Agricoltura di precisione, perché farne a meno? Il caso di Agrisfera

Utilizzare la guida parallela e le mappe di prescrizione porta importanti vantaggi economici. Ecco il caso di Agrifera, capace di risparmiare ogni anno 77 euro ad ettaro. Senza contare gli aumenti di produzione

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Agrisfera ha investito in tecnologie per il precision farming
Fonte foto: Agrisfera

In Italia le aziende che hanno adottato i principi e le tecnologie dell'agricoltura di precisione sono poche e gestiscono meno dell'1% della Sau nazionale. Strumentazioni come la guida parallela e le mappe di produzione e prescrizione sono sfruttate da un numero limitato di aziende agricole. Così come pedometri e robot di mungitura sono assenti dalla maggior parte delle stalle.

Una delle aziende che invece ha saputo abbracciare l'innovazione è Agrisfera, una cooperativa agricola in provincia di Ravenna che conduce circa 4mila ettari di terreni di proprietà. L'azienda ha una storia antica ed è il risultato di aggregazioni di diverse cooperative agricole braccianti, alcune delle quali già esistenti nel 1900. Agrisfera oggi produce sia in regime convenzionale che biologico, biologica è anche la stalla che conferisce il latte a Granarolo. Mentre una parte della produzione agricola e i reflui zootecnici vengono riutilizzati in due centrali a biogas, in un approccio di economia circolare.


 

I primi passi nel mondo del precision farming

E' dal 2009 che Agrisfera è entrata nel mondo dell'agricoltura di precisione. "A dire il vero tutto è iniziato nel 2006, quando abbiamo geolocalizzato i nostri terreni per snellire le procedure relative alla Pac. Con migliaia di particelle da gestire c'erano sempre degli errori che rallentavano l'erogazione dei contributi", spiega ad AgroNotizie Giovanni Giambi, direttore generale di Agrisfera, che incontriamo nella sede di Sant'Alberto di Ravenna.

Una volta geolocalizzata l'azienda la voglia è stata quella di andare oltre, sfruttando le tecnologie Gps per ridurre gli errori in campo. "Spesso mi capitava di girare tra le parcelle e di trovare parti di campo in cui la seminatrice era passata due volte, oppure strisce non diserbate o ancora zone di campo con crescita stentata delle piante, dovuta alla mancanza di fertilizzazione". Tutte inefficienze dettate da inevitabili errori del trattorista.

L'idea è stata allora quella di introdurre la guida parallela e comprare attrezzature a rateo variabile. Un buon trattorista infatti, anche in condizioni meteo favorevoli e all'inizio della giornata lavorativa, ha un margine di sovrapposizione dell'8-10%, che sale al 20% a fine giornata e in condizioni ambientali non ottimali. La guida automatica, che fa seguire al trattore una traiettoria perfettamente parallela, permette di diminuire drasticamente il problema. E oggi con il segnale RTK il margine di errore massimo è di due centimetri.
 
Il terminale in cabina per la guida parallela
Il terminale in cabina per la guida parallela
(Fonte foto: Agrisfera)

"Dopo aver introdotto queste tecnologie ci siamo accorti che ogni anno non lavoravamo 4mila ettari di terreno, ma 4.462. La differenza era dovuta alle sovrapposizioni, pari circa al 10%, che i trattoristi non riuscivano ad evitare andando ad occhio e che invece grazie alla guida parallela abbiamo abbattuto", spiega Giambi.

E a guardare i conti di Agrisfera, che riproponiamo di seguito, i risparmi sono stati enormi. In un anno l'azienda ha risparmiato 199.160 euro in minori costi di produzione, pari al 5,69% dei costi totali. Le ore macchina sono scese dello 0,79% (con conseguente minor uso di gasolio e minore usura). La manodopera dello 0,37% e gli agrofarmaci dell'1,48%. Se guardiamo solo alle sementi c'è stato un calo di utilizzo pari al 3,05%, che in termini assoluti significa 106.815 euro risparmiati.

