Cereali sotto scacco

Le tensioni a Nord Est dell'Europa continuano a tenere sotto pressione i mercati delle materie prime e dei cereali in particolare.
In pochi giorni, si legge su Il Messaggero del 14 febbraio, la quotazione del mais è salita di oltre il 4%.
A questi aumenti si aggiunge il caro gas, che fa lievitare la bolletta energetica, aumentando i costi di produzione anche nelle aziende agricole.
Protagonista delle contese geopolitiche è l'Ucraina, al quinto posto nel mondo in quanto a produzione di mais, come ricordano Umberto Mancini e Francesco Bisozzi che firmano questo articolo.
L'Ucraina è anche al terzo posto nel mondo come esportatore di grano, mentre al primo posto si colloca la Russia.
Insieme garantiscono un terzo del commercio mondiale di questo cereale.

Un rallentamento dei commerci trova l'Italia in posizione di forte debolezza, considerando che il nostro Paese importa il 64% del grano di cui abbisogna. Una conseguenza della continua diminuzione della coltivazione di grano nella Penisola, dove negli ultimi dieci anni si sono persi quasi mezzo milioni di ettari di coltivazione.
A complicare il quadro internazionale, l'accaparramento di materie prime da parte di alcune nazioni, come la Cina, che si prepara ad avere nei propri magazzini il 69% delle scorte mondiali di mais, il 60% di quelle di riso e il 51% per il grano.
Condizioni che aumentano la necessità per l'Italia di dotarsi di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodity, come grano e mais. 


Pastori in piazza

La crisi del latte coinvolge anche l'allevamento ovino e dopo gli allevatori di bovini, sono scesi in piazza anche i pastori.
Ne dà notizia Il Sole 24 Ore del 15 febbraio commentando la protesta che è andata in scena in Sardegna, dove gli allevatori della cooperativa Arborea hanno portato i trattori davanti alla sede dell'omonimo comune per denunciare la gravità della loro situazione.
I rincari delle materie prime e l'aumento dei costi energetici hanno dato il colpo di grazia ai bilanci aziendali, già gravati da un eccesso di burocrazia e dalle complicazioni di una logistica insulare inefficiente.
Per il latte ovino restano insoluti i problemi già sollevati nel 2019.
Manca trasparenza sui quantitativi di latte conferito, mentre il disciplinare del Pecorino Romano, questa la tesi sostenuta dagli allevatori, andrebbe rivisto.


l prezzo del latte

Si parla di latte, in questo caso quello bovino, su Avvenire del 16 febbraio per fare i conti sui costi che oggi gravano su questa produzione.
L'articolo firmato da Luca Mazza ripercorre le tappe che hanno portato a fine anno scorso alla sigla di un accordo con il quale si dovevano riconoscere agli allevatori 4 centesimi di aumento al litro.
Aumenti che avrebbero dovuto portare il prezzo a 41 centesimi al litro. Poco conta che questi soldi non siano mai arrivati nelle tasche degli allevatori, visto che quel prezzo è ormai superato e insufficiente a coprire i costi di produzione.
A parere di Giovanni Guarneri, coordinatore del settore lattiero caseario di "Alleanza Cooperative Agroalimentari", il mondo della cooperazione sta facendo il possibile per offrire ai propri soci una remunerazione più alta rispetto al resto del mercato, ma la situazione è ormai insostenibile.

Unica via di uscita l'adeguamento dei listini al consumo e di una più equa distribuzione del valore lungo la filiera produttiva. Un percorso che deve impegnare le istituzioni e per questo si invoca la convocazione urgente di un "Tavolo del Latte".
Appello, come si apprenderà nei giorni seguenti, accolto dal ministero per le Politiche agricole.


Il vino è assolto

Titolo non privo di una vena polemica quello scelto da Libero del 17 febbraio, che a proposito delle scelte in tema di etichettatura del vino scrive: "Il vino non è cancerogeno. Lo capisce anche l'Europa".
L'assemblea di Strasburgo, chiamata a varare il "piano ani cancro", ha infatti riconosciuto, come scrive Daniel Mosseri, la differenza fra consumo nocivo e consumo moderato di bevande alcoliche.
Rientra nel cassetto la proposta di trattare il vino come le sigarette, eventualità che preoccupava il vino made in Italy, che per volume è ai primi posti nel mondo.

Soddisfazione del ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, come di Federico Castellucci, che in Confagricoltura ha responsabilità a livello nazionale per il settore vitivinicolo. Merito di un lavoro di squadra che ha visto in azione numerosi europarlamentari italiani, che con i loro emendamenti hanno messo in evidenza le differenze fra abuso e consumo responsabile.
L'articolo continua ricordando i numerosi attacchi al made in Italy, demonizzando prodotti di antica tradizione a favore di surrogati di dubbia validità.
La prossima sfida riguarda l'applicazione delle etichette nutrizionali, che potrebbe dare il via libera al Nutriscore, il sistema "a semaforo" proposto dalla Francia.
Un sistema fortemente criticato, in quanto conduce a valutazioni erronee sulla salubrità dei prodotti.


