Sul podio delle parole più tirate per la giacca, negli ultimi tempi compare “democrazia”.
Concetto meraviglioso, indiscutibilmente, circa le cui derive metteva però in guardia Platone già a cavallo del IV e V secolo avanti Cristo. Il filosofo ellenico trovava per esempio insensato che la democrazia appiattisse meriti e competenze, scivolando cioè nel qualunquistico “uno vale uno” di Grillesca memoria.
Per tali ragioni Platone era anche convinto che la democrazia rischiasse di morire proprio per abuso di se stessa.
Ciò gli attirò, ça va sans dire, pesanti accuse di essere un sostenitore della tirannide. Della serie: l’equilibrio nel giudizio era gara dura anche duemila e 400 anni fa, visto che se non ci si spellava di applausi per la democrazia totalizzante si doveva per forza essere favorevoli alle dittature.
 
Tanto per chiarirsi, chiedere direttamente al popolo italiano se volesse essere governato da monarchia o repubblica fu l’unico modo razionale per decidere. Chiedere invece al popolo di Malles se nei frutteti sia meglio usare rame o un triazolo, perché questa alla fin fine pare essere l'estrema sintesi, ha più o meno lo stesso senso di far decidere ai passeggeri di un aereo, per alzata di mano, quali siano la rotta e la quota migliori da far tenere al Comandante (esempio già usato in passato, ma troppo calzante per non essere sfruttato più volte).
S'immagina quindi lo sguardo sconsolato di Platone se questi fosse transitato per Malles l’estate scorsa, quando un referendum sancì la volontà della popolazione di abolire gli agrofarmaci di sintesi per convertire a biologico tutta la melicoltura locale.
Già si scrisse sul tema qualche mese fa, sollevando prevedibili vespai resi ancor più accesi dai bassi livelli di umorismo di alcuni interlocutori che forse si prendono un po’ troppo sul serio.
Giova quindi riprendere oggi il filo del discorso, con buona pace dei bronci che si potranno generare.
 

Malles: secondo round

 
Un articolo comparso su Ruralpini.it  attacca duramente la Giunta di Malles per non aver dato seguito alla volontà popolare per come era stata espressa. Pure addebita siffatto stallo all’azione delle solite lobby, potenti e onnipresenti, che avrebbero ordito e tramato per soffocare proprio la suddetta volontà popolare.
L’incipit del pezzo cita infatti per ben tre volte la parola nefasta: “le lobby dell'agricoltura chimica”, “lobby agrochimiche e agroindustriali” e “lobby pro pesticidi”. In quest’ultimo caso avanzando pure pesanti sospetti che queste abbiano “offerto qualcosa di allettante in cambio del loro comportamento scandaloso”, riferito proprio a Sindaco e Giunta. Per di più, con un “Evidentemente” posto all’inizio della frase che non lascia nemmeno aperto uno spiraglio al dubbio, lasciandone invece di spalancati a eventuali querele per diffamazione. Querele che sarà ovviamente decisione degli accusati se far partire o meno.
E probabilmente non partiranno, visto il clima già incandescente che regna nel paesino della Val Venosta. Di solito in questi casi chi ha più buon senso lo usa infatti anche per gli altri.
Circa l’abusato concetto di lobby e delle sue evoluzioni si è scritto recentemente, quindi si rimanda alla lettura dello specifico approfondimento “Lobby 2.0: le invisibili”. 
 
Focalizzando invece sullo specifico referendum di Malles, questo si baserebbe su alcune considerazioni di tipo giuridico che vorrebbero il diritto alla salute posto al di sopra di qualsiasi tipo di interesse economico. E su questo punto ci si trova pure tutti d’accordo. Unica condizione necessaria per dare il via al processo, però, è la dimostrazione oggettiva e scientifica che il danno per la salute sia reale, misurabile e che derivi esattamente da quell’attività economica che si vuole interdire. Altrimenti si chiama “caccia alle streghe” e come tale va duramente combattuta. E qui viene da chiedersi appunto quali evidenze vi siano mai sul rapporto agrofarmaci-salute, perché mentre il business economico delle mele è chiaro e abbondante, le accuse di generare impatti sulla salute non sembrano altrettanto "schiaccianti”. Tutt’altro.

Stupisce infatti che un tale pathos si sia gonfiato proprio in una valle come la Val Venosta, in Provincia di Bolzano. Una Provincia in cui pare proprio che la qualità della vita e le sue aspettative siano fra le più alte d’Italia. Lo confermerebbe anche l’Istat, il quale riporta come nel 2013 la media di mortalità sia stata dell’1,1% a livello nazionale e come l’Alto Adige si sia evidenziata quale area geografica col minor tasso di decessi. Con il suo 0,82% stacca infatti di gran lunga l'1,39% fatto registrare in Liguria, la peggiore in assoluto. In altre parole, nella Regione nota per il mare e non certo per i “pesticidi” vi sarebbe un 70% di mortalità in più rispetto a una Provincia autonoma che ha fatto dell’agricoltura uno dei pilastri portanti della propria economia.
Che tanta salute e tanta longevità abbiano poi influenzato perfino le scelte in materia di prevenzione? Possibile, visto che quanto a vaccinazioni la Provincia di Bolzano è ormai scesa al 68,9%  di Trivalente e all’88,8%  di Esavalente. La Basilicata, tanto per dire, è al 100% di copertura. Un approccio forse un po' troppo "Grüne" e (illusoriamente) salutista? Solo il tempo, che è galantuomo, darà forse la risposta. A Disneyland, tanto per dire, l'ha già data. Morbillo a parte, però, nasce comunque il sospetto che sia proprio questo approccio "anti-qualcosa" a fungere da humus culturale e psicologico anche per istanze tipo quella di Malles.

