Olio, strategie per rilanciare il comparto

Panel test, contratto pluriennale di filiera e nuova classificazione per l'olio extravergine di oliva. Il workshop ha voluto fare il punto a seguito del calo record della produzione registrato nella campagna 2018-2019

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Un momento dell'incontro dello scorso 31 gennaio organizzato da Unaprol
Fonte foto: Alessandro Vespa - AgroNotizie

Dopo un'annata terribile e sotto la pressione dei competitor internazionali, quali strategie adottare per rilanciare l'olio extravergine italiano

Se ne è discusso a Roma, presso la Sala Auditorium dell'Ara Pacis, nel corso di un workshop organizzato dall'Unaprol e al quale hanno partecipato: Ettore Prandini, presidente Coldiretti; Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati; Abdellatif Ghedira, direttore esecutivo Coi (Consiglio oleicolo internazionale); David Granieri, presidente Unaprol e Coldiretti Lazio; Giorgio Santambrogio, presidente Adm (Associazione distribuzione moderna); Francesco Tabano, presidente Federolio; Antonio Tanza, presidente Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari) e Gianpaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato.

La filiera oleicola nazionale coinvolge oltre 400mila aziende agricole specializzate e 5mila frantoi, con un patrimonio di 250 milioni di piante allocate su 1,1 milioni di ettari che garantiscono un fatturato di consumo stimato in 3,2 miliardi di euro.
La campagna olivicola 2018-2019 ha fatto registrare un calo record della produzione del 57% concentrato nel Sud Italia, con il picco in Puglia, regione chiave per il settore, che ha chiuso con un drammatico -65% anche a causa dell'emergenza Xylella. A mettere in ginocchio il comparto sono state soprattutto le gelate dello scorso inverno che hanno compromesso 25 milioni di ulivi in zone particolarmente vocate, aggravate dal susseguirsi di eventi atmosferici estremi, proprio nel periodo della raccolta tra ottobre e novembre.

Secondo i dati di gennaio di Ismea, nel 2018 la produzione in Italia ha raggiunto le 185mila tonnellate, il peggior risultato degli ultimi venticinque anni. In diminuzione anche la quota di mercato con l'Italia che ha fatto registrare negli ultimi due mesi un preoccupante -4%; per la prima volta, la produzione spagnola stimata quest'anno è superiore di oltre otto volte rispetto a quella italiana, che potrebbe essere addirittura sorpassata dalla Grecia e dal Marocco.

Il crollo dei raccolti comporterà un notevole aumento delle importazioni, destinate a superare abbondantemente il mezzo miliardo di chili, con il risultato che più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero.
Non solo calo record di produzione, cambiamenti climatici e contraffazioni, anche altri fattori stanno incidendo pesantemente sullo stato di salute delle aziende olivicole italiane, molte delle quali a rischio chiusura senza lo stanziamento di specifici fondi per il settore da parte del Governo, non previsti nella legge di Stabilità 2019. Tra le criticità più rilevanti c'è la Xylella fastidiosa che ha provocato danni in Puglia per 1,2 miliardi di euro.

"Di fronte al crescente rischio frodi a livello nazionale occorre stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare, aumentare i controlli fatti alla trasformazione e all'importazione superando il segreto di stato sulla destinazione delle importazioni e lavorando per una maggiore trasparenza dell'indicazione dell'origine in etichetta" - ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare "l'importante apertura del tavolo al ministero della Giustizia per combattere i reati agroalimentari che colpiscono pesantemente la produzione nazionale che va difesa anche valorizzando il panel test".

Il panel test, uno degli elementi focali identificati come fondamentali nel corso dell'incontro, è da alcuni mesi oggetto di discussione a livello internazionale. Attualmente viene utilizzato per la classificazione degli oli sulla base di una rigida procedura scientifica che, attraverso il lavoro di assaggiatori esperti, permette di valutare i parametri organolettici. A livello comunitario questo strumento sta subendo degli attacchi da parte di alcuni paesi che mettono in dubbio la scientificità del metodo e chiedono l'eliminazione delle sanzioni per chi non rispetta i parametri stabiliti dalla "prova regina", quella organolettica.
L'Italia, che ha il primato per numero di cultivar (533) e per oli extravergine di oliva Dop (42) e Igp (4), si è sempre schierata in difesa del panel test come pilastro per tutelare la qualità del settore olivicolo, garantire la trasparenza e difendere produttori e consumatori dalle frodi e dalle contraffazioni. La scientificità di questo strumento, fondato su procedure e calcoli matematici ripetibili e non condizionabili, è stata comprovata e si basa su un rigido regolamento stilato dall'Ue e dal Coi. 

