Sono conosciuti come inibitori della sintesi degli steroli. Più comunemente: Ibs. Agiscono inibendo il processo di demetilazione alla base della biosintesi degli steroli, sostanze necessarie allo sviluppo dei miceli e degli austori fungini.
Il loro avvento rappresentò una rivoluzione nella cura di oidio, ticchiolatura, maculatura bruna e malattie dei cereali.

Una rivoluzione simile a quella portata dalle solfoniluree nei diserbi e dagli inibitori della sintesi della chitina fra gli insetticidi. Gli Ibs consentivano infatti intervalli fra i trattamenti che arrivavano anche a due settimane, semplificando notevolmente i programmi aziendali. La loro attività curativa, inoltre, permetteva di perfezionare ulteriormente le tecniche di lotta guidata che nei primi Anni 80 stavano facendo timidamente capolino.
Sono generalmente considerati fungicidi ad ampio spettro d'azione. Cadono nei loro spettri malattie fra le più disparate, da quelle dei cereali, come Fusarium e Ruggini, o quelle della vite, come oidio e Black-rot. Sulla frutta vengono impiegati da anni contro le monilie delle drupacee, la ticchiolatura e l'oidio delle pomacce e l'alternaria del pero. Rientrano in diverse etichette anche le colture ornamentali e le più rappresentative orticole.
Una loro caratteristica comune, pur con un'ovvia variabilità, è quella di penetrare rapidamente nei tessuti delle piante e di ridistribuirsi nei vari organi vegetali. Uno dei nomi con cui sono stati infatti comunemente chiamati, non a caso, è quello di "sistemici".
Di buona persistenza e selettività, svolgono azione sia curativa sia eradicante, anche se l'approccio preventivo è sempre e comunque preferibile.
I triazoli appartengono al Gruppo 3 del Frac, il quale ha classificato queste molecole come a "medio rischio" circa il pericolo di resistenze. Sono quindi sconsigliabili ripetuti trattamenti sequenziati con sostanze attive di questa famiglia, le quali restano comunque strumenti di grande utilità quando inserite all'interno di programmi di difesa basati sull'alternanza di fungicidi a meccanismo d'azione differente.
Di seguito viene riassunto un elenco dei triazoli riportati nella banca dati Fitogest.com alla data di pubblicazione dell'articolo. Cliccando sul nome delle sostanze attive si potranno visionare anche tutti i formulati attualmente in commercio per ognuna di esse.

 

Cronologia registrativa

 

Il primo triazolo registrato in Italia, fra quelli ancora disponibili, è il bitertanolo. Risale infatti al 1983 la registrazione del marchio Baycor di Bayer. A questo è seguito nel 1984 il marchio Proclaim, sempre di Bayer. Attualmente vi sono cinque prodotti segnalati in commercio.
Nello stesso anno di Proclaim venne registrato il noto marchio Tilt di Syngenta, a base di propiconazolo. Dal 1984 a oggi i formulati disponibili sono saliti a 14.
Solo un anno dopo, nel 1985, fu registrato il triadimenol con il marchio Bayfidan, ancora di Bayer. Di triadimenol a oggi resiste un unico formulato segnalato in commercio.
La metà degli Anni 80 fu molto prolifica di registrazioni a favore dei triazoli dal momento che nel 1987 vide la luce anche una delle sostanze attive più note della famiglia, il penconazolo. Sotto il marchio Topas di Syngenta ha rappresentato un punto di riferimento tecnico. Sono infatti ben 20 i formulati ancora disponibili in Italia.
Con una registrazione in più, cioè 21, va quindi segnalato miclobutanil, il quale con il marchio Systhane di Dow Agrosciences venne registrato nel 1989.
Giunti ormai negli Anni 90 spetta a flutriafol aprire i giochi, essendo stato registrato nel 1992 con il marchio Impact di Cheminova. Di flutriafol sono presenti oggi Cinque formulati.
Registrato nel 1993 si trova ciproconazolo, registrato con il marchio Ariscan di quella che fu Aventis, assorbita pochi anni dopo da Bayer. Di ciproconazolo esistono attualmente 11 diversi prodotti segnalati in commercio.
Altri marchi storici come Raxil e Folicur, a base di tebuconazolo, furono registrati nel 1994 sempre da Bayer. Il tebuconazolo è oggi il triazolo con più registrazioni. Sono ben 65 i formulati che a oggi risultano commercializzati nel Belpaese.
L'anno successivo, nel 1995, venne il turno del fenbuconazolo, il quale s'impose con il marchio Simitar di Dow Agrosciences. Solo due però risultano i formulati utilizzabili in campagna.
Il 1996 è equamente condiviso da altre due sostanze attive della famiglia: tetraconazolo e difenoconazolo. Il primo è nato sotto la bandiera tricolore, essendo stato registrato da Isagro con il marchio Domark, il quale viene ora distribuito in Italia da Sumitomo. Il secondo porta il nome di Score e appartiene al catalogo Syngenta. Di tetraconazolo sono disponibili 8 formulati, di difenoconazolo 12.
Sul finire degli Anni 90, ultimo del secondo millennio, venne registrato triticonazolo. Abbinato alla guazatina vide la luce nel 1999, con il marchio Real Geta. In miscela con procloraz è stato registrato invece nel 2007 con il marchio Kinto. Entrambi di Basf, sono dedicati soprattutto alla concia dei cereali.
Infine epoxiconazole. Primo del Terzo Millennio, è stato registrato nel 2003 con il marchio Opus, ancora di Basf. Di epoxiconazole risultano 3 prodotti in commercio.

