Gli occhi del mondo sono ora puntati sul mais, per capire quanto la siccità ha influito sulle produzioni in campo e come evolveranno i raccolti in Europa e nel Nord America, dove il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti (Usda), solitamente molto affidabile nelle sue previsioni, stima un calo delle quantità rispettivamente del 15% e del 5% rispetto al 2021.

 

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Il bilancio mondiale dovrebbe così assestarsi su minori produzioni a livello globale del 3,2% sull'annata precedente, con gli unici dati positivi provenienti dal Sudamerica, dove l'Usda ipotizza un aumento dei raccolti dell'8,6% per il Brasile e del 3,8% per l'Argentina. Due Paesi che valgono rispettivamente il 10,7% e il 4,7% delle produzioni planetarie.

 

Il resto del mondo registra il segno meno. Anche la Cina (-0,6%), che da sola detiene il 67,4% degli stock mondiali e che, per effetto di un rallentamento significativo delle importazioni (-21,7%), vedrebbe diminuire - anche se di poco - il volume degli stoccaggi a 204,22 milioni di tonnellate, che sono pur sempre i due terzi esatti (66,6%) di tutto il mais immagazzinato a livello mondiale.

 

I dati, consultabili liberamente sulla home page di Teseo, rilanciano il tema della sicurezza alimentare e gli occhi, come sempre, devono essere rivolti essenzialmente alla superpotenza emergente: la Cina. Anche perché solo pochi giorni fa il presidente Xi Jinping, come ha ricordato il Financial Times, ha deliberatamente messo in relazione la sicurezza alimentare con la sicurezza nazionale e il suo Governo ha definito le sementi come i "chip dell'agricoltura". Un'immagine retorica efficacissima, tenuto conto delle mire di Pechino su Taiwan, che la Cina considera una propria estensione legittima nel mare di fronte alle proprie coste e che è leader a livello globale per la produzione dei microchip.

 

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In quest'ottica, la lotta ai cambiamenti climatici, la ricerca di nuove sementi più performanti per rese per ettaro e più resistenti agli stress ambientali, ma anche una strategia ben definita in termini di acquisti e di mercato sono strettamente connesse.

 

Forse avremo scongiurato, nonostante una produzione di grano in flessione - sempre per fattori climatico-ambientali - tanto in Unione Europea (-4,5% rispetto al 2021) quanto in India (-6%), il rischio di una crisi alimentare globale, forse grazie anche a un aumento delle produzioni in Usa (+8,3%), in Russia (+17,1%) e in Cina (+0,8% sul 2021), che ha scavalcato l'Ue-27 in termini di produzione ed è diventato il primo produttore mondiale con un volume di 138 milioni di tonnellate di grano.

 

La ripresa dell'export dell'Ucraina di grano resta un altro fattore chiave per la circolazione delle merci e il ridimensionamento dei prezzi. Vediamo qualche numero, aggiornato alla fine di agosto. Dal 22 luglio scorso, quando cioè è stato sottoscritto un accordo di esportazione tra Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite per consentire la riapertura dei porti, fino a quasi tutto il mese successivo, hanno lasciato i porti dell'Ucraina 61 navi mercantili, che trasportavano circa 1,5 milioni di tonnellate di cereali, per il 63% rappresentati dal mais, il 17% dal grano e il 6% dall'orzo. Il Paese non è tornato ai livelli di esportazione prebellici.

 

Secondo la Società di consulenza ucraina UkrAgroConsult, al 24 agosto scorso, 1,02 milioni di tonnellate di grano erano state spostate in agosto tramite traversata terrestre o marittima e a ottobre, secondo fonti governative ucraine, le esportazioni agricole potrebbero aumentare a 6-6,5 milioni di tonnellate.

Tuttavia, l'Usda prevede che le esportazioni di mais ucraino previste per la stagione 2022-2023 diminuiranno di 12,6 milioni di tonnellate rispetto alla media quinquennale, con grano e orzo in calo rispettivamente di 7 e 2,7 milioni di tonnellate.

