Agrofarmaci e agricoltura biologica, lettera aperta

La scrive il presidente di Agrofarma, Luigi Radaelli, per fare chiarezza su agrofarmaci e agricoltura sostenibile

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Luigi Radaelli

"Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di constatare, sempre con maggiore frequenza, che vengono riportate notizie e affermazioni scorrette o parzialmente veritiere in merito all’utilizzo in agricoltura degli agrofarmaci e della chimica in generale, presentando questo tipo di prodotti come “pericolosi” per la salute dell’uomo e per l’ambiente. E' quanto afferma Agrofarma - Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, in un lettera aperta del suo presidente Luigi Radaelli.

In mancanza di trattamenti adeguati i nostri prodotti ortofrutticoli, che siamo abituati a vedere in quantità nella grande distribuzione - scrive Radaelli - sono esposti a una molteplicità di agenti patogeni che distruggerebbero in poco tempo i raccolti ed estinguerebbero il nostro patrimonio non solo alimentare, ma anche culturale.

Un uso corretto degli agrofarmaci rappresenta oggi l’unico modo di proteggere le colture dalle malattie e dai parassiti che colpiscono il raccolto, mantenere inalterata la qualità degli alimenti e preservare una corretta igiene alimentare, evitando ad esempio le contaminazioni anche dopo la raccolta. Essi inoltre consentono di limitare lo sviluppo delle tossine naturali, come ad esempio quelle presenti nei cereali, molto dannose per il nostro organismo.

La stessa agricoltura biologica non può fare a meno di utilizzare questi prodotti per riuscire ad ottenere raccolti adeguati e salutari per il consumatore. Gli agrofarmaci destinati all’agricoltura biologica seguono le stesse procedure di registrazione a quelle degli altri agrofarmaci, pertanto se si ritengono sicuri gli agrofarmaci utilizzati dal biologico è necessario ritenere sicuri anche gli altri.

Si afferma spesso inoltre che il biologico utilizza agrofarmaci non di sintesi, questo è in parte vero, ma ciò non implica affatto che queste sostanze 'naturali' siano completamente innocue per l’ambiente o il consumatore e che non si debbano utilizzare con le stesse precauzioni di un agrofarmaco di sintesi. Basta consultare le documentazioni tecniche di questi prodotti per capire che queste sostanze devono essere utilizzate con competenza ed attenzione, esattamente come avviene per gli altri prodotti. Ciò non implica affatto una presa di posizione contro l’agricoltura biologica, ma si vuole porre semplicemente in evidenza la necessità di fare chiarezza su alcuni aspetti che vengono trattati in modo superficiale e che screditano l’agricoltura sostenibile suscitando un ingiustificato allarmismo.

Bisogna ionoltre ricordare che negli anni 50 l’aspettativa di vita superava di poco i 60 anni. Oggi, dopo quasi cinquant’anni l’agricoltura si è evoluta enormemente, e la qualità e sicurezza degli alimenti prodotti sono tali che ciò ha contribuito ad elevare l’aspettativa di vita ad oltre gli 80 anni.

Per quanto riguarda i residui, cioè le sostanze che possono eventualmente rimanere presenti nel cibo, in Italia le produzioni agroalimentari sono attentamente controllate dalle Autorità competenti con le rigorose verifiche effettuate su migliaia di campioni. L’ultimo rapporto ufficiale del ministero del Welfare conferma, infatti, che frutta e verdure sono sempre più sicure.
Solo l’1.1% dei campioni analizzati è risultato sopra la soglia di legge, limite legale recentemente armonizzato a livello Eu e che nulla ha a che fare con qualsiasi soglia di rischio per la salute del consumatore. In due casi su tre (66.7%) i campioni sono risultati del tutto privi di residui. Negli altri casi il 32.2% rientra nei limiti di legge e pertanto non costituiscono alcun pericolo per il consumatore.

La ricerca e l’introduzione di nuove tecnologie sempre più avanzate e rispettose dell’ambiente, di prodotti sempre più selettivi, efficaci e a basse dosi d’impiego, ha consentito negli anni la razionalizzazione dell’impiego degli agrofarmaci, tanto che nello stesso periodo 1990-2007 si è registrato un calo del 35% nel consumo nazionale di agrofarmaci. E’ anche interessante notare come dai recenti dati pubblicati da Istat sulla distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari in Italia circa il 56% delle quantità utilizzabili sono impiegabili in agricoltura biologica.

Gli agrofarmaci svolgono quindi un ruolo basilare nel garantire raccolti a prezzi accessibili, abbondanti e sicuri per l’uomo: senza di essi sarebbe difficile far fronte alla domanda alimentare mondiale, come ha ricordato più volte la stessa Fao anche in occasione del Summit mondiale che si é concluso recentemente a Roma.

Agrofarma è da sempre a disposizione dei media che desiderano ricevere informazioni su questi temi, offrendo il proprio contributo ad approfondire e discutere su questi argomenti, così complessi e articolati ma strategici per il nostro futuro e che possono influire sulla percezione che il cittadino ha del ruolo dell’agricoltura in un paese moderno come l’Italia.

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