La Sardegna apripista nazionale del fotovoltaico in serra

La Regione vara un piano strategico per 500 Mw in tre anni ed energia pulita per metà delle famiglie dell'isola

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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La Sardegna batte tutti sul tempo e centra l’obiettivo delle agro-energie con un piano strategico sul fotovoltaico in serra. Con un decreto firmato pochi giorni fa e presentato dall'assessore regionale all'Agricoltura, Andrea Prato, la Regione Sardegna avrà, prima in Italia, una regolamentazione specifica con l’obiettivo di realizzare decine di mini impianti non invasivi per favorire lo sviluppo di serre fotovoltaiche adibite a coltivazione orticola o florovivaistica. 

Cinquecento i megawatt complessivi previsti, pari a circa 700 ettari di serre, che equivalgono a due ettari di mini kibbutz agro-energetici per ogni comune dell’isola e a migliaia di nuovi posti di lavoro. Per l’assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Prato: “Si tratta di una rivoluzione per il futuro dell’agricoltura sarda, ma anche per l’ambiente e l’occupazione. Ora tocca al turismo: l’agricoltura multifunzionale dovrà andare sempre più a braccetto anche con il settore dell’ospitalità”.

Nel giro di tre anni, prevede la Regione, il progetto sarà a regime e presenterà numeri ambiziosi, che porteranno, oltre a un impatto energetico e ambientale pari a zero, alla stabilizzazione dei prezzi al consumo e a una maggior produzione a costi più bassi, con un effetto traino sull’occupazione (circa sei mila nuovi posti di lavoro). Inoltre, la Regione Sardegna sfrutterà al meglio il cosiddetto “decreto salva-Alcoa”, che, rispetto alle altre regioni italiane escluse dal provvedimento, consente di mantenere il medesimo incentivo sul “conto energia”

L’operazione del fotovoltaico in serra, che tradotta in megawatt varrà quasi la metà dell’attuale capacità energetica del fotovoltaico in Italia, non ha precedenti sulla Penisola e si rivela un’operazione strategica anche sul fronte energetico per i consumi dei sardi. Lo sviluppo di 500 Mw in agricoltura equivale infatti a 750 milioni di kilowattora, oltre il triplo rispetto all’attuale impiego energetico del comparto. 

E se 1 Mw soddisfa il consumo di 400 famiglie, significa che 500 Mw soddisferebbero i consumi di 200 mila famiglie, ovvero la metà degli abitanti dell’isola, raggiungendo gli stessi risultati fatti segnare dalle regioni del nord con la costruzione delle dighe per lo sfruttamento delle centrali idroelettriche. Ma con un impatto ambientale sicuramente inferiore e con la fondamentale aggiunta della produzione agricola. Sul versante strettamente ambientale, poi, la produzione di 500 Mw di energia pulita equivalgono a 181 tonnellate di petrolio (Tep) e ad una mancata emissione di Co2 pari a 543 tonnellate.

Per l’assessore Andrea Prato: “Restando in un ambito prettamente agricolo, la decisione della giunta regionale valorizza al massimo il concetto della multifunzionalità dell’impresa agricola; ma se si sposta l’asticella del giudizio in altri ambiti, la linea di indirizzo si rivela comunque vincente, perché coniuga le esigenze di competitività dell’attività in serra - ambito in cui vi è una forte concorrenza a livello internazionale, a partire dall’Olanda (non a caso prima esportatrice europea di pomodori) e dalla Spagna - con quelle di risparmio energetico e di rilancio dell’occupazione, a partire dai giovani imprenditori, spesso poco propensi a rimanere nel comparto primario per mancanza di redditività e prospettive”.


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