Cia, tra riconferme e prospettive future

In occasione dell'assemblea della Confederazione è stato anche rieletto Dino Scanavino come presidente

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Roma, 21 febbraio 2018: un momento della VII assemblea della Cia
Fonte foto: Alessandro Vespa - AgroNotizie

A Roma la VII assemblea della Cia (Confederazione italiana agricoltori) si è conclusa con la conferma di Dino Scanavino per un nuovo mandato quadriennale alla presidenza della struttura nazionale.
La scelta indica una evidente ricerca di continuità da parte degli associati e, nel contempo, una conferma del valore del programma di iniziative avviato quattro anni or sono e, in massima parte, ancora in corso.
 

2014-2018: il bilancio

E' stato lo stesso Scanavino a tracciare un bilancio del suo primo mandato, ripercorrendone le tappe a partire dall'agenda politica della sua presidenza che, orientando gli obiettivi sui tre asset Impresa/Territorio/Mercato, ha dato vita nel 2014 a "Il Territorio come Destino", contributo della confederazione alla Carta di Milano di Expo, in cui si è tentato di rovesciare il tradizionale rapporto tra città e campagna rilanciando il ruolo dei valori e delle identità dell'agricoltura oltre ai prodotti alimentari e ai servizi.

Citando lo slogan dell'assemblea del 2016: "Agricoltura è tempo di cambiare", Scanavino ha sottolineato come si sia messa mano alla semplificazione della rappresentanza e degli assetti istituzionali, ragionando in ottica di filiera e territorio, attraverso un percorso per una nuova logica di mercato, centrale poi nella Conferenza economica 2017 "Agricoltura crea valore: Europa/territorio/mercato", nella quale la Cia si è impegnata nel sollecitare politiche sui migranti e contrastare i dazi, oltre che i conflitti. Non è mancata l'attenzione al territorio, definito 'motore della filiera alimentare italiana', per il quale è stata richiesta maggiore attenzione per le aree interne e le zone terremotate, anche in sede di revisione delle politiche Ue.
 

Scenari attuali...

Il punto sullo scenario attuale è stato riassunto in un video messaggio di Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), che ha evidenziato le grandi sfide di fronte alle quali si sta trovando l'Italia.
"L'Italia non può affrontarle da sola" ha detto Magri. "La partita che può svolgere il nostro paese è solo in Europa. Non ho fiducia che quest'ultima possa risolvere i conflitti; credo bensì in un'Europa che riesca a prendere posizione chiara a sostegno del libero commercio internazionale, che non lasci questo ruolo alla Cina. Credo in una Europa in grado di fare nuovi accordi commerciali con Canada, Giappone e America Latina, con regole chiare a tutela di settori strategici del nostro paese".

"Negli ultimi cinque anni - ha replicato Scanavino a Magri - mentre le imprese italiane sono diminuite del 2,7%, quelle straniere hanno registrato un +25,8%. In agricoltura il valore aggiunto agricolo realizzato dagli immigrati ha superato i 5,5 miliardi di euro, pari al 16,7% del Pil agricolo. Occorre passare velocemente dalle politiche per l'immigrazione a quelle della integrazione. Noi abbiamo venduto nel mondo qualità", ha incalzato il presidente nazionale della Cia, d'accordo con Magri sull'esplorare nuovi mercati.

Sulla questione 'sostenibilità', Scanavino ha ricordato che dal 2003 al 2015, l'agricoltura italiana ha ridotto l'utilizzo di agrofarmaci del 27%, di erbicidi del 31% e di fungicidi del 28%; tra il 1990 e il 2010, l'agricoltura ha ridotto le emissioni di CO2 del 25%, mentre quelle dei trasporti e dei processi industriali sono aumentate rispettivamente del 17 e del 5%. Allo stato attuale l'agricoltura pesa sul totale di emissioni di CO2 per il 6%, contro il 63% di trasporti, processi industriali e manifatturiero.
Alla riduzione di emissioni si deve aggiungere la crescita del 690% di energie verdi e del 56% di superfici biologiche. Notevoli riduzioni si sono avute anche nel risparmi di acqua grazie al miglioramento delle tecniche di irrigazione.

Se migliora la sostenibilità ambientale, però, le imprese agricole italiane faticano ancora sul fronte della sostenibilità economica. Una situazione dovuta alle poche risorse destinate a ricerca e sviluppo, alla burocrazia e agli alti costi di produzione. Inoltre, secondo la Cia,  mancano strumenti strutturali ormai indispensabili, come quelli relativi alla gestione del rischio in agricoltura. Rimangono senza soluzione anche le questioni legate al governo della fauna selvatica e al funzionamento di Agea, dove continuano disservizi e anomalie. L'unica nota positiva arriva dall'incremento annuo del reddito agricolo che nel 2017 cresce, seppur di un modesto 2%, dopo tanti anni caratterizzati dal segno meno.
 

… e scenari futuri

Gli scenari previsti nel futuro a breve e medio termine dell'agricoltura sono dominati dall'innovazione, declinata prevalentemente come innovazione biotecnologica, offerta dalla ricerca nel settore della cisgenetica e del genome editing, e della digitalizzazione.
"Occorre continuare a migliorare nelle varietà". Ha detto Michele Morgante, professore di Genetica dell'Università di Udine e direttore scientifico Genomica applicata, che ha poi aggiunto: "Le tecnologie di miglioramento genetico offrono oggi delle opportunità importanti e adatte alle nuove sfide, in primo luogo climatiche. Bisogna investire in conoscenza, nel miglioramento genetico e nel metodo per consentire il trasferimento dai laboratori al campo. Ciò detto - ha concluso - l'Europa deve fare la sua parte e rendere la normativa non appannaggio dei soli grandi gruppi".

