Il miglioramento genetico potrebbe essere la chiave di volta per il futuro dell'agricoltura italiana, a patto che l'Europa non introduca una regolamentazione come quella degli Ogm. E' quanto emerso nel corso dell'incontro di presentazione del manifesto "Prima i geni: liberiamo il futuro dell’agricoltura". L'evento si è tenuto ieri a Roma ed è stato promosso da Siga, Società italiana di genetica agraria, con il patrocinio di Fisv, Federazione italiana scienze della vita, e del Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.
 

Il manifesto

Un appello, composto da dodici relazioni, che ha lo scopo di evitare che l’Unione europea consideri i nuovi metodi di miglioramento genetico alla stregua degli Ogm perché, altrimenti, tempi e costi di autorizzazione ne impedirebbero lo sviluppo e la coltivazione e, in questo modo, si legge nel documento: "La nostra agricoltura resterà sempre meno innovativa e diventerà marginale anche per la mancanza di risposte ai problemi specifici delle nostre colture”. Al contrario, se le piante ottenute con le tecniche innovative di miglioramento genetico non saranno considerate Ogm, “avremo mantenuto la tecnologia accessibile a tutti, quindi anche alla ricerca pubblica, alle piccole e medie imprese, alle startup. È questo – prosegue il documento - il modo migliore per garantire equità, sana competizione, controllo diffuso della tecnologia”.
 
Il genome editing o editing genomico è un metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante senza introdurre tratti estranei alla pianta stessa, come avviene per gli Ogm. Tra questi metodi, il più noto è Crispr, che potrà tra l’altro rivelarsi utile a sviluppare piante più resistenti alle malattie o alla siccità.
 

Le adesioni

Insieme a Siga hanno già sottoscritto il manifesto il Fisv, il Crea, la Società italiana di biologia vegetale e l’Istituto di genomica applicata. Assosementi, l’associazione che riunisce le imprese sementiere in Italia, ha inoltre aderito al manifesto.
 
Il genome editing sembra tagliato su misura per l’agricoltura italiana - ha dichiarato il presidente di Siga, Michele Morgante -. La selezione delle piante con questa nuova metodologia non intacca né la qualità né la tipicità dei nostri prodotti, perché al di là del carattere desiderato non tocca null’altro del genoma della pianta”.

Come spiega il presidente del Crea, Salvatore Parlato, sarà possibile produrre più cibo, utilizzando meno acqua e fertilizzanti, consentendo di valorizzare il patrimonio di agrobiodiversità italiano: "Intervenendo direttamente su alcuni caratteri, come la resistenza a stress ambientali e patogeni, sarà possibile migliorare la produttività delle colture e la qualità dei prodotti, ottenendo varietà di pregio dall’elevato valore economico".

Grazie alla precisione di questa tecnologia innovativa viene infatti modificato esclusivamente il tratto di Dna da migliorare, riproducendo quanto avviene attraverso le mutazioni o l’incrocio (processi che sono alla base della struttura genetica delle moderne varietà coltivate di tutte le specie agrarie), ma in maniera rapida e selettiva.

L’Italia, anche attraverso le competenze dei ricercatori del Crea, ha contribuito a decifrare il genoma di molte specie agrarie di interesse strategico per il Belpaese (vite, pesco, agrumi, pomodoro, frumento, carciofo, melanzana). Oggi queste informazioni rappresentano un patrimonio irrinunciabile e il Crea sta investendo nello sviluppo di programmi di miglioramento genetico che prevedono anche l’utilizzo di questa innovativa tecnologia.
 

Gli interventi

In apertura dei lavori, Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy, aprendo i lavori ha dichiarato: “Serve un cambiamento netto di visuale e di prospettiva che consenta alle più recenti e innovative biotecnologie, come la cisgenica, di rappresentare la strada maestra per un necessario rinnovamento sostenibile in agricoltura. Si tratta di un'opportunità per ridurre impatto ambientale anche nella viticoltura italiana. Anche il legislatore europeo deve agevolare e promuovere la diffusione di metodi rivoluzionari quali il genome editing".
 
Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo ha poi sottolineato: “L'agricoltura italiana, europea e mondiale deve essere in grado di produrre cibo sufficiente, sano e nutriente per una popolazione in forte espansione. L'unica risposta sostenibile a queste molteplici richieste passa tramite l'innovazione: innovazione che non può prescindere da tecniche di miglioramento genetico di ultima generazione più accessibili e più rispettose della biodiversità”.
 

Cosa ne pensano gli utenti della rete?

I nuovi metodi di editing genetico raccolgono il favore della rete e si smarcano dal dibattito sugli Ogm. E' qunato emerge dall'indagine realizzata per “Prima i geni” da Teia, azienda che opera nel campo dei Big data analytics & social business intelligence, sulle opinioni degli utenti italiani sulle principali fonti informative del web e dei social.
 
L’indagine, che copre il periodo da gennaio a maggio 2017, ha analizzato il contenuto di 16.432 conversazioni in rete sul tema del miglioramento genetico mettendo a confronto le opinioni verso Crispr, il più recente dei metodi di editing genetico, con gli Ogm. Mentre l’atteggiamento degli utenti verso gli Ogm fa registrare il 43% di post negativi, Crispr ottiene il 62% di post favorevoli in cui viene sottolineata la precisione e l'efficacia della metodologia, smarcandosi nettamente dal vecchio dibattito sugli organismi geneticamente modificati. Nonostante Crispr sia entrata nel dibattito pubblico di recente, è riuscita a conquistare in poco tempo il 15% circa degli argomenti di discussione in rete (2.475 post).

Risultati incoraggianti secondo il presidente di Siga, Michele Morgante: "Si sta facendo strada una consapevolezza nuova e più documentata sulle opportunità derivanti dalle nuove scoperte scientifiche e sulle loro possibili applicazioni anche in agricoltura".