Altro elemento ritenuto di primaria importanza è il contratto pluriennale di filiera sottoscritto da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Fai Spa (Filiera agricola italiana) per un quantitativo di 10 milioni di chili e un valore di oltre 50 milioni di euro, con l'obiettivo di assicurare la sicurezza e le diffusione dell'olio italiano al 100% e stabilizzare le condizioni economiche della vendita.
Il contratto prevede una soglia minima di prezzo 4,1 al kg sufficiente a coprire i costi per la produzione e la tracciabilità di filiera con maggiorazioni sulla base di parametri qualitativi (sostenibilità dell'olio e assenza di residui di fitofarmaci) che variano da 0,30 a 0,60 euro.

Se i primi due elementi sono stati sostanzialmente sostenuti e condivisi, la soluzione più 'gettonata' è stata comunque un'altra: una nuova classificazione per l'olio extravergine di oliva.
Attualmente la classificazione differenzia gli oli di tipologia "vergini", cioè ottenuti per esclusiva spremitura, da quelli "non vergini”, cioè rettificati con procedimento chimico, e il regolamento Ue permette l'attribuzione di un diverso valore economico alle categorie merceologiche: olio extravergine di oliva, olio vergine di oliva, olio lampante di oliva, olio di oliva raffinato, olio di oliva, olio di sansa.

Unaprol propone di rimodulare la classificazione per l'olio extravergine di oliva con un abbassamento del limite di acidità (espressa in acido oleico) dallo 0,8% allo 0,5%. "La proposta che lanciamo oggi è quella di una nuova classificazione dell'olio extravergine che sia più aderente rispetto alla domanda che arriva dal mercato" spiega David Granieri, presidente Unaprol. "E' sempre più raro, infatti, che si chieda olio extravergine di oliva con un livello di acidità superiore allo 0,5%. Restringere la forchetta significa sia aumentare qualità e trasparenza sia poter contrastare in maniera più efficace frodi e imbrogli che si concentrano nella zona di confine. Il panel test funziona bene, è la classificazione che è sbagliata".

"La richiesta di una nuova classificazione degli oli di oliva può essere presa in esame nell'ambito delle procedure previste dall'accordo internazionale dell'olio di oliva e delle olive da tavola" ha commentato Abdellatif Ghedira, direttore esecutivo del Coi. "Gli standard del Coi sono uno strumento in continua evoluzione proprio per rispondere alle esigenze del mercato, di trasparenza e di rispetto dei consumatori. È necessario però che una proposta venga presentata ufficialmente".

Il workshop si collega, anche cronologicamente, al recente incontro di una delegazione composta da Coldiretti e Unaprol con il ministro dell'Agricoltura Centinaio per chiedere lo stanziamento di fondi per l'olivicoltura.

Nell'occasione è stato presentato un "Piano Salva-olio" articolato in un vero e proprio decalogo: 
  • Avviare un nuovo piano olivicolo nazionale (Piano 2.0) per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati per modernizzare gli impianti, puntando sulle cultivar nazionali e favorendo la sottoscrizione di contratti di filiera.
  • Garantire adeguate risorse al fondo di solidarietà nazionale per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del paese.
  • Sostenere l'olivicoltura salentina compromessa dalla Xylella con azioni concrete a partire dall'immediata attuazione del decreto sullo stato di emergenza per consentire i reimpianti, gli innesti e la programmazione delle attività dei frantoi e degli olivicoltori.
  • Dare maggiore trasparenza all'attribuzione dei finanziamenti dell'attuale Ocm e difendere l'extravergine italiano nell'ambito dei negoziati internazionali.
  • Approvare le proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall'apposita Commissione presieduta da Giancarlo Caselli.
  • Pretendere l'obbligo della registrazione telematica degli oli commercializzati in tutti gli Stati membri, così come istituito in Italia attraverso il Sian.
  • Difendere il panel test.
  • Promuovere una maggiore trasparenza dell'indicazione obbligatoria dell'origine in etichetta per l'olio extravergine di oliva e per le olive da tavola relativamente al paese di coltivazione delle olive.
  • Promuovere la conoscenza e la cultura dell'olio evo di qualità tra i consumatori per aiutarli a scegliere con consapevolezza.
  • Eliminare il segreto di stato sui flussi di importazione.

Non particolarmente incisive sui temi specifici le risposte dei rappresentanti del mondo politico, con Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera che ha insistito sui temi del "fare sistema", dell'educazione al consumo e della sostenibilità, mentre Gianpaolo Vallardi, presidente della Commissione permanente dell'Agricoltura del Senato si è concentrato sull'importanza della qualità per tutelare la salute e sull'esigenza di aumentare i quantitativi di prodotto nazionale nella prospettiva di raggiungere l'autosufficienza.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: olio olivicoltura filiera Xylella fastidiosa

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