Girasole, raggio di luce per l’agricoltura italiana

Il trend produttivo in Italia è negativo, ma il mercato è in crescita e le prospettive sono positive. Intervista a Andrea Del Gatto del Crea e Daniele Duca dell'Università delle Marche

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Il trend è negativo: si è passato dagli oltre 200mila ettari dei primi anni duemila ai 110mila ettari del 2017
Fonte foto: © Rafixx - Pixabay

Il girasole ha solleticato nel passato la fantasia di molti artisti, diventando spesso strumento di rappresentazione del loro mondo interiore. Tra i pittori ricordiamo Vincent Van Gogh, Antoon Van Dyck, Gauguin, Gustav Klimt ed Egon Schiele che ne fecero il protagonista di alcuni quadri. Ma anche gli scrittori si sono cimentati con questo fiore, come ad esempio Oscar Wilde, Eugenio Montale e Gabriele d'Annunzio. Per non parlare della cantante Giorgia, che al fiore ha dedicato la canzone tormentone dell'estate '99, e Paul Weller con la sua "Sunflower".

Una pianta quindi molto amata e dal forte simbolismo. Oggi è una delle principali colture oleaginose, sia in termini di superfici agricole che di impieghi industriali. Una delle sue principali destinazioni è la produzione di olio: circa l'8% del volume di oli alimentari a livello mondiale.
Il mercato ne richiede sempre di più e le superfici coltivate crescono. Trend però che non rispecchia la situazione italiana: nel 2015 il consumo di olio di girasole è aumentato del 184%, salendo a 587 milioni di litri, ma il 70% viene importato dall’estero perché noi ne produciamo pochissimo. Le superfici infatti sono calate dagli oltre 200mila ettari dei primi anni Duemila ai 110mila ettari del 2017. Una delle tante contraddizioni di questo nostro Bel Paese. Il vero problema è legato alle quotazioni di mercato che non hanno dato piena fiducia agli agricoltori. 
 

GIRASOLE

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Il girasole è stato protagonista di un convegno dal titolo 'La coltura del girasole in Italia: contributi della ricerca, usi industriali e prospettive di filiera', promosso da Assosementi, che si è tenuto il 23 febbraio 2018 presso la Certosa di Pontignano, a Castelnuovo Berardenga (Si).

Ma cosa sta veramente accadendo al girasole in Italia? AgroNotizie ha chiesto ad Andrea Del Gatto, ricercatore del Crea - Centro di ricerca per le colture industriali (Cin) di Osimo (An) e coordinatore scientifico del progetto 'Qualità girasole' e Daniele Duca, ricercatore dell'Università Politecnica delle Marche, di rispondere a qualche domanda per conoscere presente e futuro del girasole in Italia.

Dottor Del Gatto, cosa rappresenta oggi il girasole in Italia?
"Il girasole è una coltura importante in Italia, soprattutto nell'area centrale dove si affermata come pianta da rinnovo. E' facile da coltivare e ha una certa economicità potenziale. Il suo trend però è in discesa, a differenza di quanto sta succedendo nel resto del pianeta: nel 2017 nel nostro Paese sono state prodotte 220mila tonnellate su una superficie di 110mila ettari, molto meno rispetto al passato. Il problema principale di questa tendenza è il prezzo: negli ultimi anni non è soddisfacente e di conseguenza cala l'interesse.

C'è comunque un mercato degli oli alimentari, principale destinazione d'uso, che sta cambiando e conseguentemente potrebbe modificarne l'interesse in modo positivo. Un grande aiuto è arrivato dall'innovazione varietale che ha permesso di creare ibridi dall'alto contenuto di acido oleico, un acido grasso monoinsaturo appartenente alla famiglia degli omega-9 resistente all'ossidazione ed utile per il benessere della salute. 
La fortuna dell'olio di girasole alto oleico si deve alla sua versatilità d'impiego ed alla 'leggerezza'. Anche l'industria alimentare ed il settore dolciario si stanno avvicinando a questo prodotto per la preparazione di sughi, sottoli, salse e prodotti da forno. Senza dimenticare che sempre più spesso si vedono bottiglie di questo olio sugli scaffali della Gdo. In un olio di girasole prodotto da queste varietà si può arrivare ad avere un contenuto di oleico pari al 90%, mentre prima si arrivava al 20-30%; in quello d'oliva si arriva a 70-80%. E le varietà oggi sono molto più stabili ed uniformi del passato".

