristiche del prodotto: ciò per non deludere il consumatore, ma per fidelizzarlo e conquistarlo; 6) ricercare perfezionamenti in ogni anello della filiera: dalla fase agricola a quella della lavorazione, dal sistema dei trasporti alla distribuzione finale ciascun anello ha spazi di miglioramento; 7) aumentare il senso di appartenenza nell’intera filiera attraverso progetti condivisi; 8) rilanciare le Dop e le Igp.    
 
Oltre al sottosegretario alle Politiche agricole, alla presentazione parteciperanno i rappresentanti delle aziende raccontate nel libro Angelo Benedetti (presidente di Unitec), Nello Alba (amministratore unico di Oranfrizer), Salvatore Secondulfo (presidente Op Secondulfo), Bruno Piraccini (presidente di Orogel), Leopoldo Marrapese (direttore generale di Santa Margherita), Michele Odorizzi (presidente di Melinda), Maurizio Pisani (direttore marketing di Colle d’Oro), Riccardo Pianesani (legale rappresentante di Ilip).
Le opinioni e i commenti saranno di Claudio Mazzini (responsabile ortofrutta di Coop Italia), Mauro Tonello (vice-presidente nazionale di Coldiretti e presidente Coldiretti Emilia Romagna), Cristian Maretti (Agrinsieme), Luciano Trentini (vice-presidente di Arefhl) e Franco Foschi (dirigente del servizio Produzioni vegetali della Regione Emilia Romagna).
 
Per informazioni sul volume scrivere a roberto.faben@tin.it

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