 

Restano da risolvere le nuove tensioni fra Ucraina e Russia, con Mosca che è tornata proprio nelle ultime ore ad accusare Kiev e l'Occidente di traghettare i carichi di cereali in Europa, anziché verso i Paesi dell'Africa, maggiormente bisognosi, a detta di Mosca, di aiuti umanitari per scongiurare crisi alimentari (che un giornalista attento come Federico Rampini sul Corriere della Sera, avrebbe invece escluso già nelle scorse settimane, sostenendo che il mondo produce più cereali del fabbisogno reale).

 

La produzione in campo di cereali in Ucraina, comunque, è prevista in calo sia per il raccolto 2022 che per il 2023, con un impatto su ciò che può essere esportato a lungo termine. Si stima che il raccolto di grano dell'Ucraina nel 2022 scenderà a 50 milioni di tonnellate, da 86 milioni di tonnellate nel 2021.

Secondo Refinitiv, l'Ucraina ha seminato più di 6 milioni di ettari di grano invernale per questo raccolto, ma solo circa 4,6 milioni di ettari sarebbero stati raccolti a causa dell'invasione russa.

 

Quanto ai listini, le ultime rilevazioni alla Camera di Commercio di Milano hanno visto il frumento tenero toccare i 385 euro/tonnellata, dopo che alla fine di maggio aveva raggiunto l'apice dei 425 euro. Il frumento duro, invece, è sceso a 519 euro/tonnellata, una cifra più contenuta rispetto ai 551 euro di inizio giugno.

 

Cosa accadrà ai prezzi? Le tendenze dei future riportate da Agriculture and Horticulture Development Board (Ahdb) vedono una sostanziale stabilità, il che significa mercati su valori elevati anche per i prossimi mesi.

 

Difficile tuttavia affermarlo con certezza, perché vi sono più variabili in campo. La disponibilità di prodotto, innanzitutto. I volumi scambiati rappresentano un altro elemento che potrebbe indicare una direzione o l'altra rispetto a domanda e offerta e, di conseguenza, i prezzi. Fra gennaio e luglio, ad esempio, la Cina ha rallentato gli acquisti di cereali (-8,1% rispetto allo stesso periodo del 2021, Fonte: Teseo). Lo scorso luglio, addirittura, la frenata ha superato il 28,5% su base tendenziale.

 

La Russia non sta fornendo dati ufficiali e le dinamiche restano oscure, eccettuate alcune ricostruzioni operate dall'Usda, che preconizza un aumento dei raccolti di grano, come detto, del 17,1% e previsioni di un incremento dell'export di frumento del 27,3%. In quale direzione? Verso Paesi "amici" o, indipendentemente dalle alleanze, al miglior offerente? Ricordiamo che non esiste alcun embargo al trade di cereali.

 

La zootecnia è un'altra variabile. Il mondo, proiettato verso gli 8 miliardi di abitanti, consumerà più carne. Questo significa che sarà necessario incrementare le produzioni in campo. Tuttavia, il peso dell'energia e il caro mangimi stanno frenando le produzioni in alcune aree del mondo (Unione Europea, ma anche Nord America) e alcune inefficienze produttive dovute a ritardi tecnologici o infrastrutturali, come ad esempio la Cina, dove i costi per chilogrammo sono più alti rispetto ad altre aree più evolute.

 

Un altro elemento da non sottovalutare, accanto alle incognite collegate all'evoluzione della guerra in Ucraina, che potrebbero portare a nuovi blocchi dei trasporti o rafforzare situazioni di protezionismo (vedi l'India), è il fattore speculativo, che ha accompagnato - per non dire esasperato - gli ultimi mesi.

 

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Resta il nodo dei costi di produzione, che si confermano elevati. L'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia potrebbe ridurre i margini per il 2023, nonostante una riduzione dei prezzi del greggio. Anche i prezzi dei fertilizzanti dovrebbero mantenersi elevati, aggiungendosi agli input a costo variabile. Sempre di più ricerca e innovazione sembrano essere una delle strade obbligate per restituire competitività alle aziende agricole.