Se storicamente agli uragani toccano nomi di donna, per identificare i cicloni subtropicali sembra essere ormai divenuto obbligatorio andare a pescare nel ricco bacino del mondo classico maschile.

Ecco allora che Scipione, Minosse e l’infernale Caronte escono dai testi scolastici per rientrare nel quotidiano odierno e rendere letteralmente infuocate giornate e discussioni su un clima che di mediterraneo ha ormai ben poco.
Il tema, a ben guardare, è unico: l’acqua e, con un argomento del genere, questi nomi non potevano non circolare anche nella torrida giornata che ha recentemente ospitato a Roma l’annuale assemblea Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni), nel corso della quale sono emersi dal succedersi degli interventi, numerosi elementi di estremo interesse comune e che portano tutti alla necessità di intervenire con urgenza sul sistema irriguo nazionale e sulla gestione del territorio in generale. Ma come riuscirci in tempi in cui le forbici si sono sostituite alla cornucopia?

Una soluzione potrebbe essere quella prospettata nel suo intervento da Gianni Alemanno, sindaco di Roma e presidente Consiglio Anci, che auspica una spending review strutturata in maniera di rilanciare il sistema paese attraverso un alleggerimento dei costi sovrastrutturali in favore di un piano di investimenti indispensabili per la manutenzione del territorio che veda una sostanziale partecipazione e gestione da parte degli enti locali.
Ricordando l'accordo Anbi-Anci 2010, Alemanno ha sostenuto che lo sviluppo del Paese non può prescindere dal riconoscimento di un maggior valore alle autonomie locali, fortemente radicate sul territorio e che garantiscono il principio di sussidiarietà. Il territorio dunque, secondo Alemanno, deve tornare centrale in ogni sua declinazione; per questo anche dal Patto di Stabilità devono essere sottratti gli investimenti in opere e interventi che realmente rimangono su di esso.
Chiaro il riferimento a tutti quei lavori e ai progetti subito cantierabili; progetti che Anbi porta avanti da anni, che sono universalmente riconosciuti come validi e necessari ma che non riescono mai a decollare per una serie di motivi diversi, dalla cronica penuria di risorse a una soffocante burocrazia dai connotati kafkiani.

"Nonostante i tagli degli ultimi anni – ha dichiarato il presidente Anbi, Massimo Gargano, nel suo intervento – le risorse ci sono già o, come ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, si trovano".
E' di pochi giorni orsono infatti l’intervista rilasciata da Visco al Corriere della Sera in cui identifica le aree del Paese da rilanciare inserendovi “un ampio progetto di manutenzione immobiliare dell’Italia, di cura del territorio, una terapia contro il dissesto idrogeologico” e dichiara testualmente: “I soldi si trovano. Si diano gli incentivi giusti, soprattutto a chi ha cura della messa in sicurezza dell’ambiente e della sua estetica”.

 


Massimo Gargano, presidende dell'Anbi


"E’ evidente – ha detto Gargano – che non ci può essere rilancio degli investimenti senza sicurezza idrogeologica, né può esserci ripresa economica senza valorizzare il bene inclonabile, rappresentato dal nostro territorio. Affrontare le complesse tematiche legate alla gestione di una risorsa primaria come l’acqua, non può prescindere da un approccio culturale.
L’acqua è il perno per qualsiasi modello di sviluppo; senza acqua, non c’è vita e per questo la sua gestione non può essere affidata ad una visione mercantilistica.
Analogamente deve avvenire per la tutela del territorio, oggi affidata solo a politiche vincolistiche che hanno portato il consumo del suolo a livelli insostenibili, aggravando le conseguenze della estremizzazione degli eventi atmosferici su una Penisola già idrogeologicamente fragile. Il clima, che si sta registrando, sostenuto dai ripetuti anticicloni africani, sta creando inaspettate difficoltà all’agricoltura: quest’anno, infatti, l’acqua c’è, ma non è sufficiente a soddisfare l’aumentata idroesigenza di colture 'stressate' dall’inusuale caldo. E’ un problema nuovo, che denota l’urgenza di ammodernare la rete irrigua così come di aumentare le riserve idriche, 'stoccando' l’acqua quando c’è in abbondanza, evitando al contempo disastrosi fenomeni alluvionali, come quelli registrati anche nello scorso autunno. La posta in palio è la salvezza del made in Italy agroalimentare".

"A questi problemi - ha proseguito Gargano - la politica continua a rispondere con una doppia morale: assai consapevole a parole, assai evanescente negli atti concreti seppur, a questo Governo, va dato atto di una maggiore sensibilità, evitando quantomeno di proseguire nella costante sottrazione di risorse ad attività fondamentali per qualsiasi ipotesi di ripresa economica e modello di sviluppo, quali la tutela idrogeologica e l’irrigazione, da cui ormai dipende gran parte della nostra agricoltura. La mancanza di scelte acuisce i conflitti sociali, legittimando l’affermarsi di interessi settoriali".

