Burocrazia Vs infrastrutture utili

A causa della lentezza burocratica che caratterizza il nostro paese, Anbi, Ance, Crea e sindacati hanno presentato al Governo un patto per le infrastrutture utili che ha lo scopo di indicare alla politica un percorso per evitare la restituzione delle risorse

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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L'utilizzo di tali finanziamenti consentirebbe di disporre delle risorse idriche fondamentali per un'agricoltura competitiva e di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici
Fonte foto: Alessandro Vespa - AgroNotizie

Nel 1968 Jack Lemmon e Walter Matthau portarono sul grande schermo "La strana coppia". Nel 2018 l'Anbi ripropone un connubio ancor più strano presentando al Governo, insieme all'Associazione nazionale costruttori edili, Crea e sindacati, un "patto per le infrastrutture utili" che si propone di indicare alla politica un percorso virtuoso da seguire per ridurre drasticamente lo stallo burocratico che paralizza la realizzazione di infrastrutture utili ed evitare il volatilizzarsi di risorse già disponibili.
 
Sono proprio le risorse, già in massima parte a disposizione ma bloccate in un pozzo di catrame burocratico, la beffa che si aggiunge al danno. 
"Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali nel 2016 ha approvato il bando di selezione dei progetti per il Piano di sviluppo rurale nazionale (Psrn) 2014-2020, che prevede un finanziamento, ai Consorzi di bonifica, di 291 milioni di euro per infrastrutture irrigue" ha detto il presidente dell'Anbi, Francesco Vincenzi, nel corso della conferenza stampa di presentazione a Roma.
"Al riguardo sono stati presentati 84 progetti esecutivi per oltre un miliardo di euro, ma l'iter per l'individuazione delle opere da finanziare a oggi non risulta ancora completato.
Va inoltre considerato che la demarcazione tra Psr nazionale e Psr regionali prevede espressamente che soltanto una volta completati gli interventi del Psr nazionale sarà possibile ottenere ulteriori finanziamenti di opere irrigue per i Consorzi anche nell'ambito dei Psr regionali.
Il ritardo nell'utilizzo dei finanziamenti disposti dal Psr nazionale penalizza pertanto anche la eventuale realizzazione di infrastrutture irrigue con i fondi dei Psr regionali"
.

Dei 295 milioni di euro previsti dal Fondo sviluppo e coesione (Fsc) sempre per opere di irrigazione, ne sono già scomparsi 50 nell'attesa, tutt'altro che giunta al termine, che si attui il Psrn e, dulcis in fundo, nulla è stato ancora realizzato per attivare le procedure di erogazione di spesa.
Quelli che qualcuno ha definito "tempi di attraversamento", ossia i tempi morti di ordinaria burocrazia, tutti necessari al completamento delle procedure, a conti fatti si 'mangiano' oltre il 60% nei tempi di realizzazione, determinando una situazione oggettivamente molto grave per l'economia del paese, la sicurezza del territorio, la coesione per l'utilizzo della risorsa idrica, il reddito e la competitività delle imprese agricole e, non ultimo, l'uso non corretto delle risorse economiche pagate dai cittadini per realizzare queste opere.
"Bisogna considerare che le opere finanziate con tali fondi dovranno essere inderogabilmente completate e collaudate entro giugno 2023, - ha spiegato Vincenzi - pena la richiesta di restituzione dei fondi erogati, o soltanto anticipati, da parte della Commissione europea".

L'utilizzo di tali finanziamenti consentirebbe di disporre delle risorse idriche fondamentali per una agricoltura competitiva e di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto attraverso un rapido ammodernamento degli impianti irrigui collettivi, con il duplice obiettivo di preservare la risorsa e razionalizzarne l'uso. Il mancato o parziale utilizzo di tali finanziamenti, al contrario, arrecherebbe oltre che il danno, la beffa della restituzione dei fondi già erogati, dei contenziosi con le imprese e delle inevitabili sanzioni comunitarie
Tale situazione si registra peraltro anche in altri settori: Piano nazionale invasi; Fondo investimento, ex art. 1, co. 140, legge 232/2016, rifinanziato con legge 205/2017; Fondo per la protezione del Delta del Po dal fenomeno della subsidenza.

