Non si capisce bene se si scambino semplicemente il testimone, oppure se siano in competizione fra loro per donazioni o quote associative, ma sull'agricoltura WwfGreenpeace e altre associazioni "green" battono sempre gli stessi chiodi: chimica agraria e biotech. Talvolta anche allevamenti, giusto per non farsi mancare nulla. 

 

Chiodi parecchio arrugginiti, però, visto che alla fin fine gli argomenti sono sempre quelli: le api che starebbero scomparendo, i danni alla salute umana, le devastazioni ambientali con acque di fiumi e laghi spesso descritte alla stregua di torbidi fluidi contaminati da un'agricoltura schiava della chimica agraria. Non da meno le opposizioni al biotech, comprese le nuove tecniche di genome editing, note anche come Tea o tecniche di evoluzione assistita. 

 

Poco importa che ogni dato Fao dica che le api non stiano affatto scomparendo (+47% di colonie a livello globale dal 1990 al 2021). Poco importa che i danni alla salute siano sempre paventati, ma mai dimostrati. L'importante è sollevare polveroni mediatici, cavalcando istanze locali promosse da cittadini vittime di quella eco-anxiety aggravata proprio dalle associazioni verdi stesse. 

 

A questo giro di giostra è il Wwf a sferrare l'ennesimo affondo contro l'agricoltura e lo fa tramite un comunicato stampa emesso in occasione di "Agricoltura è", evento romano di fine marzo sulla falsariga del G7 agricoltura di Siracusa del 2024. 

 

Storie già viste, ma serve parlarne

Attacchi simili erano già stati commentati con un articolo pubblicato nel febbraio 2024, sempre a seguito di un analogo comunicato del Wwf in cui, ça va sans dire, si attaccava il comparto agricolo soprattutto sul fronte delle emissioni climaleranti, cogliendo pure l'occasione di sferrare stoccate anche alla chimica agraria. 

 

Le diverse fallacie insite nelle accuse del Wwf furono analizzate una per una e il risultato venne raccolto in un documento scaricabile che ancora oggi è lasciato a disposizione di chi voglia capire come stiano in realtà le cose. Ogni controargomentazione venne ovviamente corredata dei necessari riferimenti bibliografici, poiché i dati citati non erano certo stati prodotti dalla redazione di AgroNotizie, bensì da agenzie e autorità di ordine nazionale e internazionale. 

 

Anno nuovo, accuse vecchie

Simile negli intenti rispetto al precedente, anche il comunicato del Wwf emesso nel marzo 2025 merita però di essere commentato, per lo meno su alcuni specifici punti, come per esempio le marce dei cittadini dell'area Prosecco e le nuove tecnologie di evoluzione assistita. Circa le prime, ossia le paure delle popolazioni locali, sono stati prodotti specifici articoli e documenti scaricabili a futura memoria. 

 

Il primo approfondimento venne incentrato proprio sull'area del Prosecco e fu basato sui dati sanitari forniti dalla locale ULSS2, i quali confermano come non esista correlazione fra incidenza tumorale e densità di coltivazione della vite, né fra incidenza tumorale e superficie vitata pro capite. 


La distribuzione dei casi di tumore appare cioè svincolata dalla presenza di vigneti, come pure le statistiche sanitarie generali della provincia di Treviso e dell'area di competenza della ULSS2 di Treviso indicano un continuo miglioramento dello stato di salute e della longevità della popolazione. Cioè il contrario di quanto la popolazione percepisce.

 

Oltre a questo articolo ne sono stati prodotti altri, sempre incentrati sui temi oncologici e sanitari. Uno specifico approfondimento è stato per esempio dedicato alla comparazione delle statistiche sanitarie della Provincia di Treviso con quelle italiane ed europee, scoprendo che il Trevigiano è una fra le aree migliori in cui si possa vivere. Per lo meno quanto a salute. Cioè il contrario di quanto la popolazione percepisce.

 

A ulteriore ampliamento del tema è stato poi realizzato un altro documento basato sulle specifiche statistiche oncologiche delle diverse province della Regione Veneto: con buona pace degli allarmisti di professione, è emersa una correlazione inversa fra morti per tumore e superfici vitate, come pure fra decessi e quantità di agrofarmaci impiegati. 

 

In sostanza, le province a più elevata mortalità tumorale sono quelle in cui meno sono presenti le viti e dove vengono usati meno agrofarmaci. Ossia il contrario di quanto diffuso dalla narrazione pseudo-ambientalista e il contrario di quanto la popolazione percepisce.