 

Sulla stessa linea l’intervento del ministro delle politiche agricole Mario Catania, che ha evidenziato come negli ultimi 30 anni sono stati persi per la cementificazione 5 milioni di ettari agricoli su un totale nazionale di 30 milioni.
"Si tratta di pura follia se teniamo a mente che siamo all'80% dell'autoapprovvigionamento alimentare e andando di questo passo rischiamo di bruciare economia, sviluppo e lavoro - ha dichiarato -. Guardo con ottimismo al fatto che, nelle ultime complicate settimane di incertezze e sfide, sta maturando la consapevolezza collettiva che il modello di sviluppo finora adottato non risponde più alle esigenze del nostro paese. Oggi spendiamo più per il risanamento delle zone compromesse che per investire su un futuro fatto da prevenzione e sicurezza. Bisogna voltare pagina".

Il concetto di rivoluzione culturale evocato da Gargano è stato ripreso ed esteso dal ministro che ha proseguito dichiarando: "il Pil non è l'unico metro per misurare la qualità della vita. In un nuovo modello di sviluppo agricolo, alimentare e ambientale, non deve cambiare solo la società ma anche, e soprattutto, il sistema delle istituzioni. C'e' bisogno di un lavoro annuale che sappia incidere sulle pubbliche amministrazioni. Mi auguro esca, nei prossimi mesi, un assetto politico che sappia tornare su questi argomenti".

 

 

Mario Catania, ministro delle Politiche agricole

 

Il ministro ha poi chiuso il suo intervento offrendo una sponda autorevole alle indicazioni di Alemanno su una sburocratizzazione orientata al decentramento dei poteri: "La stratificazione a livello istituzionale è un elemento di inefficienza che crea dinamiche d'interdizione per le attività produttive – ha concluso Catania -. In un'economia sempre più globale e competitiva, l'impresa ha bisogno di supporto e non di opposizione da parte della pubblica amministrazione".

Quale sia il ruolo che in pratica i consorzi possono ricoprire in questo quadro è stato chiaramente spiegato da Anna Maria Martuccelli, direttore generale Anbi: "La funzione di gestione partecipativa delle acque svolta dai Consorzi crea le condizioni per un governo razionale e democratico della risorsa idrica attraverso l’espressione diretta degli utenti. Sono infatti proprio i Consorzi di bonifica che hanno tradotto in misure operative le istanze di risparmio idrico che da più parti la collettività tutta pone: basti pensare alle tecnologie di controllo da contatore, ai trasporti in pressione, all’applicazione del progetto Irriframe già operativo in 10 Regioni italiane. La vitalità e l’attualità dei Consorzi si registra anche nella loro azione sul territorio in sinergia con le altre istituzioni locali. I Consorzi hanno saputo realizzare quelle sinergie istituzionali che la moderna politica del territorio richiede".

"I consorzi di bonifica - ha chiosato Gargano - si confermano non solo un’esperienza originale, promotori di coesione sociale attraverso la miriade di accordi con le realtà locali, ma anche di ricerca. Ne sono esempio il riconoscimento europeo al sistema esperto d’irrigazione Irriframe; la crescente produzione di energia rinnovabile, sia nel mini-idroelettrico utilizzando salti d’acqua di solo un metro e mezzo, sia nel solare senza consumo di suolo agricolo, ma utilizzando le superfici degli impianti idraulici; le esperienze, di straordinaria attualità, nella ricarica delle falde attraverso gli innovativi sistemi dei pozzi bevitori e delle aree di infiltrazione".

Agricoltura, acqua e territorio, declinati in un’ottica ambientalista, sono stati i temi dell’intervento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente, che si è soffermato sull'importanza di una stretta collaborazione con gli enti locali, per garantire un'attenzione a tutto il ciclo dell'acqua, che passi attraverso un effettivo presidio del territorio per il recupero dei terreni abbandonati, ponendo in particolare l'attenzione alle aree collinari, dove il rischio idrogeologico è maggiore.

Sebbene con esasperante lentezza, il lavoro di Anbi sembra cominciare a raccogliere i primi successi, come testimoniato dall’assessore regionale agricoltura Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, che ha illustrato ai presenti la nuova legge sulle bonifiche appena varata nella sua regione.

Il rinnovato clima di accordo generale e unità di intenti tra Anbi, istituzioni e associazioni agricole e ambientaliste emerso al termine dei lavori potrebbe dunque essere l’elemento in grado di dare il via a quell’indispensabile processo di tutela del territorio attraverso una virtuosa gestione delle acque che Anbi propugna da tempo.

I primi segnali positivi ci sono già, con la dichiarazione del ministro Catania, fatta ai giornalisti al margine dell’evento, che il comparto irriguo non subirà ulteriori tagli nel proseguo della spending review. Rimane da vedere se poi i buoni propositi di tutti saranno mantenuti negli anni a venire o se, in omaggio a logiche di risparmio o di parrocchia, alla prossima catastrofe ci ritroveremo di nuovo a dire che “si doveva intervenire prima”.