Il 12 maggio scorso si è tenuta a Ravenna, ospitata nella sede cittadina del Cna, la presentazione del volume "Memorie di Giganti Verdi. Il racconto degli Alberi Monumentali d'Italia dell'Emilia Romagna". 

 

Testimone del tempo, l'albero monumentale è per definizione un bene culturale. Il volume ci aiuta a conoscere i 103 alberi monumentali della regione tutelati a livello nazionale: un viaggio fotografico che è un invito a scoprire un territorio con le sue bellezze e le sue peculiarità.


L'evento è stato fortemente voluto dalla sezione locale di Slow Food, un'Associazione che da sempre condivide e promuove i valori della sostenibilità ambientale e della biodiversità e si impegna nella sensibilizzazione dei cittadini verso una maggiore consapevolezza nei confronti dell'ambiente che ci circonda e della sua storia.


E chi meglio degli alberi secolari può raccontare un paesaggio? Possiamo considerarli dei veri e propri "scrigni della memoria", capaci di creare connessioni tra un passato anche lontanissimo (l'albero è un potente simbolo universale, il mito e le religioni lo richiamano da migliaia di anni) e le tante storie e tradizioni locali che rendono unico un territorio. E nel volume tutti questi aspetti sono presi in esame nel "racconto" degli alberi monumentali, così come ci indica il sottotitolo. Un racconto che non può prescindere dagli aspetti naturalistici.


L'interesse per la natura si sta progressivamente espandendo; in particolare nei confronti dei grandi alberi è in aumento la sensibilità e l'affezione da parte delle comunità.


Ma anche tra chi si approccia in maniera sempre più green e slow alla vita il tree trekking o dendroturismo è un'attività sempre più spesso praticata e interessa un pubblico selezionato, in genere molto informato e sensibile, di esperti e appassionati alla ricerca delle eccezionali bellezze della natura e delle emozioni che, fin dalle epoche ancestrali, procurano all'uomo la vista, il contatto diretto, l'abbraccio di un grande albero.

 

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In copertina: Farnia di Poggio Renatico (Fe), località Molinazzo

(Fonte foto: Andrea Scardova)


Nel libro ad ogni albero è dedicata una specifica scheda.

 

In ognuna vengono fornite informazioni utili per la localizzazione del singolo esemplare sul territorio, indirizzo e coordinate geografiche, nozioni indispensabili per chi decide di intraprendere un viaggio sul territorio alla ricerca degli alberi monumentali d'Italia dell'Emilia Romagna e vuole conoscerli di persona.


Di ogni albero sono fornite informazioni relative alla classificazione botanica, le dimensioni, sempre eccezionali, in altezza e in circonferenza del tronco, l'altimetria, la natura della proprietà, pubblica o privata, il codice identificativo ministeriale, che rimanda alla classificazione dell'albero all'interno degli elenchi nazionali degli Alberi Monumentali d'Italia.

 

Nei testi si ritrovano le "storie" dei giganti verdi; sono storie legate, quando note, alla singola pianta, come le date d'impianto per poterne quantificane l'età, le storie delle persone che li hanno piantati o che sono stati in relazione con l'albero; più in generale le storie delle epoche passate in cui l'albero era già presente e delle quali ci è oggi testimone con il suo essere ancora in vita, con la sua collocazione, portamento, stato di salute attuale.


Grazie alla loro "transgenerazionalità", la possibilità di poter accompagnare più generazioni umane, questi giganti verdi ci raccontano della storia passata delle nostre comunità, dell'uso del territorio e della trasformazione del paesaggio, delle tradizioni agricole e alimentari, delle evoluzioni culturali, sociali, produttive, ambientali che sfuggono dalla possibilità del ricordo della singola vita umana.


Alcuni di loro sono dei veri e propri landmark, dei punti di riferimento per il territorio; visibili da lontano orientano lo sguardo all'interno del paesaggio, contribuiscono al suo disegno, forniscono elementi per comprenderlo nella sua evoluzione; a volte si sono caricati di significati simbolici e identitari per la comunità locale.


In alcuni casi entrano da protagonisti nelle storie legate all'antichissimo culto delle Madonne arboree, o di apparizioni sacre tra le fronde degli alberi o altri episodi miracolosi, e come tali sono divenuti oggetto di devozione religiosa popolare.


Alcuni alberi monumentali si caratterizzano per la rarità botanica rispetto al territorio in cui vegetano; sia in termini di specie, come le Sequoie spesso rappresentate nei giardini storici e che trovano in Emilia Romagna particolare concentrazione nel territorio di Pavullo nel Frignano (Mo); oppure per varietà, come nel caso dei pochissimi esemplari di specie frutticole, pero in particolare, con varietà antiche quasi estinte che testimoniano la frutticoltura antica della regione e ci raccontano di antiche tradizioni produttive e alimentari.


Senza dimenticare la valenza ambientale di questi giganti verdi che possono rappresentare singolarmente dei veri e propri ecosistemi in quanto ospitano un intero "mondo" di biodiversità ricco di organismi che vivono sull'albero e dell'albero.


Il concetto di monumentalità, facilmente identificabile con le caratteristiche di grandezza e longevità, è in realtà molto più complesso e variegato, multidisciplinare; integra alle dimensioni e all'età eccezionali dell'albero valori importanti, unici, irripetibili, di tipo storico, culturale, religioso, simbolico e identitario per la collettività.

 

Questi giganti verdi sono scrigni di memoria, esemplari unici ed irripetibili, come il Cipresso di Verucchio, che secondo la tradizione sarebbe stato piantato 800 anni fa dallo stesso San Francesco; in quanto tali hanno assunto valore di beni della comunità tutta.

 

Il libro è stato realizzato dal Settore Patrimonio culturale della Regione Emilia Romagna, a cura di Rosella Ghedini (socia dell'Associazione Pubblici Giardini) e Carlo Tovoli con le fotografie di Andrea Scardova, ed è stampato da Bononia University Press.

A cura di Rosella Ghedini, socia dell'Associazione Pubblici Giardini, e Carlo Tovoli


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