Xylella, l'Efsa non sblocca le barbatelle salentine: danni per 20 milioni di euro

Da Roma il Tar Lazio invece ferma gli abbattimenti di alberi nel raggio di 100 metri dagli ulivi infetti

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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I vivaisti della Puglia bloccati dal parere dell'Efsa non potranno commercializzare le barbatelle nella stagione dei trapianti
Fonte foto: © Giorgio Clementi - Fotolia

Giornata dura ieri sul fronte della Xylella fastidiosa.

Da Parma l’Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, dirama parere negativo allo sblocco del settore vivaistico viticolo pugliese, chiesto dalle autorità italiane alla Commissione europea in sede di Comitato permanente per la salute delle piante: le barbatelle pugliesi restano così confinate proprio nella stagione dei trapianti, in pratica resta congelata una produzione lorda vendibile di 20 milioni di euro, largamente concentrata nel Salento, con un danno enorme per la già provata economia agricola pugliese colpita dalla Xylella.

Le conclusioni negative dell’Efsa sono state raggiunte nell’ambito della valutazione di recenti studi ed esperimenti effettuati in Puglia, dove si conosce la presenza del ceppo CoDiRo del batterio Xilella fastidiosa sin dall’ottobre 2013. Uno, in particolare, condotto sotto la regia del ministero per le Politiche agricole italiano, aveva condotto alla conclusione che la Vitis vinifera non è pianta ospite e pertanto le barbatelle pugliesi potrebbero essere liberamente commercializzate.

La Commissione europea, come noto, con il pronunciamento del maggio scorso, aveva invece prescritto in via precauzionale l’embargo sulle barbatelle.

Stephan Winter, a capo del gruppo di lavoro che ha valutato le nuove informazioni, provenienti dal Mipaaf, ha dichiarato ieri: "Le risultanze degli studi condotti finora sono molto promettenti e costituiscono una buona base per ulteriori verifiche, che potrebbero escludere che la vite sia un ospite di questo particolare ceppo del batterio”.

Ma Winter aggiunge: "La nostra valutazione suggerisce tuttavia che, sebbene la vite non sia uno degli ospiti principali del ceppo CoDiRO e le piante, a quanto pare, non soccombano né sul campo né in laboratorio, non esiste attualmente alcuna prova inequivocabile che la vite non costituisca una fonte d’infezione".

Si tratta di un’applicazione del principio di precauzione che l’Efsa così argomenta: “Le indagini sul campo non hanno evidenziato alcun caso di viti infette e nessuna delle viti usate negli esperimenti è stata infettata, né per inoculo né per contatto con gli insetti. Tuttavia il gruppo di lavoro ha rilevato alcune incertezze che non permettono di escludere la possibilità che la vite sia una pianta ospite del ceppo CoDiRO”.

Gli esperti hanno osservato che, sebbene le indagini sul campo siano negative, "non sono disponibili informazioni sulle popolazioni di insetti vettori infettivi presenti nei vigneti". Mancherebbe negli studi italiani un’indagine entomologica sulla Cicalina sputacchina.

La nota dell’Efsa inoltre aggiunge: “Sugli esperimenti d’inoculo hanno posto questioni sullo scarso numero di viti utilizzate, sul rigore della procedura d’inoculazione e sull'uso di un’unica varietà di vite”.

Vale la pena ricordare però che il Mipaaf aveva invece rivendicato pubblicamente l’utilizzo di molte varietà di vite e di un numero ritenuto congruo di esemplari sottoposti ad inoculo.

“Riguardo agli esperimenti di trasmissione vettoriale, le incertezze ruotano sul livello di attività degli insetti e su quanti batteri essi possano aver trasferito alle piante sperimentali" sottolinea ancora la nota dell’Efsa, che in pratica mette in dubbio vitalità degli insetti e presenza di test in grado di rivelare preventivamente la presenza di Xylella nel pungiglione, lì dove a titolo di esperimento sono stati catturati esemplari di Cicalina sputacchina per tentare una contaminazione delle viti.

Winter ha aggiunto: "Le malattie causate da Xylella fastidiosa sono il risultato di interazioni altamente complesse tra agenti patogeni, vettori e piante ospiti. Ci sono così tante incognite - come il comportamento degli insetti e le condizioni ambientali - che esperimenti di questo tipo sono irti di difficolà e incertezze".
 
Sempre ieri, il Tar del Lazio ha concesso la sospensiva del piano del commissario straordinario Giuseppe Silletti nella parte in cui dispone l'eradicazione degli ulivi che si trovano nel raggio dei 100 metri rispetto a quelli infetti da Xylella fastidiosa. I tagli sono stati fermati, fino al prossimo 16 dicembre, quando sarà discusso il merito di tutti i ricorsi formulati. La sospensiva ha valore solo nei terreni di quanti hanno formulato l'impugnazione che si trovano a Oria, Torchiarolo e Cellino San Marco.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura unione europea olivicoltura vivaismo Xylella fastidiosa

Temi caldi: Emergenza Xylella fastidiosa

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