Miglioramento genetico, siamo preparati all'appuntamento con le Tea?

A fine mese la Commissione Ue dovrebbe dare il suo parere sulle moderne tecniche di miglioramento genetico (Tea o Nbt). Quali sono le potenzialità e gli ostacoli alla loro diffusione in agricoltura?

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Le Tecnologie di evoluzione assistita possono rivoluzionare il mondo della genetica agraria (Foto di archivio)
Fonte foto: © science photo - Fotolia

Dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2018 le Tea, Tecnologie di evoluzione assistita (o Nbt, New breeding techniques) sono finite in un limbo normativo. Di fatto gli organismi ottenuti con queste nuove tecniche ricadono sotto la normativa che regola gli Ogm, normativa che tuttavia ha venti anni alle spalle ed è dunque non adatta a regolare il neonato mondo delle Tea.
 
A fine mese la Commissione europea dovrebbe rendere noto il suo parere su queste tecniche innovative e da questo documento dovrebbe poi prendere avvio un processo legislativo per normare in maniera chiara il settore.

Per discutere delle opportunità per il settore agricolo Assobiotec e Confagricoltura hanno organizzato un incontro online dal titolo "Lab to farm, dal laboratorio al campo". Un momento di confronto per capire come accorciare la distanza tra mondo della ricerca e dell'agricoltura, soprattutto oggi che agli agricoltori viene chiesto di produrre più cibo, in maniera più sostenibile e in un contesto di cambiamenti climatici.


Dieci punti fermi

Per delineare il perimetro di gioco sono stati chiamati Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca per la genomica e la bioinformatica del Crea, Mario Pezzotti. professore presso l'Università degli studi di Verona e dirigente del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach, e Fabio Veronesi, professore presso l'Università degli studi di Perugia e membro del panel Gmo dell'Efsa.

Dalla discussione sono emersi dieci punti fermi:
  • Non c'è agricoltura senza genetica e il miglioramento genetico è un'attività che l'uomo porta avanti da oltre diecimila anni, da quando cioè ha iniziato a coltivare la terra.
  • I cambiamenti climatici rendono non più attuali le varietà selezionate fino ad oggi e dunque se si vuole rimanere competitivi occorre selezionare nuove varietà.
  • Il know how genomico è un asset strategico per il Paese. Solo conoscendo la genetica delle colture è possibile intervenire per migliorarle e renderle competitive nel contesto attuale e futuro.
  • Le Tea, Tecnologie di evoluzione assistita permettono di modificare il genoma di una pianta in maniera precisa e veloce, consentendo la messa a punto di varietà performanti.
  • Grazie alle Tea è possibile ottenere varietà che potrebbero nascere in natura in maniera spontanea e dunque sono "naturali".
  • Le Tea permettono di modificare il patrimonio genetico di un essere vivente senza introdurre geni da specie non sessualmente compatibili. Devono dunque essere nettamente distinte dagli Ogm transgenici.
  • Le Tea permettono un abbattimento dei costi di breeding e questo consentirebbe a piccole società o ad enti pubblici di investire sul miglioramento di colture minori, ma importanti per il made in Italy.
  • Gli organismi ottenuti con le Tea sono indistinguibili da varietà ottenute tramite il breeding tradizionale e dunque non sono identificabili alle dogane. Perciò varietà Tea coltivate all'estero potrebbero finire sui nostri piatti senza che ci sia il modo di individuarle.
  • Le Tea permettono di avere varietà in grado, in linea di principio, di richiedere un minor uso di input (fertilizzanti, agrofarmaci, acqua, etc.) e di produrre più cibo e di migliore qualità.
  • La Corte di giustizia Ue non ha dato un giudizio di merito riguardo alle Tea, si è limitata a ricordare che la normativa di riferimento è quella che regola gli Ogm e che sta alla politica il compito di approvare una normativa ad hoc.

Un momento del convegno
Un momento del convegno

Oggi agricoltori, ricercatori e aziende sementiere guardano alla decisione di Bruxelles. L'Unione europea (tramite Commissione e Parlamento) e i governi degli Stati membri (il Consiglio dell'Ue) dovranno decidere nei prossimi anni se continuare a regolare le Tea con la vecchia normativa Ogm oppure se approvare un nuovo regolamento che potrà essere più o meno favorevole al loro sviluppo.

Qualunque sia la strada che l'Unione intraprenderà il mondo della ricerca e dell'industria chiede quattro cose fondamentali:
  • Che vi sia un lavoro congiunto tra pubblico e privato per la messa a punto di nuove varietà. Come in Germania, dove nonostante il pubblico non registri varietà collabora con le ditte sementiere private.
  • Che ci siano regole certe nel più breve tempo possibile, in modo da pianificare gli investimenti e sapere con quali "regole giocare".
  • Avere regole snelle. In altre parole meno burocrazia.
  • Avere una pianificazione degli investimenti pubblici di lungo periodo, come in Francia, dove il breeding del frumento può contare tutti gli anni su tre milioni di euro, per un periodo di dieci anni.


L'agricoltura chiama, la politica è in attesa

Durante la seconda sessione hanno preso la parola la politica e il mondo economico. Interpellato sull'argomento Francesco Battistoni, sottosegretario al Mipaaf, non ha però voluto prendere una posizione su un argomento "così divisivo", aprendo però ad un dialogo con gli stakeholder.

Mentre l'eurodeputato Herbert Dorfmann ha cercato di illustrare la situazione dal punto di vista del Parlamento europeo, in cui si stanno scontrando due schieramenti opposti. Secondo Dorfmann la richiesta di maggiore sostenibilità contenuta nel Green deal e l'allungo di Londra sul tema spingono in favore delle Tea.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, e Riccardo Palmisano. presidente di Federchimica - Assobiotec, promotori dell'incontro, hanno sottolineato l'importanza del momento storico e la necessità di non farsi sfuggire la grande opportunità di rendere più sostenibile e competitiva l'agricoltura italiana e quindi il made in Italy.

E Angelo Riccaboni, presidente della Fondazione Prima, Partnership for research and innovation in the mediterranean area, ha voluto ricordare da un lato come ci siano a disposizione fondi ingenti per fare ricerca, anche nel settore delle Tea, quando queste avranno una normazione certa. E ha poi ricordato come si debba creare una cinghia di trasmissione tra ricerca, aziende sementiere e agricoltori. In modo che l'innovazione non rimanga chiusa in qualche cassetto.


Il nodo dell'opinione pubblica

Il convitato di pietra all'evento è stata l'opinione pubblica, che oggi non sa che cosa siano le Tea e potrebbe dunque essere strumentalizzata al fine di fare pressione sulla politica per ostacolarne la diffusione. D'altronde l'argomento è molto complesso e semplificazioni d'effetto, come "arrivano i nuovi Ogm", rischiano di fare breccia.

Per questo motivo occorre una campagna di comunicazione sui grandi benefici che l'agricoltura e i consumatori potranno trarre dalle Tea. Perché, come ricordato da Riccardo Palmisano, se da un lato queste tecniche sono accettate sull'uomo per salvare vite, come nel caso delle malattie rare, non si vede il motivo per il quale non possano essere usate sulle piante.

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