C'è troppo latte

Non rallenta la produzione in Italia e i prezzi stentano a riprendere quota, a dispetto del buon andamento del mercato caseario. Intanto i costi di produzione salgono e le stalle italiane hanno i conti in rosso

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Senza un freno alla produzione anche il mercato interno è destinato ad allinearsi ai prezzi mondiali

Impresa difficile quella di produrre latte in Italia. I margini per gli allevamenti sono sempre più risicati e Il rischio di produrre in perdita è elevato.
Molteplici le cause, l'andamento del prezzo del latte, quello delle materie prime per l'alimentazione degli animali, l'andamento dei consumi, la competizione internazionale.
E come se non bastasse, si aggiunge lo sconvolgimento della pandemia da Covid19, con le sue conseguenze legate alla chiusura dei canali della ristorazione collettiva.

E' su questo articolato e complesso scenario che Fieragricola, la rassegna biennale di Verona, ha voluto scattare una fotografia, partendo dalle rilevazioni di Clal sul settore lattiero caseario.
L'analisi prende le mosse dall'aumento dei costi di produzione del latte che fanno seguito al crescere dei prezzi degli alimenti per il bestiame.
Il Mais è salito fra la fine del 2020 e questo inizio del 2021 di quasi il 30%. Nello stesso periodo sfiora il 50% l'aumento della soia.
Con questi prezzi l'alimentazione necessaria a produrre un litro di latte costa circa 0,30 euro, ai quali occorre aggiungere tutti gli altri costi.
Lo stesso litro di latte viene pagato dall'industria poco più di 0,36 euro. Pochi quelli che riescono a far quadrare i conti dell'allevamento.
Ma come si è arrivati a questo punto? E cosa ci attende per il futuro?
Per tentare una risposta è necessario vedere cosa accade non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.


Il latte in Europa

Il prezzo medio del latte europeo, stando alle più recenti analisi della Commissione europea, si colloca in febbraio a 35 euro al quintale.
Rispetto al mese precedente si registra una leggera variazione positiva dello 0,1%.
Più significativi gli aumenti del latte in polvere scremato, come pure del burro.
Interessante notare che 12 mesi prima il prezzo medio era di poco superiore (35,2 euro al quintale).
Il mercato europeo del latte, dunque, sembra aver attraversato gli ultimi 12 mesi senza particolari "scossoni".
 


Dove va il latte europeo

La sostanziale "tenuta" del prezzo del latte è almeno in parte legata all'aumento della domanda mondiale di prodotti lattiero caseari, cresciuta del 2% nel corso del 2020.
A guidare l'aumento è stata in gran parte, come si legge nella documentazione diffusa da Fieragricola, la domanda proveniente dal Sud Est Asiatico e dalla Cina.

Un dato confermato dalle analisi della Commissione europea, che in particolare per la Cina mostrano aumenti significativi nei flussi verso Pechino.
Nei primi due mesi del 2021 le importazioni cinesi sono aumentate in tutti i segmenti e in particolare per formaggi, latte in polvere e caseinati (più 82%).
Le provenienze europee sono rilevanti e in crescita per tutte le categorie, in particolare caseinati e latte condensato.
E' anche merito di questo aumentato flusso di export verso la Cina se i prezzi del latte sul mercato europeo sono rimasti stabili, pur a fronte di un calo dei consumi interni.
 



Il latte in Italia

Intanto in Italia il prezzo del latte spot (quello venduto fuori contratto) ha continuato per settimane a perdere posizioni, sino a scendere, nella seduta del 19 aprile, a soli 32 euro al quintale. Ancora una volta sotto le quotazioni delle provenienze francesi, quotate 33,25 euro al quintale e di quelle tedesche, stabili a 35,25 euro al quintale.
Si ripete così l'inconsueto schema che vede il latte italiano quotato a prezzi inferiori rispetto al prodotto importato.
Magra consolazione constatare che l'ultima quotazione del latte spot è del 6,2% superiore a quella registrata nei 12 mesi precedenti, come si evidenzia nel grafico che segue, elaborato da Assolatte.
 

Confronto triennale del prezzo del latte spot italiano
(Fonte: © Assolatte)


La produzione

A questo punto c'è da chiedersi quali siano i motivi che hanno consentito al latte europeo di godere di una certa stabilità del mercato, mentre il latte italiano ha continuato a perdere posizioni.

Una possibile risposta la si può trovare nell'andamento della produzione. L'Europa ha proceduto senza "strappi", segnando solo un modesto aumento produttivo e già nel gennaio del 2021 ha invertito la rotta, registrando un calo dello 0,9%.

In Italia, invece, si è forse spinto troppo sull'acceleratore. Le consegne di latte nel 2020, come si legge nella tabella che segue, realizzata da Assolatte, hanno raggiunto quota 12,622 milioni di tonnellate, con un aumento del 4,4% rispetto all'anno precedente.
E anche il mese di gennaio 2021, con il suo più 3% di produzione, non incoraggia una ripresa dei prezzi.
 

Andamento delle consegne di latte negli ultimi tre anni
(Fonte: © Assolatte)


Il ruolo dei formaggi

A salvare le stalle italiane da latte sono i formaggi, ai quali è destinata la gran parte della produzione nazionale di latte.
E il mercato dei formaggi gode da qualche mese una discreta ripresa, tanto che i due grandi Dop, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, hanno realizzato aumenti significativi.
E' anche grazie a questo buon andamento del settore se i dividendi delle cooperative casearie sono nel 2020 sopra i 43 centesimi per il latte conferito alla trasformazione in Grana Padano.
 

Andamento del prezzo medio mensile del Grana Padano
(Fonte © Ismea)


Frenare la produzione

Questo lo scenario. Quali conclusioni trarne? Interessante a questo proposito il parere del direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni, che su questi temi ha rilasciato alcune dichiarazioni, riportate nelle analisi di Fieragricola. "Se trasformiamo troppo latte in prodotti Dop - afferma Berni - o comunque a elevato valore aggiunto, si rischia di non assicurare più il vantaggio competitivo che ha il prezzo del latte destinato a Grana Padano".

L'aumento della produzione italiana di latte in Italia e il contemporaneo calo dei consumi, ci sta avvicinando all'autosufficienza (ormai siamo prossimi al 90%).
Cadrebbe così uno dei presupposti che sino a oggi ha consentito al latte italiano di spuntare prezzi più elevati rispetto al prodotto di importazione.

Il messaggio è chiaro, o si riduce la produzione o il mercato interno subirà una dicotomia, peraltro già in atto.
Da una parte il latte che riesce ad essere utilizzato per la trasformazione, pagato di più. Dall'altra il latte "espulso" dal circuito dei formaggi e destinato a commodity, come latte in polvere, caseinati o altro.
Con i prezzi sempre più in balia dei mercati internazionali, mentre per molti allevamenti italiani si aprirebbero sfide difficili da superare.
Compito difficile quello delle previsioni di mercato.
Un aiuto può venire dall'esame delle tendenze in atto. Ma occorre conoscere i "numeri del latte" e in tempi di mercati globali lo sguardo deve allargarsi a livello internazionale.
Le fonti non mancano e AgroNotizie le raccoglie per dare ai lettori gli strumenti per orientarsi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export latte prezzi mercati alimentazione animale costi di produzione

Temi caldi: I numeri del latte

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