Erosione, compattazione, fratturazione: sono questi i principali problemi riscontrati nei terreni delle Marche, dovuti a caratteristiche geomorfologiche, condizioni climatiche e inadeguate gestioni dei suoli. Questo determina una progressiva riduzione dello spessore di questi ultimi e una riduzione della loro fertilità fisica e chimica, con ricadute negative su biodiversità e rese colturali.

Il progetto Agribiocons, partito nel 2019 e tuttora in fase di realizzazione, finanziato tramite il Psr della Regione Marche, ha come obiettivo quello di mitigare il degrado dei suoli grazie al trasferimento e all'adattamento di tecniche e tecnologie agricole biologiche conservative (agricoltura bio-conservativa) nei sistemi colturali della regione, in particolare nei seminativi in rotazione maggiormente presenti nelle Marche.

Da una analisi si è visto che su circa il 60% del territorio regionale coltivato, l'erosione media del suolo è di 1 cm/anno, in alcuni casi anche fino a 3 cm. Questo significa, ad esempio, che su un campo di 8 ettari è stata riscontrata una perdita di circa 70 cm di suolo, persi presumibilmente negli ultimi 60-70 anni. Questi 70 cm corrispondono a 56mila tonnellate di terra persa, a 1.400 tonnellate di sostanza organica persa e, di conseguenza, a circa 2.500 tonnellate di CO2 immessa in atmosfera.

Perdere anche pochi centimetri non è un problema da sottovalutare, dato che si tratta della porzione più fertile del suolo. Ecco perché con il progetto Agribiocons è stato applicato nei terreni coinvolti il Regenerative soil system, ossia un insieme di tecniche utili alla rigenerazione, che vanno dalle minime lavorazioni del terreno, all'utilizzo di cover crop (colture di copertura), alle consociazioni, alla concimazione organica fino alle rotazioni colturali quinquennali.
 
Concimazione organica per ridurre l'erosione del terreno
I risultati ottenuti dal progetto Agribiocons, dopo il primo anno di sperimentazione, hanno evidenziato un forte aumento della presenza di lombrichi e api
(Fonte foto: Arca)

In pratica il progetto "pensa" a sviluppare un'agricoltura che va oltre il biologico e dalla quale si attende un'inversione o quantomeno una mitigazione del degrado dei suoli.

I risultati ottenuti dopo il primo anno di sperimentazione danno conferma della bontà del progetto; si sono evidenziati, infatti, effetti agro-ambientali positivi determinati dalle cover crop, come ad esempio il controllo biologico delle erbe infestanti, una minore suscettibilità all'erosione del suolo e un forte incremento della presenza di lombrichi e api.

Andando a valutare anche l'aspetto produttivo, le rese ottenute dopo questo primo anno di progetto sono equiparabili a quelle ottenute con il metodo bio tradizionale: ad esempio il girasole ha fatto registrare produzioni  tra i 15 e i 20 quintali/ettaro e il favino di 10-15 quintali/ettaro. Inoltre, occorre sottolineare che nel tempo le pratiche adottate per aumentare la fertilità del terreno dovrebbero portare a un ulteriore incremento delle rese.

Infine, anche le consociazioni di leguminose da granella e frumento, impiegate nelle prove, sono risultate positive; sia in termini di raccolta, con ottimi risultati riscontrati nel primo anno, che per quanto ha riguardato il controllo delle infestanti rispetto alle colture sia di favino che di pisello proteico.

Visita la pagina dedicata ad Agribiocons o chiedi maggiori informazioni al contatto: info@arca.bio
 
Agribiocons - Trasferimento e adattamento del modello agricolo biologico conservativo nei sistemi colturali marchigiani
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