Corpo 8, tra diabrotica (il ritorno) e vini rosè (il ripensamento)

Cosa hanno scritto quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 4 al 9 giugno

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

E’ finita la luna di miele tra il vino e il mercato? Così sembra, almeno in alcune Regioni. Tanto che in Puglia, stando a quanto riporta il settimanale “La Gazzetta – Economia” del 6 giugno, la vendemmia 2008 sarebbe ferma nei silos. Colpa della crisi e della scarsa disponibilità a spendere da parte dei consumatori, come dimostra la preferenza accordata ai prodotti di basso prezzo, magari in brick. Di queste difficoltà sono responsabili anche la nuova Ocm e le nuove regole comunitarie, ma per fronteggiare la situazione arrivano gli aiuti per la distillazione di crisi. Il dettaglio degli interventi a sostegno del settore è illustrato su “Italia Oggi” del 6 giugno, dalle cui colonne si apprende che la maggior parte degli aiuti sono indirizzati a Puglia, Umbria, Lazio, Abruzzo e Sicilia. Di aiuti non pare invece averne bisogno il Barolo che stando a quanto riporta “La Stampa” del 5 giugno può vantare risultati di mercato che premiano chi ha scelto questo vino come investimento economico. Ma anche per questo vino d’alto lignaggio occorre fare i conti con qualche difficoltà sul fronte dell’export. Insomma, meglio non cullarsi troppo sugli allori. Intanto ecco arrivare la notizia, pubblicata su “Finanza e Mercati” del 9 giugno, che Bruxelles ha deciso di rinunciare alla proposta di modificare le regole per la produzione di vini rosè. Dello stop alla possibilità di mescolare vini bianchi e rossi si occupano anche altri giornali, fra i quali “Il Sole 24 Ore” e “Italia Oggi”.

 

Bene l'agroalimentare

Chi guarda all’export come risposta alla crisi  è tutto il comparto agroalimentare, forte della presa che il “Made in Italy” può vantare ai quattro angoli del Pianeta. Se ne parla su “La Repubblica Salute” del 4 giugno che ospita un’intervista al presidente di Federalimentare che anticipa i contenuti dell’assemblea che l’associazione delle industrie alimentari ha tenuto in questi giorni a Parma (se ne parla anche su Agronotizie di questa settimana). Dell’assemblea di Federalimentare si occupa anche “Finanza e Mercati” del 5 giugno che rimarca l’importanza della voce export nel far quadrare i conti delle nostre aziende di trasformazione. A proposito di export è da segnalare l’interessante iniziativa riportata dal settimanale “Economy” in edicola il 5 giugno che racconta la nascita di “Italia del Gusto”. Si tratta di un consorzio formato da 35 aziende del settore agroalimentare che hanno ben pensato di mettere insieme le loro risorse per far fronte alle multinazionali del settore e per essere competitive sui mercati internazionali. Era ora, speriamo che l’esempio serva di sprone anche ad altri…

Ma non c’è solo l’export a sostenere l'agroalimentare. Lo ricorda “La Stampa” del 7 giugno, illustrando i buoni risultati conseguiti sul mercato nazionale dai prodotti innovativi, come le verdure di quinta gamma, nei loro rutilanti sacchetti di “pronti al consumo”. “Il Sole 24 Ore” del 5 giugno punta invece l’attenzione sulla necessità di rivedere il rapporto con la Gdo (grande distribuzione organizzata), tema emerso con forza dall’incontro degli industriali dell’agroalimentare riuniti a Parma.

 

Anche il dna contro le contraffazioni

Altro tema in primo piano in questi ultimi giorni è quello delle contraffazioni del “Made in Italy”, che non riguarda, a dire il vero solo i prodotti agroalimentari. Per contrastare l’azione dei “falsari” è stato istituito un corpo di “007” il cui compito, come racconta “La Stampa” del 7 giugno, sarà quello di tenere d’occhio le industrie del falso direttamente nei paesi di origine. Il loro compito potrebbe però rivelarsi superfluo grazie alle ricerche che Ibm sta portando avanti nel suo laboratorio di Bari per mettere a punto un sistema pratico di esame del DNA che permetterebbe di mettere in luce ogni falso, dal prosciutto al vino.

 

Cereali in difficoltà

Sul fronte delle coltivazioni c’è da segnalare il calo delle superfici a cereali, che nel piacentino fa registrare, secondo quanto afferma “Libertà” del 7 giugno, una flessione del 25%. Nello stesso giorno è “La Provincia” che lancia un allarme per il mais che dovrà fare i conti con l’aumento degli attacchi da diabrotica conseguenti al divieto di impiegare neonicotinoidi nella concia delle sementi. Difficoltà anche per lo zucchero (Zucchero, battaglia amara, titola “Italia Oggi” del 6 giugno) in vista dell’apertura nel 2011 dei mercati internazionali, che costringeranno a rivedere le politiche del settore. In tema di politiche agricole, ma in chiave internazionale, è da segnalare l’articolo a firma del presidente della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, che su “La Repubblica” del 5 giugno anticipa alcuni temi del “Forum del Grano” che si è svolto a San Pietroburgo.

 

Le stalle affogano

Di un “forum” internazionale ne sente il bisogno anche il comparto lattiero caseario di mezza Europa, alle prese con una caduta dei prezzi che ha messo in ginocchio i produttori (se ne parla anche su Agro notizie di questa settimana). Che per il latte si tratti di un caso europeo ne parla anche “Il Giornale di Brescia” del 5 giugno. Intanto l’Italia trova nella Francia un alleato, come riporta “Il Messaggero” del 4 giugno, per sostenere le nostre tesi sulle quote latte. Mentre gli allevatori italiani protestano al valico del Fréjus contro le importazioni “selvagge” (“La Stampa” del 5 giugno), alcuni gruppi sindacali cercano di trovare un accordo per un patto di filiera (“Finanza e Mercati” del 4 giugno) e in alcune Regioni, come ad esempio in Friuli Venezia Giulia (“Messaggero Veneto” dell’8 giugno) e in Lombardia (“La Provincia” dell’8 giugno) si convoca il tavolo regionale nel tentativo di far trovare alle parti, cioè industrie del latte e allevatori, un punto di incontro per la fissazione del prezzo. Si spera facciano in fretta perché, come scrive “La Repubblica” del 9 giugno, a causa dei bassi prezzi le stalle stanno chiudendo a centinaia.

 

 

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Fonte: Agronotizie

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