Basilico in coltura protetta, aspetti agronomici e di difesa

Erbe aromatiche: in Italia la coltivazione di basilico ha un'estensione di poco più di 100 Ha - a cura di Antesia

Tecnica
Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Basilico, trapianto autunno-vernino

Dalle fonti Istat 2000 risulta che in Italia la coltivazione di basilico (Ocymum basilicum L., Lamiaceae, originario di alcuni paesi africani ed asiatici a clima sub-tropicale) ha un’estensione di poco più di 100 Ha.
Le condizioni ideali di sviluppo della specie sono temperature comprese tra i 14 e i 28 C°, (ma si adatta bene a temperature ben più elevate e sub-vegeta in condizioni di temperatura inferiori alla minima indicata), umidità relativa tra il 55% e il 75%; si adatta ai diversi tipi granulometrici, dosando in maniera opportuna irrigazioni e concimazioni. All’aumentare della lunghezza fotoperiodica, aumenta proporzionalmente l’indice di produzione di biomassa, ma anche la salita a fiore che può essere limitata dosando bene le irrigazioni.
Vista l’estrema delicatezza delle foglie, la scarsità di prodotti chimici autorizzati e la molteplicità dei patogeni, è fondamentale modificare e condizionare in tal senso i parametri climatici in serra.
L’utilizzo di riscaldatori e circolatori d’aria, riducono il rischio di condensa, la presenza di estrattori d’aria favorisce maggiore ventilazione per evitare temperature estreme ed assicurare un’adeguata concentrazione di CO2. E’ certo che l’optimum si raggiunge con la combinazione di circolatori d’aria, estrattori e riscaldatori.    Tra i patogeni che si sviluppano nel suolo e/o substrati colturali, compromettendo la produzione, sono da annoverare Pythium, Phytophtora, Rhizoctonia, Sclerotinia, Fusarium oxysporum f.sp. basilici, Verticillium dahlie e Nematodi.
Il tolclofos-metile, di cui è ammesso un solo trattamento al terreno in pre-trapianto, combatte efficacemente il marciume del colletto e la sclerotinia. Il ricorso a mezzi di lotta agronomica, quali rotazioni colturali, non è sempre attuabile, in quanto oltre a richiedere un cambiamento nell’ordinamento colturale spesso difficilmente modificabile per motivi tecnici ed economici, tali mezzi potrebbero non fornire risultati soffisfacenti vista la spiccata polifagia dei patogeni in questione. Necessario quindi il ricorso ai metodi disinfestivi, solarizzazione, fumigazione, vaporizzazione, seguiti poi da consistente apporto dei cosiddetti substrati repressivi (compost) e/o microorganismi fungini quali Trichoderma spp., Conyothirium minitans, Clonostachys rosea e Fusarium spp. antagonisti.
Nelle ultime due estati sono state segnalate insolite alterazioni fogliari; macchie necrotiche che degeneravano nell’ingiallimento e nel distacco delle foglie; da isolamenti si è accertata la presenza di Pseudomonas viridiflava, agente della poco conosciuta maculatura necrotica su basilico. L’utilizzo del rame, in particolare nella formulazione ossicloruro-tetra rameica incolore, costituisce un mezzo fondamentale di lotta. Applicazioni cadenzate e programmate in una giusta ottica di trattamenti preventivi, lungo il ciclo colturale, preservano la coltura dalle meno comuni batteriosi e dalle patologie fungine di più grave diffusione (Peronospora lamii, Colletotrichum gleosporioides).
Tali interventi contengono parzialmente anche la muffa grigia (Botrytis spp.) che soprattutto nei periodi di transizione stagionale decurta la produzione compromettendo la proliferazione di nuovi germogli. Ad oggi di recente registrazione è possibile intervenire chimicamente con il boscalid e il pyraclostrobin: difendono efficacemente anche da sclerotinia.
La peronospora nelle colture di basilico nostrane ha fatto la sua comparsa nella tarda estate del 2003. Il primo sintomo si manifesta con una leggera clorosi alla quale dopo 2-3 giorni segue un’abbondante evasione micelica di colore grigio-olivastro. (vedi tab.1 e foto 2).

 

L'articolo continua sotto l'immagine (foto 2)


   

 

Tab.1 Strategia di difesa contro la peronospora

sementi certificate, trattate con tiram

terreno e/o substrato disinfestato

metodo irriguo ad ali gocciolanti, no irrigazioni serali, evitare prolungata bagnatura delle foglie

rischio elevato con T superiori ai 12 °C

Intervento con propamocarb all'uscita dei cotiledoni

Intervento con rameico a 10 e 30 gg dalla semina, ogni 21 gg in caso di trapianto

Intervento con mandipropamid, di recente registrazione anche in coltura protetta

Intervento con azoxystrobin e metalaxil-m (sia in pieno campo, sia in serra)

Contro gli insetti la possibilità di intervento si riduce all’utilizzo di piretro naturale, azadiractina, spinosad, buprofezin ed etophenprox. Contro la minatrice (Lyriomiza spp.), tripidi (Frankliniella occidentalis) e nottue fogliari (Spodoptera spp., Autographa gamma, Heliotis armigera) risulta efficace lo spinosad, soprattutto nei primi stadi infettivi e su forme giovanili. Anche in questo caso, utile inserire mezzi di lotta biologica in un programma di difesa integrata: in particolare il Diglyphus isaea contro la minatrice, il Bacillus thuringiensis sub. kurzaki e sub. aizawai contro le nottue. In presenza di nottue e di afidi (Myzus persicae, Macrosiphum euphorbiae) si puo’ ricorrere all’etophenprox, tenendo conto pero’ dell’elevata persistenza di tale molecola sui tessuti vegetali.


A cura di Rosa Marzuillo - socio di Antesia

Antesia, l'Associazione Nazionale Tecnici Specialisti In Agricoltura
I soci di Antesia sono dottori agronomi e forestali, periti agrari, agrotenici, tecnologi alimentari che svolgono assistenza tecnica agronomica a centinaia di produttori agricoli e agroalimentari, svincolati dalla vendita di qualsivoglia prodotto materiale alle aziende agricole. Antesia contribuisce alla formazione dei soci ed al loro continuo aggiornamento, promuovendo il reciproco scambio di informazioni, conoscenze ed esperienze di campo. Se vuoi conoscere le iniziative di Antesia, vai su www.antesia.it. Se vuoi diventare socio di Antesia, vai su www.antesia.it


Fonte: Agronotizie

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