"La legge di bilancio 2018 prevede una norma che potrebbe risolvere in modo definitivo il problema dei 'tempi di attraversamento'" ha evidenziato il presidente dell'Anbi. "Infatti, con riferimento alle sezioni 'invasi' e 'acquedotti' del Piano nazionale di interventi nel settore idrico, nonché al Piano straordinario per invasi multiobiettivo e risparmio acqua, è specificamente previsto che il Mit (ministero delle Infrastrutture e dei trasporti) e l'Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) segnalino i casi di inerzia e di inadempimento degli impegni previsti da parte degli enti di gestione e degli altri soggetti responsabili; propongano gli interventi correttivi da adottare per il ripristino, comunicandoli alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministri interessati".
"Il presidente del Consiglio dei ministri, - ha proseguito - previa diffida ad adempiere entro un congruo termine che potrebbero essere 60-90 giorni, su proposta del Mit, di concerto con Mattm (ministero dell'Ambiente, tutela territorio e mare), Mef (ministero Economia e finanze) e Mipaaf (ministero Politiche agricole, alimentari e forestali), nomina un commissario ad acta, che esercita i necessari poteri sostitutivi di programmazione e realizzazione degli interventi e definisce le modalità di intervento".
Basti pensare che questa norma dovrebbe snellire sensibilmente tutta la procedura, per capire quale sia la situazione attuale. 

"Le infrastrutture idriche italiane si sono mostrate in più di un'occasione del tutto inadeguate a fronteggiare le emergenze, oltre a essere inefficienti nella quotidianità" ha detto Gabriele Buia, presidente Ance (Associazione nazionale costruttori edili). "Negli ultimi anni, qualche passo in avanti si è fatto per la prevenzione del dissesto idrogeologico e sono aumentate le risorse a favore per migliorare la gestione delle acque, ma burocrazia, procedure farraginose e le nuove norme del Codice degli appalti hanno rallentato se non bloccato anche gli interventi previsti per questo settore".
Buia ha sottolineato le numerose segnalazioni giunte su questo sito, attivo da aprile 2018 a seguito della campagna Ance "Paese da codice Rosso", e concluso auspicando una sostanziale rettifica del ruolo del Cipe, affermando che si devono escludere doppi, tripli o quadrupli passaggi per il Comitato interministeriale e, soprattutto, affermando che ci sono "mandarini e burocrati che devono restituire il timbro".

Più misurato nel suo intervento Gabriele De Gasperis, segretario nazionale Filbi-Uil, che ha ricordato come non sia sufficiente dotare il paese di nuove opere e che spetta alla politica regionale trovare risorse per la manutenzione; attività che non può prescindere dalla valorizzazione del lavoratore e del lavoro. De Gasperis ha concluso ribadendo la disponibilità dei sindacati dei lavoratori a collaborare con l'Anbi per giungere a un obiettivo comune che porti il legislatore al varo di norme adeguate.

In linea con De Gasperis anche Salvatore Parlato, presidente del Crea (Consiglio ricerca agricoltura analisi economia agraria), concorde sulla necessità che l'investimento pubblico riguardi anche e soprattutto il capitale umano e promotore di un nuovo paradigma che non colpisca chi fa il proprio lavoro, magari commettendo errori, e premi chi rimane immobile. "Quelle che abbiamo davanti sono sfide che riguardano anche la ricerca e che sono alla portata del sistema Italia" ha concluso Parlato. "Siamo passati da un mondo di grandi opere a un sistema coordinato di opere medie e piccole. Per sviluppare un adeguato sistema di impresa basato su ricerca e innovazione serve però un'ottica pluriennale che attualmente cozza con la massa dei ritardi che rendono già vecchie ricerche ancora da iniziare".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: finanziamenti leggi e decreti psr burocrazia acqua

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