Cereali, biocarburanti e mangimi alla prova del 2030

Come sarà il settore dei semi oleosi, quello dello zucchero e tutto quello che concerne il reddito agricolo e gli aspetti ambientali? L'outlook previsionale al 2030 della Commissione Agricoltura Ue

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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L'allevamento di insetti potrebbe contribuire in modo significativo all'economia circolare (Foto di archivio)
Fonte foto: © Nitr - Fotolia

Sarà un'agricoltura diversa, anche se certamente non stravolta, pure nel segmento dei cereali e semi oleosi, sintetizzati nell'outlook previsionale al 2030 della Commissione Agricoltura dell'Unione europea alla voce "Arable crops", pur essendo l'aratro in molte parti d'Europa uno strumento in via di dismissione, sostituito da macchine per la minima lavorazione o la semina su sodo. Dettagli non solo semantici, ma che non sminuiscono il grande sforzo della Dg Agricoltura su come sarà il settore fra dieci anni. Le proiezioni - ammonisce lo studio - si basano sull'ultimo rapporto Ocse-Fao sull'agricoltura aggiornato con i più recenti dati macroeconomici e di mercato globali.
 
Secondo le ipotesi macroeconomiche, l'economia globale si riprenderà nel 2021-2022 e si stabilizzerà con una crescita media annua del 3% entro il 2030. L'economia europea dovrebbe tornare al livello precedente al Covid-19 entro il 2023. Il prezzo del petrolio, dopo aver toccato il fondo a 41 dollari al barile nel 2020, dovrebbe raggiungere la quota di 83 dollari al barile nel 2030. La volatilità dei mercati potrebbe essere una variabile in grado di influire sull'andamento in misura superiore rispetto a quanto non ipotizzato dagli analisti.


Colture arabili

Si prevede che la superficie agricola totale dell'Ue diminuirà leggermente, principalmente a causa della riduzione della superficie coltivata a cereali e semi oleosi. Per contro, si prevede un aumento dell'uso della terra per pascoli, foraggi e colture proteiche. Anche l'area dedicata alla produzione biologica dovrebbe aumentare e raggiungere il 10% della superficie agricola totale entro il 2030 (in assenza di misure derivanti dalla Pac attualmente in fase di negoziazione e senza tenere conto dell'obiettivo del Green deal europeo del 25% della superficie agricola a regime biologico).

La produzione totale di cereali dell'Unione europea, grazie all'aumento delle rese, dovrebbe rimanere stabile a 277 milioni di tonnellate, grazie a migliori sistemi di rotazione delle colture, migliore gestione del suolo e un maggiore utilizzo di Strumenti di supporto decisionale.
La superficie totale cerealicola dell'Ue, invece, dovrebbe diminuire a 51 milioni di ettari nel decennio 2020-2030. Ciò è dovuto principalmente a forti cali per il grano duro e l'orzo, dove continua la tendenza al ribasso. Anche il grano tenero dovrebbe diminuire leggermente.
La superficie totale comunitaria coltivata a grano potrebbe raggiungere i 21 milioni di ettari nel 2030 (-1,6% rispetto al 2020). I principali paesi produttori hanno ridotto negli ultimi anni la loro quota di grano nella superficie cerealicola totale (ad esempio in Francia e Germania), mentre la Polonia sta aumentando la sua superficie frumento.

Per quanto riguarda il mais, la superficie totale dovrebbe espandersi in tutta Europa e raggiungere 8,8 milioni di ettari per soddisfare la crescente domanda di mangimi e dell'industria. Si prevede che la quota di altri cereali (avena, segale, sorgo e altri) rimanga stabile, per soddisfare la crescente domanda di alimenti e mangimi.

Le rese di cereali dovrebbero continuare ad aumentare, grazie a una migliore ricerca e innovazione, nonché a migliori pratiche agricole e gestione delle colture. I sistemi di rotazione delle colture, una migliore gestione del suolo e un maggiore utilizzo di Strumenti di supporto decisionale dovrebbero sostenere i raccolti. Allo stesso tempo, la crescita delle rese sarà limitata nelle regioni in cui le rese sono già elevate e nelle regioni che devono affrontare vincoli ambientali. A causa dell'aumento delle rese, la produzione di cereali dovrebbe rimanere stabile a 278,1 milioni di tonnellate.

