Agricoltura di precisione, il Cnr lancia il suo drone

Si chiama Efesto ed è sviluppato da Cnr e Sigma Ingegneria per la raccolta di dati in campo. Uno strumento essenziale per chi vuole fare agricoltura di precisione. Ma l'uso dei droni è davvero conveniente?

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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L'autonomia del drone è intorno ai 15-20 minuti
Fonte foto: Agronotizie

Quando si parla di innovazione in agricoltura per molti si parla di droni. Ecco perché a Fieragricola non poteva mancare un'area dedicata agli Apr (Aeromobili a pilotaggio remoto) e alle loro applicazioni sul campo. Tra i vari stand uno dei più interessanti è stato quello della Sigma Ingegneria, che insieme al Cnr di Pisa e alla Zefiro ha sviluppato Efesto, il drone-contadino.

Come Cnr ci siamo occupati di tutta la parte riguardante la sensoristica e i modelli di analisi delle informazioni raccolte in volo dal drone”, ha spiegato ad AgroNotizie Andrea Berton, ricercatore dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa.

Efesto è un esacottero (sei motori elettrici ad elica) che può montare sensori termici multispettrali e iperspettrali, oltre alle normali ottiche per riprese fotografiche. Significa che il drone può volare su un campo e raccogliere vari tipi di informazioni.

L'applicazione forse più interessante prevede la creazione, attraverso la fluorescenza della clorofilla, delle mappe di vigore. Una sorta di immagine georeferenziata del campo in cui sono segnalati con colori diversi le piante in salute da quelle che soffrono per la mancanza di acqua, per la presenza di parassiti o la carenza di fertilizzanti.

La risoluzione a terra è dell'ordine dei 3cm/pixel, una definizione che permette, volendo, di sapere lo stato di salute della singola foglia. Un passo in avanti rispetto alla migliore risoluzione satellitare disponibile: 5-25m/pixel.

L'elevata risoluzione è sicuramente un pregio, ma può essere anche un difetto. Di droni se ne fa un gran parlare, ma non ci sono ancora dei casi di studio che ci dicano se siano economicamente sostenibili. Una risoluzione alta può essere utile per colture ad alto valore aggiunto, come la vite, ma risulta superflua per colture estensive.

Proviamo a fare due calcoli per orientarci. Per fare volare un drone, anche in aperta campagna, occorre fare un corso a pagamento e registrarsi presso l'Enac (servizio offerto dalla Zefiro, partner del progetto). Occorre quindi acquistare il drone e la sensoristica necessaria, una spesa che arriva facilmente a 10 mila euro. Infine occorre mettere in conto l'acquisto (e il tempo di studio) dei software necessari a processare le informazioni e a generare le mappe di vigore.

Una spesa, come detto, che si giustifica solo in caso di colture ad alto valore aggiunto in cui i risparmi in termini di mancato utilizzo di risorse (acqua, fertilizzanti o agrofarmaci) e di maggiore qualità del prodotto coprono i costi di acquisto e utilizzo del drone. Ma possono anche essere una risorsa per agronomi, consulenti e consorzi che possono dunque utilizzarlo in maniera intensiva su più aziende, abbattendo così i costi.
 

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