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Biostimolanti, un approfondimento sulla Rivista di Agraria

Il testo è scritto da Eugenio Cozzolino, autore di numerose pubblicazione e collaboratore tecnico degli enti di ricerca presso il Crea

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Fonte immagine: Fritegotto

Le tecniche agronomiche stanno evolvendosi verso metodi di coltivazione organici, sostenibili e a basso impatto ambientale. Lo scopo dell’agricoltura oggi è quello di ridurre gli input senza diminuire le produzioni e la loro qualità. I biostimolanti contengono composti bioattivi, in gran parte ancora sconosciuti, e sono in grado di aumentare la “nutrient use efficiency” delle piante e la tolleranza verso stress di tipo biotico e abiotico.

Nelle colture orticole l’uso di biostimolanti permette di ridurre l’apporto di fertilizzanti senza compromettere la resa e la qualità del prodotto. Negli ortaggi da foglia sensibili all’accumulo di nitrati, come la rucola, i biostimolanti hanno la capacità di incrementare la qualità e mantenere il livello di nitrati sotto i limiti di legge.

Zhang e Schmidt della Virginia Polytechnic Istitute and State University proposero per la prima volta nel 1997 il termine “biostimolante” per indicare “sostanze che applicate in piccole quantità promuovevano la crescita delle piante“. I biostimolanti a cui si faceva riferimento erano acidi umici ed estratti di alghe di cui si proponeva un’azione ormonale.

Continua la lettura dell'articolo originale sulla Rivista di Agraria: "Verso un'agricoltura sostenibile".
Trovi informazioni sui biostimolanti su Fertilgest.com
 

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