Meno carne di bovini e di suini, riduzione delle importazioni e calo dei consumi. Risultato: prezzi precipitati verso il basso.
Questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata da Istat (Istituto nazionale di statistica) sull’impatto dell’emergenza sanitaria sul settore carni rosse nei primi sei mesi dell’anno.

Entrando nel dettaglio dell’analisi condotta sugli allevamenti, si scoprono le profonde modifiche nell’organizzazione e nel lavoro delle aziende zootecniche.
Il confinamento (lockdown per dirla con un diffuso termine inglese) e la chiusura del canale della ristorazione collettiva hanno causato un calo dei consumi di carne, accentuato dalla diffusione di fandonie sulle responsabilità degli allevamenti nella diffusione della pandemia.


Le conseguenze

Notizie false che hanno contribuito alla riduzione delle attività di macellazione, che nel caso dei suini ha portato a una flessione del 20,2% rispetto ai primi sei mesi del 2019, solo in parte recuperata nei mesi successivi.
Situazione analoga per i bovini (meno 17,8%), per i quali tuttavia il recupero è più accentuato.

Pesanti per tutti gli allevamenti le conseguenze. La ridotta attività dei macelli ha comportato la permanenza in allevamento dei capi giunti a fine ciclo, con due effetti sovrapposti, entrambi negativi.
Da un lato il calo del prezzo per la maggiore disponibilità di prodotto, dall’altro l’aumento dei costi per il prolungarsi della presenza degli animali e la contemporanea difficoltà di gestione di un numero di capi superiore rispetto alla normalità.
 
Le principali conseguenze del confinamento sull’allevamento di bovini e suini
(Fonte: ©Istat - Indagine sulla consistenza del bestiame)


Caduta dei prezzi

Il report di Istat sulle carni rosse prende poi in esame i movimenti di import/export, che si sono mossi in coerenza con questa pesantezza del mercato.
Mentre le esportazioni hanno segnato un lieve aumento, comunque utile a ridurre la pressione dell’offerta, le importazioni dei suini sono calate del 21,6% e anche per i bovini si è avuta una riduzione, seppure più contenuta (meno 1,2%).

L'alleggerimento dei flussi commerciali con l'estero non ha però risolto la pesantezza del mercato interno delle carni rosse, che per gli allevamenti si è tradotto nella caduta dei prezzi all’origine, particolarmente accentuata nel caso dei suini.
Nel periodo fra marzo e giugno, secondo le indagini di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), l’indice dei prezzi alla produzione degli allevamenti è sceso da 112,76 a 100,18, con una flessione dell’11,1%.
 

Futuro incerto

Le difficoltà di mercato e la riduzione dei prezzi, come evidenzia il report di Istat, hanno inciso maggiormente sulle aziende zootecniche del Nord rispetto al Centro-Sud.
Come pure è diversa l’incidenza delle difficoltà di mercato, con maggiori ripercussioni sugli allevamenti più grandi.
Intuibile come a dimensioni aziendali maggiori possa corrispondere una più rigida organizzazione del lavoro e una maggiore necessità di liquidità finanziaria, che il calo dei prezzi ha compromesso.
E’ proprio il calo dei prezzi, insieme alla flessione dei consumi, al primo posto fra le preoccupazioni che gli allevatori vedono per il futuro delle loro aziende, come evidenzia in conclusione il rapporto di Istat.