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Agroalimentare, la tracciabilità passa dall'analisi del Dna

Attraverso analisi genetiche è possibile stabilire se un cibo è vero made in Italy o se invece è una copia. Uno strumento in più per tutelare produttori e consumatori

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Dna Biolab fornisce l'attestazione genetica di identità di una materia prima
Fonte foto: © vagabondo - Fotolia

La tracciabilità è uno dei temi più sentiti da parte del comparto agroalimentare italiano e tra i consumatori. Aziende e famiglie vogliono avere la certezza che esista una corrispondenza tra quanto scritto sulla carta e quanto realmente mettono nel piatto. Le industrie di trasformazione temono sempre che le materie prime che acquistano, specie se importate da Paesi lontani, fuori dall'area Ue, non rispettino gli standard richiesti. Dal canto loro i consumatori chiedono di essere tutelati dopo i numerosi scandali riportati dai media, come quello delle carne di cavallo nei piatti pronti surgelati.

"Utilizzando la proteomica e la genomica siamo in grado di garantire l'attestazione genetica di identità di ogni prodotto alimentare", spiega ad AgroNotizie Maurizio Cavazzoni, di Dna Biolab, una startup innovativa incubata nel BIC di Trieste.

Dalle vostre analisi che cosa siete in grado di dire di un cibo?
"Prima di tutto se è ciò che le carte affermano. Ad esempio se un chicco di caffè è di una certa varietà e proviene da un certo Paese. Oppure se un calice di Prosecco è fatto davvero con la Glera piuttosto che con un altro vitigno".

Perché una azienda dovrebbe spendere del denaro per avere queste attestazioni genetiche?
"Perché le certificazioni tradizionali, tipicamente documentali, sono diventate insufficienti. Oggi c’è bisogno di mettere a disposizione dei propri partner e dei clienti la chiarezza e la terzietà del dato scientifico. Come nel caso della pasta".

Si riferisce all'obbligo di origine in etichetta del grano duro?
"E' un obbligo che impatterà su tutta la filiera e l'attestazione genetica di identità può essere uno strumento per avere informazioni affidabili sulla provenienza del grano duro".

Quali sono i punti di forza del vostro servizio?
"Noi offriamo analisi veloci, in media bastano 7-8 giorni, e sicure. Inoltre siamo in grado di creare dei kit pronti all'uso che possono essere utilizzati nelle aziende per testare sul posto la qualità e l'origine delle materie prime in entrata. Ad esempio quando arriva una cisterna con dell'olio può essere velocemente testata per sapere se è effettivamente di oliva e la provenienza".

Qual è il costo del servizio?
"Dipende molto dal tipo di analisi che viene richiesta. Ma la tecnologia in questo ambito si sta evolvendo molto velocemente e ciò che ieri costava cento oggi costa cinque e domani costerà uno. Sono analisi sempre più abbordabili".

A chi vi rivolgete?
"A tutte quelle aziende e consorzi che fanno della qualità delle produzioni il proprio punto di forza. Oggi non c'è l'obbligo di eseguire queste analisi, ma l'azienda che se ne avvale ha uno strumento per diversificarsi dalla concorrenza. Ed è un valore aggiunto anche nei confronti della Gdo".

Ci può fare un esempio?
"Un produttore di prosciutto potrebbe ad esempio testare geneticamente la coscia fresca di suino che entra in stabilimento e andare a ricercare quello stesso dato nel porzionato che si trova nella vaschetta al supermercato. In questo modo si possono smascherare eventuali frodi e tutelare il consumatore".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare innovazione tracciabilita made in italy genetica

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