Di Malles in peggio

Meditazioni di un giornalista - La cittadinanza di Malles, in Val Venosta, ha indetto un referendum il cui esito è stato il bando degli agrofarmaci dal territorio comunale e l'istanza di conversione totale al biologico

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Democrazia: effetti collaterali imprevedibili

I poco più di cinquemila abitanti della città di Malles, in Val Venosta, sembrano avere le idee chiare. Il 75% di loro ha infatti votato contro i "pesticidi" in un referendum svoltosi a livello comunale. Malles diviene così il primo caso in Italia di divieto all’uso degli agrofarmaci. O meglio, di divieto agli agrofarmaci di sintesi, perché l’auspicio della popolazione è che i meleti del loro territorio vengano protetti con l’utilizzo esclusivo dei prodotti autorizzati dal biologico.
Il referendum è nato l’anno scorso con la sottoscrizione di un manifesto firmato da medici, dentisti, veterinari, biologi e farmacisti, i quali hanno certamente influenzato la popolazione locale con le proprie argomentazioni ritenute autorevoli. A quanto pare, agronomi, ecotossicologi e tossicologi non sembrano aver fatto a gomitate pur di essere tra i firmatari. Saranno stati forse occupati altrove.
A capo del movimento “no-pesticidi” è Johannes Unterpertinger, farmacista, il quale sarebbe convinto che “Quelli che dicono che non è possibile coltivare senza l'utilizzo di queste sostanze nocive sono criminali. L'agricoltura biologica è possibile ed efficiente”.
Un approccio che a quanto pare sta attecchendo anche nel vicino Trentino, ove analoghi comitati si stanno muovendo proprio in tal senso.
 
Interessante notare come nella proposta di referendum il comitato abolizionista sostenesse che “Il principio di precauzione, con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica, stabilisce che tutte le misure che aiutino a prevenire un rischio per la salute dell’uomo e degli animali devono essere adottate. Il Comune di Malles ha come obiettivi specifici la tutela della salute dei suoi cittadini e ospiti, la conservazione della sostenibilità della natura e delle acque, così come la possibilità che le diverse forme di economia possono coesistere sul suo territorio in modo equo e rispettoso. In conformità con questi obiettivi, Malles promuove l’uso dei prodotti fitosanitari biodegradabili all’interno dei suoi confini. Un regolamento comunale che descriva i dettagli di questa disposizione sarà emanato”. (Fonte)
 
Un esperimento stimolante, quello di Malles. Un esperimento che incuriosisce e intriga per i suoi potenziali sviluppi futuri. Peccato lasci la porta aperta anche a qualche piccola perplessità.
Innanzitutto si deve rilevare l’ennesima confusione fra principio di precauzione, che implica una razionale valutazione dei rischi, e quello di proibizione, che boccia qualsiasi cosa a prescindere.
Al primo si rifanno gli esperti del settore, quelli cioè che sanno cosa dicono e sanno ciò che fanno. Al secondo si rifanno usualmente i profani, spesso guidati da paure se non infondate per lo meno sovradimensionate. Peccato che i secondi siano spesso in sovrannumero rispetto ai primi. Il Mondo va male anche per questo.
In secondo luogo, con i proclami del loro Manifesto gli abitanti di Malles dimostrano di ignorare  completamente che fra i prodotti biodegradabili non compaiono proprio quelli a base di rame, ovvero quelli su cui più si basa la difesa fitosanitaria del biologico. In quanto metallo pesante, il rame non solo ha una sua tossicità, ma è per giunta eterno, al contrario delle molecole di sintesi che nel giro di settimane/mesi spariscono. Chiedere quindi a gran voce la conversione a biologico della melicoltura locale, salvo poi ribadire al contempo la volontà di ammettere soltanto molecole biodegradabili, risulta uno ossimoro logico abbastanza spassoso.

Se fossero davvero così intransigenti come si mostrano a parole, i cittadini di Malles dovrebbero perciò farsi aiutare a leggere attentamente le etichette di quei prodotti rameici da loro inconsapevolmente evocati, constatarne le frasi di rischio e decidere coerentemente che nemmeno quelli possono essere più utilizzati, rinunciando di fatto alla produzione di mele in quell'area. Perché fare referendum alla garibaldina è facile, fronteggiare le conseguenze delle proprie scelte ideologiche un po’ meno. Specialmente quando a dover subire le decisioni di tale referendum non siano i suoi promotori, bensì siano proprio le persone che con le mele ci vivono, producendole. Una categoria che probabilmente era ben poco rappresentata nello schieramento di intellettuali in camice bianco che ha dato vita al Comitato proibizionista.
 

E se domani...

 
Giusto per stemperare la diatriba con un po' d'ironia e senso dell'umorismo, potrebbe essere divertente lanciare un altro referendum, facendo leva proprio sulla sensibilità del locale comitato promotore in tema di sicurezza, rispetto, etica, ambiente e salute.
Un referendum basato quindi su un manifesto analogo al loro, che però chiedesse ai cittadini di Malles (esclusi magari i già mazzuolati agricoltori) di votare su quanto segue:

1) Salute: uno studio statunitense ha evidenziato effetti collaterali sulla salute dovuti all’uso di farmaci e di integratori in genere. Monitorando 839 pazienti che mostravano danni al fegato, si sono evidenziati 709 casi attribuibili all’abuso di farmaci. A tali evidenze vanno poi sommati casi come quello della cerivastatina, medicinale anticolesterolo che avrebbe ucciso decine di persone nel 2001, oppure quello del rofecoxib, antinfiammatorio ritirato dal mercato dopo essere stato somministrato a decine di milioni di persone. I suoi pesanti effetti collaterali sul sistema cardiocircolatorio vennero infatti scoperti solo dopo un certo numero di prescrizioni mediche e di vendite in farmacia. Analogamente a quanto fatto per gli agrofarmaci, si propone quindi di adottare il principio di precauzione anche per i farmaci di sintesi, abolendone la prescrizione, la vendita e l'uso su tutto il territorio comunale di Malles e prevedendone la sostituzione, sia per uso umano, sia per uso veterinario, con rimedi naturali. Del resto, se un farmacista si sente nella posizione di invocare il principio di precauzione per promuove la proibizione degli agrofarmaci e la loro sostituzione con prodotti "naturali", non si vede perché un agronomo non possa invocare il medesimo principio e proporre la proibizione dei farmaci e la loro sostituzione con tisane e prodotti omeopatici...

