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Api e neonicotinoidi, "Bene lo stop ma l’attenzione deve rimanere alta"

Intervista a Franco Mutinelli, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, sulle effettive ricadute che il bando dei tre prodotti avrà sugli alveari

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Api, attese e prospettive dopo il bando di tre neonicotinoidi in pieno campo
Fonte foto: Matteo Giusti - Agronotizie

E’ di pochi giorni fa la decisione dell’Unione europea di vietare l’utilizzo in pieno campo di tre insetticidi neonicotinoidi, perché pericolosi per le api e per gli insetti impollinatori.
Con questa provvedimento i tre principi attivi imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam potranno essere usati solo in serra.

L’allarme sulla pericolosità dei neonicotinoidi per la sopravvivenza degli alveari era stato lanciato già a partire dal 2008 da associazioni di apicoltori e movimenti ambientalisti e aveva portato in Italia al bando dell’uso di questi prodotti per la concia delle sementi e all’avvio di due programmi di ricerca e monitoraggio sulla salute delle api da miele finanziati dal Mipaaf: Apenet e Beenet.

Ora, per fare un punto sulla situazione e per valutare quale potrà essere l’effettivo effetto del bando di questi prodotti nell’agricoltura di pieno campo, abbiamo intervistato il dottor Franco Mutinelli, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, componente del gruppo di coordinamento dei due progetti di monitoraggio nazionali e membro della rete di ricerca internazionale sulla salute delle api Coloss.

Dottor Mutinelli, tutti gli insetticidi, per definizione, sono altamente tossici per le api. Ma la tossicità dei neonicotinoidi risulta più elevata. Di che ordini di grandezza stiamo parlando? Si possono fare confronti con altri insetticidi?
"La reale tossicità dei neonicotinoidi è emersa chiaramente nell’ultimo decennio e numerosi sono stati gli studi sia sperimentali che di campo svolti in quest’ambito. Più che di ordine di grandezza, si può parlare di una diversa modalità con cui queste sostanze manifestano la loro tossicità sulle api, cioè a dire l’assenza in generale di una mortalità massiva come avveniva per gli apicidi degli anni ’70 – ’80 o ancora avviene oggi in alcuni casi, cioè a dire un progressivo, silenzioso spopolamento delle colonie, spiegabile con un non ritorno delle bottinatrici all’alveare".

Dai due progetti di ricerca e monitoraggio sullo stato di salute delle api, partiti per far luce anche sugli effetti dei neonicotinoidi sugli alveari, cosa è emerso?
"Nel 2008 la segnalazione ufficiale da parte degli apicoltori, attraverso i servizi veterinari delle Asl, degli eventi di moria e spopolamento registrati nel periodo marzo-giugno, prevalentemente nel nord Italia in aree a vocazione maidicola, e le successive indagini di laboratorio, hanno consentito di far emergere il problema dell’impatto negativo sulle api dell’utilizzo dei semi conciati con neonicotinoidi con il diretto coinvolgimento dei ministeri competenti (Salute, Agricoltura e Ambiente).
Questo problema era già stato evidenziato nel 2002-2003, ma non aveva poi avuto un riscontro ufficiale. Successivamente, con i progetti di monitoraggio e ricerca Apenet, Beenet e quello realizzato in alcune aree protette italiane, è stato possibile approfondire diversi aspetti legati all’utilizzo dei neonicotinoidi e al loro impatto negativo sulle api. C’è stata sicuramente una presa di coscienza del problema ed una maggiore attenzione allo stesso. Ne sono derivati poi i divieti e le limitazioni al loro utilizzo
".

Quanti sono stati i casi di mortalità di alveari dovuti all’uso dei neonicotinoidi? E su che colture si sono registrati?
"Le indagini epidemiologiche e di laboratorio condotte hanno evidenziato una presenza quasi costante dei neonicotinoidi spesso associata però anche ad altri principi attivi più tradizionali come esteri fosforici, carbammati, piretroidi, fungicidi …. Diverse sono le colture interessate anche perché molti vecchi principi attivi sono stati sostituiti proprio dai neonicotinoidi".

Il bando quindi eviterà il ripetersi di casi simili, ma ovviamente potranno esserci avvelenamenti da altri principi attivi. Attualmente quale è la frequenza di questi avvelenamenti e quali sono stati i casi più eclatanti?
"Si auspica che il recente bando possa determinare una riduzione degli eventi di moria/spopolamento direttamente legati ai principi attivi neonicotinoidi in causa (imidacloprid, thiametoxam, clothianidin) considerato che questi potranno essere utilizzati solo in serra.
Tuttavia, altri principi attivi potranno essere responsabili di moria in funzione dell’attenzione e della correttezza rivolta al loro utilizzo. Proprio in questi ultimi tempi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni ed eseguito analisi di laboratorio relativamente ad eventi di moria di api sia nel nord che nel sud Italia connessi all’utilizzo di fitofarmaci
".

Un aspetto molto studiato degli effetti dei neonicotinoidi sulle api da miele sono le intossicazioni subletali, che non portano alla morte delle api o delle colonie, ma a disturbi importanti nello sviluppo e nel comportamento o anche rendendo le colonie più suscettibili ad alcune malattie. Questi fenomeni con quale frequenza di manifestano? E a livello geografico come sono distribuiti?
"Come detto in precedenza questi eventi non tendono ad avere una distribuzione precisa e costante, in quanto legati a trattamenti eseguiti su diverse colture. Quindi non si è più osservato un evento di moria così chiaramente localizzato nelle aree a vocazione maidicola come nel 2008".

E a proposito di malattie, quanto incidono oggi i patogeni e parassiti delle api sullo stato di salute e la mortalità degli alveari, al di là degli insetticidi e di altri fattori ambientali?
"Ovviamente nell’affrontare gli eventi di moria delle api è importante prendere comunque in considerazione anche le malattie di questa specie secondo un corretto approccio epidemiologico.
Fra gli agenti di malattia delle api dobbiamo ovviamente tenere conto del fatto che alcuni di essi come l’acaro
Varroa destructor e il fungo Nosema ceranae sono una presenza costante nell’alveare, in particolare il primo. Ciò premesso gli apicoltori devono adottare i principi delle buone pratiche apistiche nella conduzione delle proprie colonie, associando la tecnica apistica ai farmaci oggi disponibili almeno per controllare l’infestazione da Varroa. Sappiamo infatti che la Varroa oltre a danneggiare direttamente la covata e l’ape adulta favorisce anche l’azione patogena dei virus, aggravando ulteriormente il quadro generale.
Va tuttavia sottolineato che la presenza di agenti di malattia e gli eventi di moria/spopolamento hanno un diverso impatto sull’alveare e devono essere gestiti ciascuno per le proprie caratteristiche. Il fatto che siano presenti dei parassiti non può essere portato a giustificazione di eventi di moria che si manifestano con caratteristiche peculiari".


Considerando i dati dei progetti di monitoraggio che abbiamo visto sopra, cosa ci si può aspettare come effetti positivi sugli alveari con il bando dei neonicotinoidi?
"La prima conseguenza dovrebbe essere una diminuzione degli eventi di moria/spopolamento. Tuttavia, il bando in oggetto riguarda, come detto sopra, i tre principali neonicotinoidi, non tutti. Ne deriva che l’attenzione agli eventi di moria/spopolamento deve rimanere elevata, segnalando al servizio veterinario delle Asl eventuali episodi, secondo il piano di segnalazione istituito dal ministero della Salute nel 2014, così da poter disporre di dati e conoscenze reali su questa problematica".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci api intervista neonicotinoidi veterinaria apicoltura

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