Nel commercio, la posizione delle esportazioni dell'Ue è destinata a rafforzarsi, grazie alla convergenza dei prezzi comunitari e mondiali e alla vicinanza ai mercati di importazione, principalmente nella regione mediterranea e nell'Africa subsahariana.
 


Nel 2030 tanta foresta in Ue quanto superficie agricola

La superficie forestale nell'Ue è in costante aumento dal 2010 e ha guadagnato 1 milione di ettari negli ultimi cinque anni. Si prevede che le foreste continueranno ad espandersi allo stesso ritmo e potrebbero raggiungere i 161 milioni di ettari nel 2030. I terreni agricoli continueranno a far fronte alla continua concorrenza del rimboschimento, delle aree urbane e delle strade. Dal 2015 il settore agricolo è stato maggiormente stabile e fra il 2020 e il 2030 la Commissione Agricoltura prevede un'ulteriore riduzione di 0,5 milioni di ettari di superficie agricola, portando il totale a 161,2 milioni di ettari.


In aumento le aree di pascolo e foraggio

Dal 2012 le aree di pascolo e foraggio sono aumentate in Germania, Spagna e Italia. Nel 2018, la superficie a prato permanente dell'Ue ha raggiunto i 50,1 milioni di ettari (+4% rispetto al 2012). Si prevede che la superficie erbosa continui ad aumentare per soddisfare la domanda di mangime, ma a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti.


Semi oleosi

Per quanto riguarda i semi oleosi, l'area della colza dovrebbe rallentare il suo declino, grazie alla domanda di olio e al ruolo di tale coltura nei sistemi di rotazione.
La produzione europea di semi oleosi dovrebbe aumentare leggermente, trascinata dal buon andamento di girasole e soia. Insieme a un aumento limitato delle importazioni di semi oleosi, i volumi di frantumazione dovrebbero rimanere complessivamente stabili, trainati dalla domanda sostenuta di olio di semi oleosi dell'Ue.

Il consumo di oli vegetali (compreso l'olio di palma) dovrebbe diminuire, guidato dalla diminuzione delle importazioni di olio di palma per usi non alimentari.
Si prevede una forte crescita per le colture proteiche dell'Unione europea. La produzione sarà guidata da un notevole aumento dell'area e dal miglioramento della resa, mentre la forte domanda di prodotti proteici vegetali innovativi e di più fonti proteiche prodotte localmente dovrebbe comportare una crescita del 30% dei consumi.


Zucchero

La superficie comunitaria di zucchero dovrebbe stabilizzarsi a medio termine e la produzione dell'Unione europea dovrebbe aumentare fino a 16,2 milioni di tonnellate entro il 2030.


Biocarburanti

I biocarburanti risentono anche del calo della domanda indotto dalla crisi del Covid-19. A medio termine, la domanda sarà limitata dal calo dell'uso di combustibili convenzionali, ma l'aumento dei tassi di miscelazione ne mitigherà l'impatto.

Si prevede che le restrizioni sull'uso dell'olio di palma per il biodiesel ridurranno in modo significativo la fornitura di questa materia prima. La produzione di etanolo dovrebbe rimanere complessivamente stabile nel medio termine, mentre la produzione di biocarburanti avanzati dovrebbe aumentare.


Mangimi

Si prevede che la domanda complessiva di mangime (senza erba) potrebbe diminuire leggermente, dello 0,5% nel periodo considerato.
Con il previsto calo della produzione di carne suina in Ue (-4,6% entro il 2030), la domanda di mangimi dovrebbe diminuire in questo settore. Al contrario, il settore del pollame dovrebbe crescere e potrebbe aumentare la domanda di mangimi. Per i ruminanti, anche se si prevede che le vacche nutrici e la mandria da latte diminuiranno, un'ulteriore crescita della produzione di latte dovrebbe sostenere la domanda di mangime.

La ristrutturazione in corso del settore lattiero caseario continuerà e gli Stati comunitari con una produttività inferiore dovrebbero colmare ulteriormente le lacune con sistemi di produzione più efficienti e intensivi.

