Prezzo del grano duro, i produttori non ci stanno

Il duro ha perso il 44% rispetto al 2015: i prezzi all’origine sono ormai al di sotto dei costi di produzione. Per risollevare il settore le organizzazioni agricole chiedono più tutela della qualità e contratti di filiera

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Grano, dopo lo scontro sul prezzo a Foggia, ora servono nuove e certe regole per il mercato
Fonte foto: © hachri - Fotolia

Mentre si avvicina la data del 20 luglio, nella quale si terrà al ministero per le Politiche agricole una riunione urgente del tavolo nazionale della filiera cerealicola, convocato a seguito dei crolli delle quotazioni del grano duro e del frumento tenero, la Borsa merci telematica italiana ha pubblicato ieri, 12 luglio 2016, una nota stampa dettagliata sulle perdite di valore dei principali cereali nazionali.

Intanto, dalle organizzazioni agricole si levano proteste e proposte sul come porre rimedio a questa débâcle che, nel caso del grano duro fino nazionale, ha portato i prezzi all’origine al di sotto della linea dei costi unitari medi delle aziende agricole. Il nodo da sciogliere resta quello della tutela del reddito degli agricoltori a fronte delle oscillazioni, talvolta veramente forti, del prezzo di mercato. Le parole d’ordine sono qualità e contratti di filiera.
 
Il grano duro fino perde il 44% sul 2015
La Bmti - Borsa merci telematica italiana, nella sua analisi sul mercato cerealicolo all’ingrosso, compiuta a partire dai listini rilevati dalle Camere di Commercio e Borse Merci nazionali, riferisce: “Dopo una quotazione d’esordio di 215-220 euro alla tonnellata (15 giugno), i prezzi del frumento duro (fino) rilevati presso la Camera di commercio di Foggia sono scesi fino ai 195-200 euro alla tonnellata nella seduta del 6 luglio, cedendo il 17,9% rispetto all’ultima rilevazione della campagna 2015/16, avvenuta a fine maggio. Rispetto allo scorso anno i prezzi attuali sono più bassi del 44%”.

La Bmti registra una stessa dinamica, sebbene meno accentuata, per i prezzi del frumento tenero. Presso la Borsa merci di Bologna i prezzi della varietà fino si sono attestati nella prima rilevazione della nuova campagna sui 158-162 euro alla tonnellata (30 giugno), per poi scendere ad inizio luglio sui 154-158 euro alla tonnellata, più bassi del 6% rispetto all’ultima rilevazione della campagna 2015/16 e del 19% rispetto allo stesso periodo del 2015”.
 
"Certificare la qualità per valorizzare i cereali" 
“Non è vero che la qualità italiana è inferiore a quella estera. I campioni di grano 2016 affermano addirittura il contrario tanto che alla Borsa merci di Bologna – punto di riferimento per tutto il Nord Italia – le voci del listino sono state adeguate all'alto standard proteico registrato sul territorio. Abbiamo pertanto siglato convenzioni con vari laboratori emiliano-romagnoli per aiutare gli agricoltori ad espletare le opportune analisi, nell'intento di far valere sul mercato le caratteristiche qualitative del proprio prodotto”.
Così il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Gianni Tosi, torna sulla crisi del comparto cerealicolo e la crescente insoddisfazione dei produttori di fronte alle prime quotazioni del raccolto 2016. Criticità che erano peraltro già state sollevate un mese fa a Bologna proprio dai vertici nazionali e locali di Confagricoltura, in occasione degli Stati generali del frumento.
 
“Chiediamo infine alla Borsa merci – è l'appello di Tosi – di vigilare nella rilevazione del prezzo affinché sia riconosciuto dal mercato l'alto standard qualitativo raggiunto dalle nostre produzioni, analogamente a quanto avviene all'estero”.
 
"Serve un contratto di filiera"
“Non è in discussione il lavoro egregio dell’ente camerale foggiano - dice Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia - Qui ad essere inaccettabile è il dato di fatto secondo cui l’Osservatorio dei prezzi, che viene chiamato impropriamente Borsa, genera settimanalmente un listino che tiene conto esclusivamente dei contratti tra commercianti e trasformatori. La parte agricola rischia di essere mera spettatrice delle trattative tra gli anelli più forti della catena cerealicola.
Dunque, la partecipazione degli agricoltori è  risultata inutile ai fini della fissazione dei prezzi di mercato, ormai al di sotto dei costi di produzione e per questo nessuno si stupisca d’ora in avanti dell’assenza della parte agricola.
Ribadiamo la richiesta al Governatore Michele Emiliano che il tavolo cerealicolo regionale della Puglia approdi ad un accordo di filiera tra le parti che preveda un prezzo del grano mai al di sotto dei costi di produzione”.

Cantele preannuncia l’avvio di una nuova fase di mobilitazione fino a quando non saranno affrontate una volta per tutte in maniera drastica le tre storture fondamentali che condizionano l’andamento del settore: l’assoluta mancanza di norme che regolano il mercato mondiale, come l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità delle produzioni, le importazioni speculative e il divario dei prezzi corrisposti alla produzione rispetto al consumo.
 
"Tutelare le produzioni di qualità"
"Il prezzo di mercato fissato per il frumento è poco superiore alla metà del prezzo ottimale costringendo le aziende ad affrontare costi ben superiori rispetto ai ricavi e rendendo così insostenibile il settore - spiega Enzo Rossi, presidente di Fedagri-Confcooperative Toscana.
"La Toscana e in particolare il territorio grossetano rappresentano l'eccellenza nella produzione di grano sia per quantità che per qualità e per questo motivo serve correre ai ripari per garantirne una tutela. La Regione deve intervenire e ascoltare le problematiche degli agricoltori ancora una volta usciti penalizzati pur realizzando un prodotto di altissima qualità che difficilmente a queste condizioni potrà continuare a competere mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro".

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