 
Un bel campo di girasoli, coltura dal grande potenziale in Italia
Il futuro del girasole sarà positivo, soprattutto grazie agli ibridi alto oleici
(Fonte foto: © WikiImages-Pixabay)


E quale sarà il suo il futuro? 
"Credo proprio che il futuro del girasole in Italia sarà roseo e che gli agricoltori riusciranno a coglierne l'opportunità. Il forte rinnovo varietale ha permesso di migliorarne le performance produttive e di avvicinarci alle nuove esigenze del mercato. In primis la presenza degli ibridi alto oleici, veri e propri 'boost' per il settore.
Un'altra spinta può arrivare da un'ulteriore differenziazione della destinazione d'uso. I nuovi ibridi infatti sono sempre più adatti alla produzione di panello, valida alternativa nell'alimentazione delle vacche da latte, minor costo ed alte rese, e per i suini, maggiore qualità e conservazione delle carne.
Da sviluppare la resistenza alla Peronospora, malattia fungina che può compromettere lo sviluppo delle piante e la produzione di seme. E' molto invalidante per la coltivazione ed al momento non siamo ancora stati in grado d'identificare le razze specifiche con cui dobbiamo combattere. Così la difesa non è riuscita ad essere sufficientemente efficace. Fino ad oggi non è stato possibile effettuare una ricerca ed una sperimentazione specifica su questo tema, anche per mancanza di finanziamenti"


Cosa rappresenta il progetto 'Qualità girasole'?
"Nasce nel Duemila sotto la spinta di Assosementi, anche se la rete era già presente ed attiva dal 1990 grazie al supporto finanziario del Mipaaf. Lo scopo del progetto è quello di poter testare i differenti ibridi prodotti delle aziende sementiere aderenti per verificarne adattabilità, produttività e caratteristiche nei diversi areali produttivi. In questo modo è possibile creare informazioni super partes da poter passare agli agricoltori ed ai tecnici".
 
Il girasole è importante anche per produzione biogas e biocarburante
Il girasole è importante anche per produrre biogas e biocarburante
(Fonte foto: © Ulleo-Pixabay)
 

Girasole, una pianta per l'energia

Il girasole può avere importanza nella produzione di biomassa e di biocarburante. Si sta studiando molto su questo fronte e Daniele Duca dell'Università Politecnica delle Marche ci spiega lo stato dell'arte ed il potenziale sviluppo del settore.  

Energia da biomasse. Quale è la potenzialità del girasole?
"Quando si parla di girasole ad uso energetico generalmente ci si riferisce alla filiera di produzione di olio di girasole da utilizzare sia come combustibile in un impianto di produzione di energia elettrica o di cogenerazione, sia come materia prima per la produzione di biocarburante per autotrazione.
Potenzialmente la produzione di olio ad ettaro è intorno ad una tonnellata, che in annate favorevoli può aumentare mentre in annate sfavorevoli può diminuire. In termini di biodiesel ottenibile i quantitativi sono praticamente gli stessi: da una tonnellata di olio si ottiene circa una tonnellata di biodiesel.
Dalla coltivazione del girasole si ottengono anche residui di coltivazione (cinque tonnellate circa) che potrebbero essere valorizzati come biomassa ad uso energetico".


Quanto è sostenibile la filiera del girasole per le produzioni energetiche ed alimentari?
"La sostenibilità è un concetto complesso che include aspetti economici, sociali ed ambientali. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, di cui mi occupo, la filiera del girasole a fini energetici consente d'ottenere un impatto ridotto, se confrontata con le filiere fossili che va a sostituire. Purtroppo tali riduzioni (ad esempio emissioni di gas climalteranti COeq) sono piuttosto contenute anche in considerazione delle rese colturali e quindi energetiche relativamente basse se confrontate con altre oleaginose.

Inoltre questa produzione energetica è di prima generazione, dove una materia prima viene appositamente coltivata a fini energetici. Queste filiere vanno di fatto in competizione con il settore food, generando possibili impatti indiretti. A livello politico internazionale si spinge però sempre più verso la promozione delle filiere energetiche di seconda generazione, che sfruttano materia residuale e non appositamente coltivata. Un approccio decisamente più etico e con minor impatto.
Per le produzioni food ovviamente tale discorso non si applica e la sostenibilità della coltivazione del girasole si ripercuote in modo anche rilevante sulla sostenibilità dei prodotti alimentari (che lo contengono), un elemento che negli anni viene sempre più utilizzato a fini di marketing ambientale. Quindi aumentare la sostenibilità ambientale della coltivazione, impiegando ad esempio la varietà più idonea alle condizioni locali, può determinare bilanci ambientali più positivi e quindi prodotti più sostenibili".
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