Allo stesso tempo, l'estensificazione e la diversificazione dei sistemi di produzione si espanderà in alcune regioni europee, favorendo la diffusione di sistemi specializzati lungo la catena del valore (biologico, a base di pascolo, Ogm free, filiere corte). Oggi, il 45% delle proteine per l'alimentazione del bestiame proviene già dall'erba.
I mangimi a basso contenuto proteico (meno del 15% di contenuto proteico, principalmente cereali) rappresentano la quota maggiore in volume delle razioni di mangimi dell'Ue, pari al 76% della miscela di mangimi.

L'utilizzo complessivo di cereali nei mangimi dovrebbe diminuire leggermente a 162,2 milioni di tonnellate (-0,2% rispetto al 2020). I mangimi ad alto contenuto proteico (oltre il 30% di contenuto proteico) includono farine di semi oleosi, farine di pesce e latte scremato in polvere. Si prevede che l'uso di mangimi ad alto contenuto proteico, in particolare di farine oleose, potrebbe diminuire leggermente entro il 2030 (-0,2%). Il declino degli allevamenti di suini e altri animali da reddito contribuirà alla tendenza al ribasso nel 2030, così come il calo della disponibilità di colza e delle preoccupazioni ambientali e climatiche rispetto all'utilizzo della soia nelle razioni alimentari. Al contrario, si prevede che l'uso di mangimi a medio contenuto proteico (tra il 15-30% di contenuto proteico, come le colture proteiche) aumenterà entro il 2030. L'utilizzo di colture proteiche nelle razioni di mangime potrebbe aumentare del 18,7% rispetto al 2020 e sostituire parzialmente farine di semi oleosi.

Con ampie disponibilità globali e bassi prezzi del carburante (e quindi bassi costi di trasporto), i prezzi dei mangimi dovrebbero diminuire all'inizio del periodo di previsione. I prezzi in termini nominali dovrebbero aumentare una volta che si presume che l'economia si sia ripresa dal calo della crescita del Pil derivante dalla crisi del Covid-19.
 


Insetti ed economia circolare

L'allevamento di insetti potrebbe contribuire in modo significativo all'economia circolare, reintroducendo i nutrienti dagli scarti alimentari direttamente nella catena dei mangimi. Allo stesso tempo, offre l'opportunità di migliorare leggermente il deficit proteico nell'Ue. Tuttavia, anche se l'industria degli allevamenti di insetti non compete direttamente per le risorse del suolo, ha un impatto sui prezzi delle colture e sull'allocazione dei terreni all'interno dell'Ue, riducendo i costi dei mangimi e sostenendo la produzione di bestiame, con un conseguente aumento delle emissioni di gas serra. Inoltre, è necessario affrontare le questioni relative alla sicurezza e alla sostenibilità.


Reddito agricolo e lavoro

Il reddito agricolo dell'Ue dovrebbe aumentare a causa dell'aumento del volume di produzione e dell'apprezzamento dei prezzi. Si prevede che la produzione agricola crescerà più rapidamente (1,9% all'anno) rispetto alla produzione animale (0,9% all'anno). Tuttavia, si prevede che i costi aumenteranno a un ritmo simile e l'aumento del reddito nominale dovrebbe essere limitato all'1% all'anno.

Il calo della forza lavoro agricola dovuto ai cambiamenti strutturali a livello dell'Ue dovrebbe rallentare fino all'1% all'anno e dovrebbe derivare principalmente dal progresso tecnologico nei macchinari e nelle attrezzature. Il reddito reale per lavoratore dovrebbe aumentare dello 0,5% all'anno, rallentando dall'1,9% nell'ultimo decennio.


Aspetti ambientali e climatici

Dal 1990 al 2018, le emissioni di gas serra del settore agricolo dell'Ue sono diminuite del 21%. Tuttavia, quasi tutti questi cambiamenti sono avvenuti nella prima metà di questo periodo.

Le proiezioni di modellizzazione per il 2030 mostrano che le emissioni di gas serra dall'agricoltura dell'Ue rimarrebbero sostanzialmente invariate rispetto ai livelli attuali: la prevista diminuzione della mandria di bestiame sarà controbilanciata da un aumento delle emissioni di protossido di azoto dovuto ai raccolti più elevati. Per il bilancio del carbonio organico del suolo, le proiezioni mostrano un aumento netto corrispondente fino al 2% delle emissioni di GHG agricole.

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