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Analizzando i trend pluriennali di mortalità oncologica in Veneto, appare una netta separazione fra le tre province a maggior mortalità e le quattro a mortalità inferiore, ossia quelle caratterizzate da un maggior uso di agrofarmaci e una maggiore estensione della viticoltura

(Fonte: Donatello Sandroni)

 

Ma non basta: anche sulla Val d'Adige, altra zona calda sul fronte "no-pesticidi", sono state decostruite diverse speculazioni contro la chimica agraria. Speculazioni basate sull'uso fuorviante del concetto di "presenza" trasformato per magia nel concetto di "pericolo". Di fatto, l’analisi degli usi di agrofarmaci in provincia di Bolzano, sia espressi per tonnellate, sia per tipologie di prodotti, dimostra come non vi sia in corso alcun “aumento massiccio di pesticidi”, come spesso viene affermato da associazioni e stampa locale. Semmai vi è stata una diminuzione. Trend, questo, in linea con la diminuzione tendenziale pluridecennale a cui si assiste in Italia. 

 

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Calo negli usi di agrofarmaci in Italia dal 1990 al 2022, espressi come formulati commerciali o come sostanze attive: una verità scomoda per la narrazione allarmista e che pertanto viene sistematicamente omessa dalle associazioni green

(Fonte: Donatello Sandroni)

 

Inoltre, il quadro sanitario complessivo della popolazione altoatesina appare fra i migliori d’Italia, talvolta il migliore in assoluto. Come pure gli aspetti ambientali non evidenziano alcun "disastro", anzi. Evidenze, queste, che dovrebbero bastare da sole per mitigare le apprensioni della popolazione locale, la quale pare infatti godere di livelli di salute invidiabili da parte del resto dei connazionali.  

 

Circa l'ambiente, sono stati pubblicati anche alcuni specifici articoli, dimostrando come gli agrofarmaci siano solo alcuni fra i numerosi contaminanti di fiumi e laghi, senza peraltro mostrare concentrazioni tali da far ipotizzare danni al comparto acquatico. Di ciò si è anche trattato durante l'edizione 2021 di Eurotox, l'associazione europea di tossicologia. 

 

Anche il biotech sotto accusa

Infine, le colture biotech. Perché il fronte green non vuole nemmeno quelle. A dispetto della narrativa "Frankenstein", però, gli organismi geneticamente modificati sono tutt'altro che esimi sconosciuti. In base ai report condivisi da Isaaa, acronimo di International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications, da quando gli ogm furono lanciati, nel 1994, si può stimare ne siano stati seminati 42.280.000 Km2, pari alla superficie di Russia, Canada, Cina, India e Argentina messe insieme. Solo a soia, mais, cotone e colza sarebbero stati coltivati 3.433.000.000 ettari a livello mondiale nei 27 Paesi in cui queste colture sono autorizzate. 

 

Considerando le densità medie di semina per queste colture, si può quindi stimare anche il numero di semi ogm posti a dimora, toccando numeri esorbitanti, tanto esorbitanti da risultare perfino di difficile comprensione: 1.038.925.440.000.000 semi ogm piantati.

 

A chi sostiene che degli ogm non ne sappiamo abbastanza, si può quindi serenamente rispondere che a non saperne abbastanza è semmai chi li osteggia dal basso della propria ignoranza

 

Barricate contro il progresso

Oggi nuove tecnologie si affacciano al mondo, frutto di anni di ricerca pubblica e figlie di scienziati e scienziate che per il loro lavoro hanno vinto anche un Premio Nobel. Nonostante ciò, con una tetragona ostinazione che ricorda da vicino quella dei no-vax verso i nuovi vaccini a mRNA, i no-ogm sono schierati anche contro il nuovo genome editing

 

Eppure, queste nuove soluzioni potrebbero contribuire a diminuire proprio l'uso dei tanto odiati "pesticidi", offrendo strumenti grazie ai quali la selezione di nuove varietà resistenti alle malattie può essere molto più breve. E ciò va a vantaggio proprio dell'agricoltura sostenibile, poiché se un patogeno muta, e quindi aggira i meccanismi di resistenza, non si possono aspettare anni affinché si riesca a ottenere una nuova varietà resistente tramite tecniche di selezione convenzionale

 

In attesa delle prossime mosse

Va da sé che chi scrive sa bene che a breve usciranno altre comunicazioni contro gli strumenti alla base dell'agricoltura moderna, quella tecnologica, cioè quella che serve. La paura fa 90, si suol dire, è l'allarmismo pseudo-ecologista lo sa bene.

 

Quindi le associazioni green continueranno a chiedere compulsivamente di tagliare, tagliare, tagliare, ignorando bellamente che senza agrofarmaci e genetiche moderne non è possibile produrre cibo a sufficienza per tutti, esattamente come diviene impossibile curare le persone malate in assenza di medicine e di strumenti chirurgici

 

E quindi no: un'agricoltura senza chimica e genetica non è "libera": è fallimentare. Chi ignora questo non è amico né dell'ambiente, né della salute. Sarà bene che i cittadini inizino a comprendere questa banale evidenza, prima di affondare definitivamente la barca sulla quale loro stessi stanno navigando.