Quipu, la quinoa italiana

Abbiamo intervistato Paolo Casini dell'Università di Firenze per farci spiegare le caratteristiche e le tecniche colturali di una nuova cultivar adatta ai nostri climi selezionata dallo stesso ateneo

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Una coltivazione di Quipu nei campi sperimentali di Arezzo
Fonte foto: Università di Firenze

La quinoa, pianta originaria del Sud America, nome scientifico Chenopodium quinoa Willd., costituisce un pilastro dell'alimentazione nelle Ande dove tradizionalmente ha un posto analogo a quello che ha il frumento da noi. Ma anche in Italia questa pianta sta prendendo sempre più piede in tavola.

La quinoa è uno pseudocereale, cioè una pianta dicotiledone, nel caso specifico della famiglia delle Chenopodiacee, di cui si usano i semi mangiati tal quali o utilizzati per fare farina. A determinarne il successo anche sulle nostre tavole sono state le sue proprietà nutraceutiche e il fatto che sia naturalmente priva di glutine e quindi adatta per i celiaci.

Ma oltre che sulle tavole la quinoa sta arrivando anche nei nostri campi, grazie a un progetto dell'Università di Firenze che ha selezionato una varietà adatta ai nostri climi: la "Quipu".

E noi abbiamo intervistato Paolo Casini, dell'ateneo fiorentino, per farci spiegare le caratteristiche di questa cultivar, le tecniche colturali necessarie e le opportunità per gli agricoltori che vogliano coltivarla.

Paolo Casini, come e quando è nato questo progetto e l'interesse dell'Università di Firenze per la quinoa?
"L'interesse parte da lontano, dal 1999, quando il nostro dipartimento è stato il coordinatore nazionale del programma 'Fao-Una-Peru American and European test of quinoa (Chenopodium quinoa)'. In occasione di quel progetto sono stati condotti i primi studi sull'adattamento di questa pianta ai nostri ambienti presso il 'Centro per il collaudo ed il trasferimento dell'innovazione' di Terre regionali toscane, a Cesa, in provincia di Arezzo. Da quell'anno, a parte un periodo di pausa forzata per mancanza di finanziamenti, i nostri studi si sono affinati non solo nei riguardi di questo pseudocereale, ma anche in quelli dell'amaranto, altra specie destinata a farsi strada sulle nostre tavole e nei nostri campi".

Come è stata realizzata la varietà Quipu e perché è adatta ai nostri climi?
"Ci preme sottolineare che la nostra varietà non è Ogm, ma ottenuta attraverso la metodologia classica dell'incrocio e, più esattamente, originata da un 'polycross' tra genotipi scelti tra un pool di 52 e valutati per alcune loro caratteristiche come l'adattabilità al nostro fotoperiodo (durata dell'illuminazione diurna), precocità, peso di mille semi superiore a 2 grammi e architettura della pianta. Per quest'ultima caratteristica ci siamo orientati su piante alte circa 80-100 centimetri, prive di ramificazioni e dotate di un solo grande panicolo apicale. L'aspetto del fotoperiodo è risultato ovviamente determinante per consentire alle piante di esprimersi nella loro potenzialità produttiva".

La Quipu è adatta a tutta l'Italia, dalle Alpi alla Sicilia? Quali sono gli ambienti migliori da un punto di vista climatico e pedologico?
"La Quipu è nata e si è evoluta nell'ambiente del centro Italia ed è per questo ambiente che siamo certi di quello che affermiamo circa la sua produttività; ambiente caratterizzato da elevate temperature estive e tendenzialmente siccitoso. Al momento non abbiamo provato a coltivarla in realtà pedoclimatiche anche molto diverse dalle nostre".

Paolo Casini dell'Università di Firenze
Paolo Casini in un campo di amaranto, altro pseudocereale studiato a Firenze
(Fonte foto: Università di Firenze)

Come si coltiva la quinoa e come si può inserire in un ordinamento colturale?
"Nel nostro ambiente del centro Italia la semina è di fine inverno tenendo presente che la temperatura minima necessaria per la germinazione è di circa 5°C. Questo è il periodo migliore che assicura le massime rese. Dalle nostre sperimentazioni in campo si è visto che ritardi di dieci-quindici giorni comportano riduzioni della produzione superiori al 10-15% ed oltre nel caso si superino i trenta giorni. La durata del ciclo produttivo è di circa 160-180 giorni secondo l'andamento stagionale e ciò significa che, nel caso di una semina eseguita tempestivamente, si può procedere alla raccolta nel mese di agosto. La specie è mediamente tollerante alla siccità ed il ricorso all'irrigazione, di norma, non è economicamente conveniente. Alle nostre latitudini ed in considerazione dell'epoca di semina, la quinoa può essere considerata una coltura da rinnovo al pari del mais o del girasole".