Ma lasciando pure le statistiche alle spalle, resta poi qualche dubbio anche sull’effettiva possibilità della Giunta locale di dare seguito all’esito referendario. Sebbene in Italia il referendum sia solo di tipo abrogativo, dal 2000 è infatti possibile per gli enti locali indire consultazioni popolari nate da petizioni e comitati di cittadini. Bolzano ha quindi introdotto nel proprio statuto di Provincia Autonoma anche il referendum propositivo e di ciò ne hanno approfittato i promotori di Malles.
Nasce quindi la curiosità circa gli strumenti legislativi che dovrebbero adottare ora i politici locali per impedire agli agricoltori di utilizzare nelle proprie aziende, nei propri frutteti, dei prodotti legalmente autorizzati in tutta Europa e su tutto il territorio nazionale. Prodotti peraltro necessari allo svolgimento della loro professione.

Se tali prodotti fossero chiaramente responsabili di cancri e malattie, non vi sarebbe dubbio alcuno, come già detto. Peccato che questo punto paia proprio quello che zoppica di più (accuse tante, ma nette correlazioni causa-effetto mai). Perciò viene da chiedersi su quali basi giuridiche una semplice consultazione popolare possa imporre su dei liberi cittadini una privazione così radicale. Liberi cittadini che peraltro hanno tutti i diritti costituzionali di esercitare la propria professione, a patto ovviamente di attenersi alle norme vigenti di Legge. Se così non fosse, si potrebbe infatti decidere per via referendaria qualsiasi cosa, dall’abolizione dei forni a legna per cuocere le pizze, alla proibizione del transito dei trattori su tutto il territorio comunale, strade poderali incluse. Qualche testa un po’ bislacca e in cerca di notorietà, potrebbe perfino ricordarsi che per fare lo Speck, tanto caro proprio in quelle valli, si deve usare il pepe, il quale contiene Safrolo, una sostanza che lo Iarc classifica come possibile cancerogena (Gruppo 2B). Se poi si aggiungono pure le molecole derivanti dall’affumicatura, mettersi a strillare contro lo Speck, chiedendo l’abolizione di pepe e fumo, potrebbe risultare perfino più facile di reclamare l’abolizione dei “pesticidi” nei meleti. Capito il rischio che si corre quando si esce dai confini del buon senso? Si spera di si.

Poi magari, a danno fatto, ci si ricorderebbe pure che esiste una Costituzione e che alcuni diritti sono assolutamente inalienabili, a meno, appunto, di diritti superiori. Più che di ecotossicologi e di agronomi, a quanto pare, a Malles serviranno quindi dei legali. Specialmente se il veto divenisse operativo e gli agricoltori a fine estate rovesciassero in piazza le tonnellate di mele andate a male causa funghi e insetti, chiedendo i danni ai propri concittadini.
E sarebbe un peccato se la cosa finisse in vacca, perché casi simili meriterebbero indagini estremamente approfondite, sia da un punto di vista ecotossicologico, sia epidemiologico. Ma forse è proprio questo che si vuole evitare, perché gli studi approfonditi ed esaustivi hanno talvolta il brutto vizio di chiudere certe partite mediatiche e politiche per le quali vi sono invece specifici interessi a mantenerle aperte e incandescenti.
I migliori auguri vanno quindi alla Giunta di Malles, la quale sta forse evitando al paese della Val Venosta una guerra fratricida lunga e sanguinosa, con attacchi e contrattacchi legali su un referendum per il quale un’intera cittadinanza si sta ora interrogando come mai, pur avendo votato, ancora nulla è successo. E forse qualcuno avrebbe pure dovuto spiegarlo prima, a quella cittadinanza, che fra il voto espresso e l’abolizione dei “pesticidi” ci sarebbe corso un mare legale particolarmente tempestoso. Scaricare oggi sulla Giunta la responsabilità del nulla di fatto lascia quindi pensare che oltre a Sindaco e assessori vi siano anche altre figure di rilievo che iniziano a essere in difficoltà nei confronti della cittadinanza stessa.
 
Peraltro, è proprio l’alternativa proposta dai promotori del referendum a lasciare perplessi. Come già ricordato nel precedente articolo, il comitato chiede che in agricoltura vengano usati solo prodotti biodegradabili, salvo poi proporre la conversione a biologico di tutta la locale agricoltura. Peccato che il biologico abbia nel rame uno dei suoi pilastri fondamentali e che il rame sia eterno. In altre parole, è l’unico agrofarmaco del tutto indegradabile che vi sia nello scibile fitoiatrico. Detta con una battuta, sarebbe un po’ come dire: “Da domani tutti astemi: berremo solo grappa”. Un non sense che meriterebbe solo lui un approfondimento specifico.

Quanto poi alle “potenti lobby” supposte in gioco, sarà bene ricordare come il fatturato mondiale del biologico sia già oggi una volta e mezza rispetto a quello di tutti gli agrofarmaci messi insieme, con previsioni di raddoppiare i volumi commerciali entro pochi anni. Chiedere quindi di passare dall’integrato al biologico pare solo l'ennesima volata tirata proprio a una delle “Lobby 2.0” più potenti del Globo. Ma dato che ci si ritiene persone serie, non si faranno becere dietrologie su eventuali interessi personali sul tema. Ci sono già altri che lo fanno disinvoltamente a ogni piè sospinto. E vista la bassezza di tali insinuazioni, sarà bene non imitarli.