I benefici riscontrati

Suddividendo i risparmi per gli ettari coltivati con le tecniche dell'agricoltura di precisione (circa 2.600 ettari se escludiamo ad esempio l'erba medica, i vigneti, i boschi e così via) è emerso che l'azienda ha messo a segno un risparmio di 77,60 euro ad ettaro. Un guadagno non indifferente se si considerano le quotazioni di mercato di prodotti come il frumento o il mais. Ma che risultano ancora più interessanti se si va a guardare agli investimenti che sono stati necessari per ottenere questa performance.

Dal 2009 al 2017 l'azienda ha infatti speso 195mila euro per l'acquisto di sistemi di guida Gps, plotter, antenne RTK e sensori di vario genere. "In un anno abbiamo praticamente ripagato l'investimento fatto", spiega Giambi. "Per questo rimango stupito quando alcuni agricoltori dicono di non poter fare investimenti in innovazione. Certo, per chi ha una manciata di ettari spendere anche 7-9mila euro per una guida parallela è impegnativo, ma ci sono moltissime aziende che potrebbero farlo senza alcun problema".

Investimenti e minori costi

Le mappe: ad ogni terreno gli input personalizzati

Oggi Agrisfera può contare su sette sistemi a guida parallela, due sistemi di mappatura delle produzioni e nove monitor RTK. Si aggiungono due seminatrici e due spandiconcime a rateo variabile, due semoventi per l'applicazione di agrofarmaci con chiusura automatica delle sezioni. Due sistemi Field Level II per il livellamento dei terreni e l'ottimizzazione della gestione dell'acqua. "Per la trinciatura del mais ci siamo rivolti ad un contoterzista a cui abbiamo imposto l'utilizzo di sensori per la mappatura delle produzioni", sottolinea Giambi.

Già, perché se la guida parallela è stata il primo step, l'utilizzo delle mappe è la naturale prosecuzione. La mappa di produzione viene generata automaticamente dalla mietitrebbia o dalla trincia dove un sensore pesa la quantità di prodotto raccolto ad ogni metro di avanzamento in campo. Quello che risulta è una mappa che riporta le aree di alta, bassa e media produzione.

"Se un ettaro produce 100 quintali di frumento non significa che ogni metro quadro produce un chilo, ma ci sono zone dove produce molto di più e altre molto di meno. Il nostro obiettivo, attraverso l'applicazione di input produttivi a dosi variabili, è quello di gestire questa variabilità", spiega Giambi.
 
Un esempio di mappa di produzione. In verde scuro le aree a maggiore produzione, in giallo quelle a minore
Un esempio di mappa di produzione. In verde scuro le aree a maggiore produzione, in giallo quelle a minore
(Fonte foto: Agrisfera)

Già, perché se il mais viene seminato su un terreno con zone sabbiose è inevitabile che in queste sia meno produttivo, perché acqua e nutrienti vengono dilavati molto velocemente. A seconda degli obiettivi aziendali si può procedere con una semina più rada, oppure aumentare gli apporti di acqua e nutrienti. Insomma, modulare la fornitura di input sulle caratteristiche del campo.

Da questo concetto Agrisfera ha intrapreso il passo successivo verso l'agricoltura di precisione: la mappatura dei terreni. "Ad oggi l'elemento di maggiore variabilità in campo è il terreno. Occorre conoscere le caratteristiche del suolo dove seminiamo per poter prendere le decisioni corrette".
 
Un esempio di mappa di applicazione (o prescrizione). I 3 colori corrispondono ai diversi dosaggi di concime che si andranno a distribuire
Un esempio di mappa di applicazione (o prescrizione). I tre colori corrispondono ai diversi dosaggi di concime che si andranno a distribuire
(Fonte foto: Agrisfera)

Quando si vuole conoscere la composizione del suolo la consuetudine è quella di procede a campionamenti casuali oppure attraverso vari schemi, come quello della W. Ma si tratta di metodi che non descrivono la variabilità in campo, quanto piuttosto offrono una media poco significativa. Agrisfera si è invece affidata ad una società esterna che mappa i terreni attraverso l'uso di sensori elettromagnetici trainati da quad. Nelle aree omogenee per conducibilità elettrica si procede a carotaggi e analisi del terreno. In questo modo si conosce davvero come varia il terreno in una parcella.