Riguardo alla semina, come si semina? Con che densità di seme e che con che tipo di seminatrice?
"Il quantitativo di seme necessario per ettaro è limitato (10-15 chilogrammi) e per poter eseguire una semina a fila continua come quella del frumento, si possono utilizzare le seminatrici di precisione ponendo il seme nel microgranulatore, oppure le seminatrici pneumatiche in linea. Comunque, secondo la superficie totale da seminare, sarebbe consigliabile mescolare al seme un concime microgranulato per aumentare la massa da distribuire sull'unità di superficie.
In accordo al cantiere di lavorazione disponibile in azienda, l'interfila può essere la stessa utilizzata per il frumento oppure di 50-60 cm con una densità intorno a 35 piante per m2. Da non sottovalutare anche la possibilità di effettuare la semina a file binate per poter intervenire meccanicamente per il controllo delle infestanti"
.

La quinoa è della stessa famiglia di una temibile infestante, il Chenopodium album L., noto anche come farinaccio o spinacio selvatico. E' un problema? Come si può gestire questa e altre infestanti?
"La specie di Chenopodium coltivata non è così persistente nel terreno come quella spontanea. Comunque, fino a questo momento, nella nostra azienda, ricorrendo alla sempre buona pratica agronomica degli avvicendamenti, non abbiamo avuto problemi al riguardo. Considerando che un importante valore aggiunto della coltivazione della quinoa nel nostro paese è quello della produzione biologica, la gestione delle infestanti può essere condotta meccanicamente con il ricorso, anche combinato, di erpici strigliatori, sarchiatori con organi di varia forgia e finger-weeder".

Per la raccolta che tipo di mietitrebbia si deve usare? E' facilmente reperibile sul territorio, magari presso contoterzisti?
"Si possono utilizzare le mietitrebbie da frumento dotate di opportuni vagli per semi piccoli e regolando di conseguenza battitore, controbattitore e flusso dell'aria".

Un campo di quinoa Quipu matura
Un campo di Quipu in fase di maturazione
(Fonte foto: Università di Firenze)

Quale è la produzione media ad ettaro?
"Con semine eseguite tempestivamente e con decorso stagionale ottimale, si possono raggiungere 1,0-1,5 tonnellate per ettaro di seme pulito, decorticato e desaponificato".

E dal punto di vista del mercato, attualmente chi acquista semi e quale è la loro quotazione?
"Se si riferisce al seme acquistato per la sua trasformazione in farina o venduto tale quale in confezioni per il dettaglio, il prezzo attuale è di circa 3.300 euro per tonnellata. Se invece fa riferimento al seme certificato per la riproduzione siamo intorno ai 35 euro per chilo".

Di molte Chenopodiacee, prime tra tutte le bietole, gli spinaci e le barbabietole, sono commestibili anche (o soprattutto) le foglie. E' così anche per la quinoa? E si può pensare a una coltivazione per questo uso?
", anche la quinoa può essere consumata come verdura, ma credo difficile la sua diffusione in Italia sotto questa forma".

Se un agricoltore volesse iniziare a coltivare questa pianta, dove può trovare i semi di Quipu?
"In Italia si coltiva già la quinoa facendo ricorso a varietà di provenienza Nord Europea. Per quanto riguarda la Quipu, l'università non può commercializzare seme certificato ed al momento la nuova varietà è coperta da licenza che l'ateneo di Firenze può cedere ad eventuali interessati alla sua moltiplicazione e vendita".

E infine, perché il nome Quipu?
"Eravamo alla ricerca di un nome evocativo della zona di origine. Con 'Quipu', in lingua quechua degli Inca, si indica un particolare manufatto costituito da una serie di cordicelle annodate in modo particolare che serviva, tra l'altro, anche a far di conto del bestiame e dei prodotti agricoli in genere acquistati o venduti".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione ricerca interviste quinoa università

Rubrica: AgroInnovAzione

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