A Firenze si delinea il futuro dell'agroalimentare italiano

L'Accademia dei Georgofili ha ospitato Mipaaf, Crea e Clan per presentare l'innovazione che ci aspetta nel settore primario tra il 2017 e il 2020, tra biotecnologie sostenibili e agricoltura di precisione: guarda le videointerviste

Ivano Valmori di Ivano Valmori

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Un momento dell'evento tenutosi presso l'Accademia dei Georgofili a Firenze
Fonte foto: © Ivano Valmori - AgroNotizie

Ricerca, istituzioni e industria hanno fatto il punto tra prospettive e progetti, a Firenze, presso la prestigiosa sede dell’Accademia dei Georgofili.

L’evento, organizzato dal Crea, il più importante ente italiano di ricerca sull’agroalimentare, e dal Clan (Cluster tecnologico agrifood nazionale), ha visto il partenariato di soggetti rilevanti della filiera agroalimentare per la sostenibilità e l’innovazione.

Preziosa occasione di confronto sul tema della crescita economica basata sulla ricerca ha visto la partecipazione, per il Crea, del Commissario Straordinario Salvatore Parlato e dei Commissari Delegati  Alessandra Gentile e Michele Pisante.

Due le domande a cui si è cercato di dare risposta:
“Quali sono le opportunità che il progresso tecnologico offre al sistema agroalimentare italiano?”
“Quali cambiamenti ci aspettano?”


Dopo il saluto di Giampiero Maracchi, presidente Accademia Georgofili, l’intervento di Salvatore Parlato ha evidenziato lo stato dell’arte dell’intera operazione di efficientamento e riaccorpamento del Crea che, oggi, raggruppa 12 istituti di ricerca. Quattro le direttrici di azione: riduzione della spesa corrente (almeno 10% all’anno), dismissione del patrimonio immobiliare non funzionale all’attività, razionalizzazione delle aziende sperimentali (per le quali i 12 direttori sono in fase di recrutamento con concorso pubblico) e sfruttamento delle proprietà intellettuali Crea attraverso gare pubbliche e diversi accordi di filiera.

Nel futuro di Crea ci sono progetti sulle biotecnologie, sull’agricoltura digitale, la creazione di alcune aziende agricole che diventino “tecnopoli agricoli agritech”, dove si possa mettere a frutto la ricerca per coagulare competenze e favorirne la divulgazione. Importante anche la relazione tra ricerca, agricoltura e nuove generazioni con la creazione di eventi specifici (il primo è stato Agrogeneration, seguito direttamente da AgroNotizie).

Il Piano triennale straordinario di ricerca Crea sulle biotecnologie sostenibili è stato invece presentato da Alessandra Gentile, commissario delegato Crea. La ricerca italiana è stata la prima a sequenziare il genoma di vite, pesco, frumento tenero, carciofo, melanzana, agrumi, patata, pomodoro, melo, olivo e sono in fase di ultimazione quelli di asparago e frumento duro. Crea sta sviluppando nuove tecniche di breeding e miglioramento genetico, come la cisgenesi e il genoma editing che permettono di ridurre i tempi di sviluppo di nuove varietà senza il ricorso a Ogm, a tutela della biodiversità italiana.
 
Giampiero Maracchi, presidente dell'Accademia dei Georgofili, tra il ministro Maurizio Martina e il presidente della Commissione Agricoltura Luca Sani

Obiettivi prioritari in questo ambito sono quelli di far ripartire la ricerca in questo settore strategico, dare continuità agli investimenti fatti dal Mipaaf, produrre piante resistenti alle avversità, migliorare le caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari e, in definitiva, migliorare la competitività del settore agricolo (aziende agricole e filiera sementiera).

Il Piano triennale straordinario di ricerca Crea su agricoltura digitale è stato il tema affrontato da Michele Pisante, commissario delegato Crea.
In questo campo l’impegno del Crea è quello di creare una piattaforma gestionale sulla quale far convergere i dati provenienti dalle varie periferiche (sia pubbliche, sia private) presenti sul territorio (precison farming, meccatronica, DSS, etc) in modo che siano rese disponibili gratuitamente per le aziende agricole.

