Favino: ok, il sovescio è giusto

Questa leguminosa è una coltura miglioratrice perfetta per rotazioni colturali e per effettuare il sovescio, due buone pratiche agronomiche. Ma come avviene la coltivazione del favino?

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Favino, una leguminosa miglioratrice del terreno che s'inserisce bene nelle rotazioni colturali
Fonte foto: © Patrik Stedrak - Adobe Stock

Effettuare le buone pratiche agricole ha contribuito nel corso dei secoli a preservare le risorse ambientali ed a creare un'ampia diversità di habitat e specie. Queste pratiche, però, negli ultimi decenni si erano un pò perse, ma oggi hanno ritrovato centralità. Si tratta di azioni che devono essere rispettose delle norme, dell'ambiente, della società ed attente nella gestione delle risorse primarie. A partire dal 1991 l'Unione europea le ha normate e l'Italia con il dm del 19 aprile 1999 "Approvazione del codice delle buone pratiche agricole" le ha definitivamente certificate sul nostro territorio.

Tra tutte queste attività rientra anche il sovescio: l'interramento di piante o di parti di piante (coltivate sulla superficie) allo stato fresco allo scopo di arricchire il terreno di elementi nutritivi e di sostanze utili alla sua fertilità ed alla sua struttura. Diciamo una sorta di "concimazione verde" o green manure, come si dice in inglese, che anche nel dm 3757 del 09 aprile 2020, detto "Decreto rotazioni", acquisisce ulteriore importanza rientrando di diritto come pratica all'interno delle rotazioni colturali.
 

FAVINO

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Tra le colture che più sono usate per il sovescio, o all'interno dell'avvicendamento colturale, ci sono le colture miglioratrici (prati di graminacee, prati di leguminose, leguminose) o da rinnovo (bietola, patata, pomodoro, fava, fagiolo). Proprio su una di queste leguminose vogliamo concentrarci e cioè il favino o Vicia minor. Questa pianta viene coltivata principalmente al Centro-Sud Italia, anche se inizia ad avere un certo sviluppo al Nord Italia. Un esempio tipico di sovescio invernale è la semina di un misto di veccia, favino ed avena: l'avena, una graminacea, cresce più velocemente delle altre e spinge le sue radici in profondità nel terreno offrendo alle leguminose protezione dal freddo invernale e supporto per la crescita, mentre veccia e favino fissano l'azoto atmosferico e daranno poi copertura al suolo durante la primavera e l'inizio dell'estate.
 

L'ambiente del favino

Il favino può essere seminato in due momenti diversi, in base all'areale di coltivazione: al Centro-Sud Italia ad ottobre-dicembre per una raccolta a fine giugno mentre al Nord Italia a febbraio-marzo per una raccolta a metà luglio. E' una pianta che ha diverse esigenze dal punto di vista ambientale: una temperatura minima per la germinazione di 5°C, una resitenza al freddo limitata (il massimo si ha a 3-5 foglie con resistenza fino a -5°C), in fioritura sono dannose sia le basse temperature (disturbi dell'antesi) che le alte (colatura dei fiori). Consuma abbastanza acqua soprattutto nelle fasi di fioritura e granigione (e qui la siccità può arrecare danni sulla quantità e sulla qualità dei semi). Preferisce terreni profondi ed argillosi o argilloso-limosi, mentre sono da evitare terreni con forti ristagni idrici. La coltura è limitatamente tollerante alla salinità, ma mal sopporta i terreni acidi.
 
Favino varietà Collameno dell'azienda AgroServiceSpa
Tante sono le varietà che possono essere usate: una è la Collameno
(Fonte foto: © AgroService Spa)

Come si coltiva?

E' una coltura miglioratrice e si stima che lasci nel terreno all'incirca 40-50 kg/ha di azoto ed una buona quantità di sostanza organica. Il terreno prima della messa a dimora dei semi va arato a circa 35-40 cm di profondità, per favorire l'approfondimento delle radici. E' evidente che a seconda dell'epoca di semina va valutato se affinare il letto di semina oppure no: le zolle devono essere al massimo di 6-8 cm di diametro ed omogeneamente presenti su tutta la superficie. Nel caso di affinamento una macchina che trova largo utilizzo è l'estirpatore con aggiunta di erpice a denti rigidi. Per avere maggiori informazioni su queste macchine puoi consultare la sezione di Agrimeccanica di AgroNotizie.

Prima della semina è buona cosa effettuare una concimazione di fondo con 200-300 kg/ha di perfosfato semplice o 100-150 kg/ha di fosfato biammonico (18-46). La distribuzione di azoto non è indispensabile normalmente in quanto grazie alla simbiosi radicale con i batteri azotofissatori (Bacillus radicicola), la pianta è da questo punto di vista autosufficiente. E la semina vera e propria? Viene effettuata con seminatrici che possano gestire un seme come quello del favino con distanze che vanno da 30-35 cm tra le file e 5-8 cm lungo la fila. In questo modo si possono ottenere all'incirca 30-40 piante/m2. Per avere informazioni su quali varietà seminare potete consultare Plantgest, alla specifica pagina del Favino.
 

Difesa e diserbo

Dal punto di vista della difesa le principali malattie sono: tra le funginee abbiamo l'antracnosi e la ruggine; tra gli insetti l'afide nero ed il tonchio; tra i virus abbiamo il Pebv-Bbyb (virus del mosaico della fava).
Tra le sostanze attive registrate per fava o per foraggere leguminose abbiamo il difenoconazolo (anticrittogamico), il metaldeide (insetticida e molluschicida) ed il tau-fluvalinate (insetticida ed aficida). Tra i prodotti oggi autorizzati, alla data del 17 marzo 2021, abbiamo: per il difenoconazolo ci sono Agrizole 250 (Belchim), Dicor (Upl), Klartan 20 EW (Corteva e Kollant), Square EC (Manica); per il tau-fluvalinate ci sono Evure Pro (Syngenta), Mavrik Smart (Adama), Megic 240 (Icl), Tau Al 240EW (Sepran); per il Metaldeide c'è l'Escacide (Chemia). Da sottolineare che nel disciplinare di produzione della Regione Emilia-Romagna non è prevista la difesa sul favino con prodotti specifici ma solo la concia del seme.

Il diserbo è sicuramente una fase molto importante, visto anche che la coltura cresce lentamente nel periodo invernale e quindi è poco competitiva con le infestanti soprattutto nelle prime fasi di sviluppo. Un'azione in pre-emergenza è imprescincibile. Per il disciplinare di produzione dell'Emilia-Romagna 2021 è possibile agire come di seguito: in pre semina contro graminacee e dicotiledoni si usa il glifosate; il pre-emergenza contro graminacee e dicotiledoni si usano pendimetalin, clomazone, aclonifen e metribuzin; il pre-emergenza o post-emergenza precoce contro dicotiledoni ed alcune graminacee si usa imazamox. Se necessario il diserbo di pre-emergenza della coltura può essere rifinito ricorrendo ad un intervento di post-emergenza: contro graminacee si possono usare ciclossidim, propaquizafop e quizalofop-p-etile isomero D; contro dicotiledoni si usa il bentazone.
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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: fertilizzanti difesa sostanza attiva rotazione colturale

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