Filiere in crisi

Dal latte al grano, dai fiori alla frutta, tutte le filiere sono in affanno. Scrive così Anna Maria Capparelli sulle pagine de Il Quotidiano del Sud in edicola il 18 febbraio, per denunciare la difficile situazione che si vive sui campi e nelle stalle.
Dopo la prova della pandemia, il settore agroalimentare deve ora affrontare la sfida degli aumenti dei costi, aumenti che gli agricoltori sono costretti a subire non potendoli scaricare a valle con l'aumento dei prezzi.
L'articolo cita il caso del latte, il cui costo è di 46 centesimi al litro, mentre viene venduto a una media di 39 centesimi, poi le arance pagate 43 centesimi al chilo o il pomodoro per la passata che riesce a spuntare appena 10 centesimi.
L'elenco continua con il grano destinato alla panificazione, pagato 31 centesimi o le carote appena 18.

Per denunciare questa difficile situazione, gli agricoltori sono scesi in piazza chiedendo a gran voce di utilizzare i sostegni destinati all'installazione di pannelli fotovoltaici come pure gli aiuti per lo sviluppo di biogas.
Le risorse ci sono ed ecco arrivare all'indirizzo della presidente del consiglio, Mario Draghi, l'appello a sbloccarle nei tempi più rapidi possibili.
In assenza di interventi urgenti bisogna fare i conti con un aumento delle importazioni già oggi estremamente elevati per il grano, per il latte, per la carne.
Fra tante difficoltà ancora da risolvere, almeno la partita sul vino è stata chiusa con soddisfazione.
Lo ricorda in conclusione l'articolo, citando il lavoro di squadra degli europarlamentari italiani, con Paolo De Castro in prima linea, che sono riusciti ad a evitare che il vino fosse etichettato come un alimento da evitare.


I soldi per innovare

Per affrontare le sfide che lo attendono, il settore agroalimentare sta puntando con determinazione sull'innovazione e sulla sostenibilità, mettendo in atto piani di investimento che possono fruire delle agevolazioni messe a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico.
Si tratta di oltre 700 milioni di euro utilizzati fra l'altro per tunnel aerei di movimentazione e impianti rigenerativi di autoproduzione energetica, funzionali allo sviluppo di prodotti orticoli in foglia.
Lo ricorda Il Sole 24 Ore del 19 febbraio nell'articolo a firma di Silvia Marzialetti, puntualizzando che sono in arrivo ulteriori 130 milioni di investimenti che saranno destinati alle aziende attive nei comparti dei legumi, dei cereali, del vino e dell'olio.

L'obiettivo è quello di rimettere in moto il settore, agevolando la competitività sui mercati nazionali e internazionali.
L'articolo si conclude citando le dichiarazioni del ministro Giancarlo Giorgetti, secondo il quale "l'agroalimentare a rappresenta uno dei settori su cui sono in atto importanti cambiamenti nei processi produttivi e sui quali rivolgiamo attenzione anche per l'impatto che i costi legati alle materie prime hanno sull'intera filiera".


Più pannelli che pane

E' una lunga intervista al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, quella che propone Il Tempo del 20 febbraio con la firma di Filippo Calere.
Al centro della conversazione l'atteso sblocco dei sostegni alle energie rinnovabili, che dovrebbe spingere le aziende agricole a installare pannelli fotovoltaici sui tetti dei fabbricati e a predisporre impianti per la produzione di biogas.
In ballo c'è un miliardo e mezzo di euro che provengono dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La macchina burocratica pare sia stata oliata a sufficienza e liberata dai troppi orpelli che affliggono le iniziative.
Quel che manca è lo sblocco dei finanziamenti, che può avvenire solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, cosa che avverrà, stando alle anticipazioni, entro il 31 marzo.

Nell'insieme è previsto l'impianto di pannelli fotovoltaici per 4,3 milioni di metri quadrati, per una produzione di 0,43 gigawatt.
Il tutto senza spreco di terreno agricolo, anche se Prandini si lascia sfuggire che si vorrebbero installare anche a terra sino a un 10% della superficie. 
Poi si passa a parlare del biogas, ipotesi che prevede di immettere nella rete 6,5 miliardi metri cubi entro il 2030.
A quanto pare il ruolo dell'agricoltura sta cambiando, afferma ancora il presidente di Coldiretti, e l'agricoltura non è più solamente produttrice di cibo ma molto di più.
Tutto molto interessante, aggiungo, purché ci si ricordi che tre pagnotte di pane su quattro sono fatte con grano importato. Bene così?


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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