Il primo ambito operativo in cui si intende operare sarà il comparto viticolo, che sarà la coltura di riferimento per la creazione del progetto pilota da clonare poi alle altre filiere operative. Contestualmente, nel comparto zootecnico, la filiera portante sarà quella delle bovine da latte e nel settore silvicolo si sta creando un sistema spazializzato di supporto alle decisioni.

L’ambizioso obiettivo di questo progetto di agricoltura digitale (che interesserà circa il 45% delle risorse disponibili sul piano triennale) sarà quello di creare il big data dell’agroalimentare italiano, per realizzare, secondo Pisante, “un circolo virtuoso che distribuisce conoscenza e Crea valore per l’agricoltore”.

Filippo Ferrua Magliani, presidente del Clan (Cluster tecnologico agrifood nazionale) ha raccontato la genesi e le attività del Cluster Clan che, tra l’altro, ha in essere tre progetti sulla sicurezza alimentare (Safe&Smart), sulla sostenibilità delle filiere agroalimentari (So.Fi.A.) e sulla promozione della salute del consumatore (Pros.It).

Le opportunità del piano Industria 4.0 per l’agroalimentare sono state affrontare da Paolo Bonaretti, vicepresidente del Clan. Tra le direttrici chiave del piano nazionale 2017-2020 ci sono due ambiti, secondo Bonaretti, molto utili per il comparto agricolo: la possibilità di finanziare la ricerca potenziando i Cluster e i dottorati e le misure atte a creare “Competence Center” e “Digital Innovation Lab”.

Sei le traiettorie tecnologiche prioritarie: salute e benessere, sicurezza alimentare, processi produttivi per migliorare la qualità degli alimenti, potenziamento della produzione sostenibile, acquisizione di macchine e impiantistica per le aziende agroalimentari e introduzione dell’Ict.
Molto interesse, infine, per le problematiche legate a tracciabilità e rapporto trasparente con i consumatori.
 

Ha concluso l’incontro il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che ha affermato la sua grande attenzione per la ricerca, l’assistenza in campo agricolo, la biodiversità e l’agricoltura digitale: si tratta di elementi fondamentali per la competitività e la sostenibilità.

L’innovazione va comunque inquadrata in un contesto di biodiversità e “delicatezza” in modo da rispettare le precipue caratteristiche di ogni eccellenza agroalimentare italiana. L’Italia, oggi, è protagonista anche di una discussione a livello europeo su questo fronte, e si è fatta promotrice dell’adozione di queste nuove opportunità in chiave europea a Bruxelles.

Ragionamento, delicatezza, lungimiranza e determinazione in questo ambito, cercando di far riconoscere il valore di tuta la ricerca italiana nel settore rimario che, per molto tempo sono state lasciate nel cassetto o, peggio, sotto la polvere. Il Piano Industria 4.0 è l’occasione per dare valore anche al settore agrario e di armonizzare il set di strumenti che puntano all’obiettivo comune: aumentare la competitività per l’agricoltura italiana.

Ma, per Martina, dobbiamo avere anche una consapevolezza: non saranno solo le leggi a fare in modo che ci sia uno sviluppo in tal senso ma sarà la messa a punto delle nuove tecnologie e dei nuovi servizi che saranno trainanti in questo importante momento di cambiamento.
L’anno 2017 sarà l’anno di svolta, di armonizzazione e di messa a punto di questi servizi innovativi; la mappatura è stata fatta, la governance c’è, l’interesse da parte degli attori è massimo; serve una mano da parte di tutti per iniziare a fare e per misurare i progressivi avanzamenti di questo ambizioso processo.

Al termine dell’incontro il ministro Martina ci ha rilasciato il suo punto di vista sull’agricoltura digitale, argomento tanto importante per la nostra testata

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