Pellagra: gravi patologie e memoria corta

La carenza di vitamina PP colpiva soprattutto la popolazione agricola delle aree più povere. Una lezione da non dimenticare nell'era dell'opulenza e dell'idealizzazione del tempo che fu

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Agricoltura, Ambiente & Salute: le lezioni del passato che appaiono oggi dimenticate

Di certo non avevano problemi di sovrappeso, trigliceridi e colesterolo gli agricoltori di oltre un secolo fa. Molte ore di lavoro fisico al giorno, supportato da grandi quantità di calorie, ma da ben pochi nutrienti nobili. A loro disposizione,  solo tanta polenta. Uno squilibrio verso il mais che si manifestava soprattutto nelle aree pianeggianti del Veneto, interessando anche porzioni dell’Emilia Romagna e della Lombardia e comparendo sporadicamente anche in altre aree italiane.

Fra le conseguenze di tale impoverimento nutrizionale vi era una patologia ormai dimenticata, ovvero la pellagra. Questa veniva generata da una cronica carenza di vitamina PP, acronimo di Pellagre Prevent, nota anche come niacina o vitamina B3, di tipo idrosolubile. 
 

Ruolo della vitamina PP

La vitamina PP è un precursore del nicotinammide adenina dinucleotide, altrimenti noto con l’acronimo Nad. Trattasi di un importante cofattore metabolico cellulare senza il quale si innesca una serie di disturbi finanche mortali. La pellagra è infatti responsabile di un quadro clinico noto anche come "delle tre D", ovvero demenza, dermatite e diarrea. La manifestazione più vistosa era la desquamazione della pelle, soprattutto delle mani e del collo, da cui ne deriva quindi il nome.

La vitamina si trova in diversi alimenti vegetali e animali, sebbene a diverso grado. Di certo, una dieta monotematica, basata quasi esclusivamente sul mais e avulsa da alimenti di origine animale, aggravava la patologia molto velocemente. Basti pensare che il fabbisogno di niacina è di circa 6,6 milligrammi ogni 1.000 kcal introdotte. Ciò significa che servono almeno una dozzina di milligrammi di vitamina PP al giorno per soddisfare il fabbisogno base. Impossibile raggiungere tale valore mangiando solo polenta.
 

Una strage della povertà

Quanto sopra avveniva come detto per lo più nelle aree rurali povere, quelle in cui i buoi che tiravano l’aratro stavano forse meglio dei contadini che li gestivano. E non solo in Italia: fra il 1907 e il 1940 anche negli Stati Uniti patirono di tale patologia, con circa tre milioni di Americani da essa afflitti, concentrati come facilmente immaginabile negli Stati del Sud. In totale, nel volgere di poco più di vent’anni perirono circa 100mila di essi. Considerando tale tasso di letalità, pari al 3,3%, si può stimare approssimativamente anche il tasso di decessi in Italia: nel 1878 si stima infatti che soffrissero di pellagra circa 100mila persone, anche in questo caso concentrate quasi tutte nelle campagne più povere. Quindi, almeno tremila persone si presume non abbiano superato la malattia. Probabilmente tale cifra fu superiore, viste le condizioni nazionali di 140 anni fa, sicuramente peggiori di quelle della prima metà del secolo scorso in America.
 

Il segreto precolombiano

Sebbene anche gli antichi popoli delle civiltà precolombiane si nutrissero quasi esclusivamente di mais, essi non pare soffrissero di pellagra. Ciò perché avevano un modo particolare di trattare il granturco prima di consumarlo: lo sbriciolavano e lo lasciavano per molte ore immerso in acqua addizionata di cenere. Senza saperlo, generavano piccole dosi di vitamina PP, dal momento che questa può derivare anche dalla modifica di un aminoacido, il triptofano. Modifica che avveniva appunto grazie al mezzo alcalino in cui veniva posto il mais. Un vantaggio di cui ovviamente quei popoli non potevano conoscere l'origine, ma che comunque permetteva loro di sfuggire alla pellagra e sopravvivere. 

Poi arrivarono i conquistadores spagnoli e vennero spazzati via. Ma questa è tutta un'altra storia.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: salute

Temi caldi: Agricoltura, ambiente & salute

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