"Dovremmo finire di mappare tutte le parcelle entro il 2020. A quel punto avremo tutte le informazioni necessarie a fare davvero agricoltura di precisione", conferma Giambi. "Partendo dalle mappe di produzione e incrociandole con quelle del suolo potremo creare mappe di prescrizione da caricare sulle attrezzature a rateo variabile per seminare a densità variabile e applicare concimi a partire dalle reali necessità del campo".
 

Le resistenze all'innovazione

Innovare non è solo una questione di adozione di tecnologie, ma è anche un fatto mentale. Ci sono agricoltori, anziani e non, che per nessuna ragione al mondo abbandonerebbero le proprie abitudini. Mentre altri sono aperti alle novità. Certo, c'è sempre un periodo di adattamento in cui ognuno deve uscire dalla propria comfort zone per sperimentare qualcosa di nuovo. Ma poi ci si adatta e si apprezzano le nuove opportunità.

"Agrisfera ha una quarantina di trattoristi che si occupano di tutte le lavorazioni", racconta Giambi. "Nel 2009 siamo partiti con un gruppo di quattro a cui abbiamo chiesto di utilizzare la guida parallela, poi abbiamo coinvolto anche gli altri. Il più entusiasta è stato un trattorista sessantenne, oggi in pensione. Col passare degli anni quasi tutti si sono abituati, ma qualcuno è ancora riluttante. E questo vale non solo per i trattoristi, ma anche per i tecnici. L'unica strada è motivarli e puntare sulla formazione".

Chi si è adattato alla guida parallela non torna più indietro. Il trattore 'si guida da solo' e l'operatore può concentrarsi maggiormente sull'attrezzo e sulla qualità del lavoro. Il risultato: la produttività degli operatori è salita grazie alle facilitate condizioni di lavoro. Ed è significativo che a guidare la transizione verso il precision farming ci sia una ragazza di 27 anni, Alessandra Miserocchi.
 

Il precision farming entra in stalla

E' donna anche il responsabile del precision livestock farming, Federica Poggiolini, classe 1994, che cura la stalla con 1.200 vacche. E' lei che gestisce la piattaforma software DairyComp in cui ogni animale viene 'schedato'. I ruminometri misurano la quantità di alimenti che vengono assunti. Mentre il pedometro registra i movimenti dell'animale. A questi si aggiunge il dato del robot di mungitura. Ad oggi sono otto, ma presto saranno di più e sostituiranno completamente la sala mungitura.

L'approccio all'animale tramite robot è completamente differente da quello tradizionale. Con i robot è la vacca che entra nel box quando sente di dover essere munta. Laser individuano il capezzolo, spazzole automatiche lo detergono e successivamente si passa alla mungitura. Sensori misurano la produzione per ogni quarto e sono in grado di analizzare alcuni parametri del latte. E se ci sono problemi, ad esempio le cellule somatiche sono fuori norma, il latte viene direttamente scartato. Altrimenti finisce nel tank refrigerato.
 
Nella stalla di Agrisfera sono presenti ventilatori e spruzzatori per il benessere animale
Nella stalla di Agrisfera sono presenti ventilatori e spruzzatori per il benessere animale
(Fonte foto: AgroNotizie)

Il risultato? Vacche meno stressate e più produttive: 37 litri contro i 33 di quelle munte in sala di mungitura. E dato che la stalla è in regime di biologico, particolare attenzione è data al benessere animale. Oltre a ventilatori e nebulizzatori ad ogni vacca è permesso stare al pascolo, condizione obbligatoria durante l'asciutta.

"Agrisfera è una delle poche aziende in Italia ad aver abbracciato le tecniche di precision farming, ma se guardiamo ad altri paesi, europei e non, siamo ancora molto indietro", ci tiene a precisare Giambi. "C'è ancora moltissimo da fare, ad esempio nell'analisi dei big data e nell'implementazione dei Dss, i Sistemi di supporto alle decisioni che sono sicuro ci permetteranno di razionalizzare ancora di più le risorse impiegate. Dalla fondazione di Agrisfera ad oggi il nostro obiettivo è sempre stato lo stesso: produrre cibo in maniera sempre più efficiente e sostenibile. E speriamo di essere di ispirazione anche ad altri agricoltori".

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