A Filippo Renga, direttore Osservatorio Smart AgriFood (PoliMi e UniBS), il compito di dipanare il tema dell'agricoltura 4.0. "Prevediamo grandi crescite, tenuto conto degli investimenti con un mercato che raggiunge i 100 milioni di euro. Ciò richiederà nuove competenze e consentirà di valorizzare l'agricoltura italiana, puntando sulla sua distintività".

Coerentemente con lo slogan "Innovare per uno futuro sostenibile" la Cia si prepara a chiedere fermamente alla politica di essere stringente su temi diversi, a partire dal finanziamento di una innovazione tecnica, organizzativa e di processo, di mercato e di prodotto, che guardi anche al sociale e che contribuisca alla revisione della Pac e della rappresentanza. Continuerà l'annosa battaglia per ottenere una semplificazione amministrativa, che limiti la burocrazia e minimizzi le crescenti difficoltà che le aziende incontrano nei sistemi dei pagamenti, fiscale, assicurativo e del lavoro.

"E' necessario che chi governa l'agricoltura italiana trascorra più tempo a Bruxelles che a Roma, perché gran parte delle decisioni si prendono in ambito comunitario", ha detto Scanavino a proposito dell'Ue dove, ha sottolineato, due sono i capitoli aperti: i negoziati di libero scambio e la Pac post 2020.
"La Cia è favorevole agli accordi commerciali per aumentare l'accesso ai mercati con la riduzione delle barriere doganali" ha detto il rieletto presidente. "E' chiaro, però, che le trattative bilaterali devono sempre garantire il principio di reciprocità, la tutela dei prodotti sensibili e la clausola di salvaguardia". Quanto alla nuova Pac, "il primo grande obiettivo è quello di mantenere il budget complessivo dedicato al settore agricolo, nonostante i timori per la Brexit" ha concluso Scanavino. "Bisogna, poi, riformare il sistema dei pagamenti diretti accrescendo il sostegno all'innovazione, al mercato, all'organizzazione di filiera; migliorare le politiche di gestione del rischio e di stabilizzazione del reddito e rendere i Piani di sviluppo rurale più flessibili. Un'elasticità che serve anche su greening e inverdimento".
 
Il programma della Cia, dunque, è quello di pungolare una politica nazionale che, secondo la Confederazione, "resta ancora poco attenta al settore, salvo attestarsi, di volta in volta, i meriti e i successi del made in Italy agroalimentare nel mondo, che nascono piuttosto dai sacrifici e dalle intuizioni degli imprenditori agricoli".

Come prevedibile in vista delle prossime elezioni, le risposte della politica presente sono state più simili a un commiato da parte dei ministri uscenti Martina e Poletti che un impegno istituzionale alla collaborazione fattiva. "Rivendico il lavoro che ho fatto, - ha dichiarato il decano del Mipaafcosì come il lavoro svolto da tutti per migliorare l'intero settore. Si è costruita una legislatura di svolta, realizzando un grande lavoro assieme alle regioni, con territori e scelte nazionali uniti nelle intenzioni e nelle decisioni. Sono però ancor di più le cose da fare, si tratta quindi di un lavoro da proseguire e salvaguardare, continuando a porre al centro l'agricoltura italiana".

"Ci troviamo in una fase cruciale dell'esperienza agricola europea, - ha aggiunto Martina - c'è una discussione non facile in Europa con alcuni nodi da affrontare, come ad esempio il peso che darà all'agricoltura il nuovo bilancio europeo. Si tratta di una grande questione politica, stiamo discutendo sul modello di sviluppo del continente. L'Italia può essere il paese guida nel disegnare un nuovo modello agricolo. Fondamentale è ricordare sempre che non ci può essere futuro senza sostenibilità e senza un'idea di mercato aperto e con regole chiare in cui continuare a esportare distintività e a combattere l'omologazione".

"Oggi ci troviamo a parlare in termini diversi di agricoltura rispetto al passato, non si tratta più solo di allevamento e coltivazione. E' qualcosa di infinitamente più grande, è l'ambiente in cui viviamo, il turismo, l'enogastronomia, il panorama. Attività agricola e qualità della vita, sono strettamente legate" ha esordito il ministro Poletti.

"Lo Stato deve dare un giusto e meritato riconoscimento agli agricoltori, che non siano soltanto parole, ma che consista in un reddito e in delle politiche che diano valore al settore. Il nostro paese ha tante fragilità, pensiamo a quelli derivanti dai cambiamenti climatici, ma come collettività dobbiamo riconoscere l'impegno degli agricoltori che salvaguardano e preservano il territorio" ha proseguito.
"Si deve riconoscere valore al produttore, dandogli dignità di reddito, e dare valore aggiunto e creare le condizioni adatte è compito della politica. C'è bisogno di sburocratizzare e di semplificare. L'agricoltura oggi è al passo coi tempi ed è capace di stare al fianco della tecnologia. Per investire sono però necessarie le risorse ed un reddito adeguato. Stiamo seguendo questa via, ma è un percorso ancora lungo".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: pac innovazione sostenibilità nomine politica agricola

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