Nel 2011, ultimo ma non ultimo, è stato infine registrato metconazolo, con il marchio Caramba di Basf. Una sostanza attiva vocata alla cura delle malattie dei cereali e della colza.


I triazoli sulle colture principali

 

Su frumento risultano registrati propiconazolo, con 28 giorni di intervallo di sicurezza, ciproconazolo e triadimenol (30), poi tetraconazolo, flutriafol ed epoxiconazole (35). Infine, per tebuconazolo e difenoconazolo l'intervallo di sicurezza non è previsto.
Su vite hanno solo 14 giorni di intervallo di sicurezza ciproconazolo, fenbuconazolo, penconazolo, propiconazolo, tebuconazolo, tetraconazolo e triadimenol. Con un solo giorno in più si posiziona miclobutanil. Difenoconazolo è il triazolo con la carenza più elevata, con 21 giorni di intervallo di sicurezza.
Molto più variabili i valori riportati per le colture pomacee. Su melo ciproconazolo ha soli 7 giorni di carenza, rendendolo utilizzabile fino a ridosso della raccolta. Seguono con 14 giorni difenoconazolo, penconazolo, tetraconazolo e triadimenol. Quest'ultimo è peraltro l'unico triazolo a non essere registrato su pero. Con 15 giorni segue miclobutanil, il quale come su vite resta quasi un prodotto a se stante. Bitertanolo e flutriafol vanno sospesi 21 giorni prima della raccolta, contro i 28 di fenbuconazolo e i 30 di tebuconazolo.
Infine, la nota "triade" delle drupacee: pesco, nettarine e percoche. Ciproconazolo si conferma la sostanza attiva con la carenza più ridotta, con soli 3 giorni. In questo caso però è affiancato da fenbuconazolo. Miclobutanil, difenoconazolo e tebuconazolo seguono con 7 giorni, triadimenol con 10, fluquinconazolo, penconazolo, propiconazolo e tetraconazolo con 14. Fanalino di coda appare bitertanolo con i suoi 21 giorni di intervallo di sicurezza.

 

Non solo triazoli

 

Non vi sono solo i triazoli a inibire il processo di biosintesi degli steroli. Esistono anche sostanze attive per così dire "cugine" che appartengono a raggruppamenti chimici diversi. Per esempio le pirimidine come fenarimol (marchio Rubigan del 1979), registrato su ornamentali e alcune importanti colture orticole. Zero prodotti sono però segnalati in commercio in Italia. Oppure nuarimol, sostanza attiva revocata. Stesso meccanismo di azione lo mostra triforine, della famiglia delle piperazine.
Da non trascurare il procloraz. Imidazolico parzialmente sistemico, è caratterizzato da un vasto spettro d'azione nei confronti di diverse crittogame. Il marchio Sportak, che fu di di Aventis, fu il primo procloraz a essere registrato in Italia.

Infine il protioconazolo, della famiglia chimica dei "triazolintioni". Questa sostanza attiva è stata registrata da Bayer nel 2009 con i marchi Redigo e Scenic, per la concia dei cereali, e Prosaro e Proline per i trattamenti fogliari.