2) Salute/bis: sempre a proposito di salute, si sollecita il bando di tabacchi e alcolici, visto che l'Oms li ha messi in cima alla lista delle cause di cancro a livello mondiale. Vendere prodotti sicuramente cancerogeni non può infatti essere ritenuto lecito da una comunità che ha trovato giusto abolire un'intero raggruppamento di formulati, gli agrofarmaci di sintesi, solo in base a dei vaghi sospetti.

3) Etica/Rispetto: il lucroso business di Big Pharma si basa anche sulla pratica della sperimentazione animale. Milioni di cavie sono state e vengono sacrificate per mettere a punto sia agrofarmaci per uso agricolo, sia farmaci per uso veterinario o umano. Le più importanti associazioni animaliste denunciano questa pratica come barbara e ne chiedono l'abolizione per motivi etici. Dal momento che sono considerati "delinquenti" coloro i quali sostengo l'uso degli agrofarmaci, non stupisce quindi che molti animalisti considerino altrettanto "delinquenti" coloro i quali operino lungo la filiera dei farmaci, dimostrando che certe gravi accuse possono variare molto di indirizzo cambiando semplicemente il punto di osservazione del Mondo. Altra buona ragione per rafforzare quanto già perorato al punto 1.

4) Ambiente: si propone agli abitanti di Malles di andare tutti in bicicletta anziché usare le automobili. Queste producono infatti particolato atmosferico e benzene ritenuti cancerogeni dallo Iarc. Inoltre, i gas serra emessi dai motori a combustione inaspriscono i fenomeni di surriscaldamento globale, piaga contro la quale vanno prese posizioni forti e intransigenti.

5) Ambiente/bis: per i medesimi motivi di cui sopra, si propone di votare a favore dello stop anche riguardo agli impianti di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, perché consumando grandi quantità di energia innalzano anch'essi l’effetto serra, contribuendo per giunta all'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. Vi è da credere che gli abitanti di Malles abbiano a cuore la lotta alla desertificazione globale. Quindi, se si ha freddo ci si copre, se si ha caldo ci si scopre.

6) Igiene e cura della persona: anche la vita di tutti i giorni per i cittadini di Malles dovrebbe cambiare, addirittura nelle loro case: camice, giacche e cappotti? Si propone d’ora in poi di lavare tutto al fiume, usando come detersivo la cenere dei camini, perché i solventi usati nelle lavanderie sono sostanze nocive per l’Uomo e per l'ambiente.

7) Igiene e cura della persona/bis: Bagnoschiuma? Balsami? Saponi liquidi? Si propone l'abolizione anche di questi preparati. Essi contengono infatti i famigerati Pops, ovvero i “persistent organic pollutants” che poi arrivano fino al mare e contaminano le carni di cozze e volgole. Ci sono persone che hanno dimostrato che si può benissimo vivere perfino senza lavarsi, quindi la retta via è stata tracciata e non resta altro da fare che seguirla.

8) Pulizia domestica: per pulire pavimenti e disinfettare scarichi e lavandini, è giunto il momento di dire basta all'uso della candeggina. Essa è infatti nociva per l’Uomo e per gli organismi acquatici. Da dopo il referendum, olio di gomito e poche paturnie.

E il surreale elenco potrebbe continuare a lungo...

I pittogrammi sopra riportati vengono spesso ignorati dai più. Sono quelli che indicano un prodotto corrosivo e pericoloso per l'ambiente. La candeggina che ognuno tiene negli armadietti da casa li riporta entrambi, a causa della sua aggressività e della sua tossicità sugli organismi acquatici. A Malles dopo il referendum non se ne dovrebbe più trovare una bottiglia...
 

Conclusioni


Forse dopo un referendum di questo tipo - e posta di fronte a un simile baratto di libertà - la popolazione di Malles capirebbe che, giocando di metafora, gli elettricisti non hanno il diritto di dire agli idraulici che non devono più usare il pappagallo, perché tanto hanno già la pinza. Perché fare gli ecologisti col mestiere degli altri è uno dei peggiori vizi di questa società ormai schizofrenica, la quale pare aver perso ogni contatto con le dinamiche moderne della produzione del cibo. Un cibo che viene ormai prodotto da pochi, ma mangiato da molti. Per questo i pochi a tali referendum perdono. Ma che ciò sia un bene, anche per i molti, è ben lungi dall’essere dimostrato.

Disclaimer: chi scrive è perfettamente a conoscenza della necessità e dell'utilità di farmaci, detergenti, automobili, impianti di riscaldamento e prodotti per l'igiene personale. Si invita quindi i cittadini di Malles a dimostrare di essere altrettanto consapevoli dell'irrazionalità del proprio referendum anti-pesticidi, basato su argomentazioni paragonabili per sostanza e spessore a quelle riportate per scherzo nel goliardico "manifesto" di cui sopra.

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Tag: agrofarmaci

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