Piretro naturale, che cos'è e come si usa questo insetticida

Il piretro è un insetticida di origine naturale, estratto dai fiori di una specie particolare di crisantemo, efficace nel contenere le popolazioni di afidi, tripidi, coleotteri e in generale di tutti gli insetti dannosi per l'orto e i campi. Di seguito spieghiamo come si usa correttamente per la difesa delle colture

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Molte specie di afidi possono essere controllate dal piretro
Fonte foto: Pixabay

Il piretro, talvolta definito anche piretro naturale o piretrina naturale, è un insetticida estratto dai fiori di Chrysanthemum cinerariifolium, una particolare specie di crisantemo chiamato anche piretro della Dalmazia, regione della Croazia in cui le proprietà insetticide di questa pianta sono state scoperte.

 

Oggi il piretro è un insetticida ampiamente utilizzato in agricoltura sia per la sua efficacia, sia per il suo profilo ecotossicologico favorevole. Esso infatti si degrada velocemente nell'ambiente e non risulta tossico per gli esseri umani o gli altri mammiferi. Inoltre è ammesso in agricoltura biologica e rappresenta quindi uno dei pochi agrofarmaci impiegabili da chi adotta questo regime di produzione.

 

Un esemplare di Chrysanthemum cinerariifolium

Un esemplare di Chrysanthemum cinerariifolium

(Fonte foto: Wikipedia)

 

Che cos'è e dove si trova il piretro naturale?

Il piretro è una sostanza attiva che agisce sul sistema nervoso degli insetti portandoli alla paralisi e quindi alla morte. È una sostanza di origine naturale, prodotta appunto dai fiori di C. cinerariifolium, per difendersi dagli attacchi degli insetti dannosi.

 

Scoperta questa proprietà, oggi le piante vengono coltivate estensivamente e i fiori raccolti, essiccati e triturati per poi subìre un processo di estrazione che separa la sostanza attiva (piretrine) dalla matrice vegetale. Il piretro si presenta quindi in una soluzione in acqua o in olio. Oggi i maggiori produttori di piretro sono l'Australia, l'Ecuador, il Kenya e altri Stati africani.

 

Quali insetti uccide il piretro?

Il piretro naturale è una sostanza attiva che agisce per contatto. Questo significa che ha effetto solo se le goccioline della soluzione fitoiatrica colpiscono l'insetto. In questo modo le molecole di piretro penetrano nei tessuti e lì agiscono sul sistema nervoso.

 

Il piretro può essere usato contro afidi, tripidi, pentatomidi (le cimici), coleotteri, miridi, cicaline, aleurodidi (la mosca bianca), larve di lepidotteri e molti altri insetti. E' necessario però tenere in conto che non è efficace (o è scarsamente efficace) nei confronti di tutti quegli insetti dotati di un esoscheletro rigido, come ad esempio i coleotteri (come la dorifora della patata) o le cimici stesse (come Halyomorpha halys, la cimice asiatica). Questo perché la soluzione irrorata non riesce a penetrare nel corpo dell'insetto.

 

Un esemplare di Drosophila suzukii

Un esemplare di Drosophila suzukii

(Fonte foto: Fondazione Edmund Mach)

 

Agendo per contatto, il piretro non controlla tutti gli insetti terricoli, oppure le larve che si sviluppano all'interno dei frutti o in generale dei tessuti vegetali. Così come quelle specie che portano le foglie ad accartocciarsi o alla formazione di galle. È inattivo anche nei confronti degli acari, come il ragnetto rosso.

 

Inoltre, a causa dell'uso ripetuto negli anni, esistono ormai numerose popolazioni di insetti resistenti a questo insetticida. Significa che sono insetti in grado di metabolizzare la sostanza attiva, oppure che semplicemente ne sono immuni. Un esempio lampante è Aphis gossypii, l'afide delle Cucurbitacee, immune a questo come ad altri insetticidi. Ed è questo il motivo per il quale il piretro non deve essere utilizzato ripetutamente in uno stesso appezzamento.

 

Quando trattare con il piretro?

Negli orti il piretro deve essere utilizzato in maniera localizzata sul focolaio della popolazione target. Classico è l'esempio degli afidi, i cui attacchi sono limitati a zone ben definite e facilmente individuabili. Si sconsiglia invece l'impiego a tutto campo, in quanto il piretro è una sostanza attiva non selettiva, nel senso che uccide tutti gli insetti con cui entra in contatto, anche quelli utili.

 

Usare il piretro indiscriminatamente in campo significa fare piazza pulita di tutti gli insetti, utili e dannosi, creando le condizioni per lo sviluppo di nuove infestazioni, ancora peggiori delle prime. Non di rado, ad esempio, dopo un trattamento con piretro si riscontra un aumento delle popolazioni di ragnetto rosso (Tetranychus urticae), un acaro immune al piretro che non essendo più controllato dai predatori naturali prolifera creando grossi problemi e richiede l'intervento con altri insetticidi.

 

Un esemplare di Phytoseiulus persimilis intento a cibarsi di un ragnetto rosso

Un esemplare di Phytoseiulus persimilis intento a cibarsi di un ragnetto rosso
(Fonte foto: Koppert)

 

La forza del piretro è anche il suo difetto. Si tratta infatti di un insetticida che persiste poco nell'ambiente in quanto viene degradato facilmente dei microrganismi e dalla luce del sole. L'efficacia non dura più di tre giorni, ma il reale potere abbattente è limitato a poche ore. Per questo si consiglia di usare il piretro la sera, proprio per evitare le ore più calde della giornata (a temperature superiori a 26°C il piretro si degrada velocemente) e al riparo dalla luce del sole.

 

Per stabilizzare questa sostanza attiva molti formulati oggi in commercio contengono anche il piperonil butossido, una sostanza sinergizzante che protegge il piretro dalla luce solare e facilita la penetrazione all'interno dei corpi degli insetti.

 

Come si usa il piretro?

Una volta acquistato il prodotto a base di piretro è necessario leggere attentamente l'etichetta, in quanto lì sono presenti le dosi e tutte le precauzioni da prendere nel produrre la miscela fitoiatrica.

 

In particolare occorre prestare attenzione al pH dell'acqua. Se questa è alcalina (basica) occorre acidificarla per non pregiudicare l'efficacia dell'insetticida. Questo può essere fatto aggiungendo un acido, come l'aceto (contenente acido acetico), fino ad arrivare ad un pH inferiore a 7, ma mai più basso di 5 per non creare problemi alle piante stesse. Per misurare il pH si può usare una cartina di tornasole.

 

Oltre a controllare il pH dell'acqua, è bene non miscelare il piretro con prodotti a reazione alcalina, come quelli a base di rame (poltiglia bordolese) o polisolfuro di calcio.

 

Un esemplare di dorifora della patata

Un esemplare di dorifora della patata

(Fonte foto: Pixabay)

 

La soluzione così preparata deve essere utilizzata subito per bagnare la chioma delle piante, avendo cura di trattare anche le pagine inferiori delle foglie, poiché il piretro ha un effetto di contatto e non sistemico (non si ridistribuisce all'interno della pianta) né citotropico (non attraversa i tessuti, quindi se si tratta la pagina superiore di una foglia il prodotto non raggiunge quella inferiore, dove magari si trova l'afide).

 

Questa caratteristica può creare problemi per quelle piante a portamento strisciante, come il melone, che sono difficilmente irrorabili nel sottofoglia. Per questo genere di specie, come anche per controllare gli insetti che si nascondo nei tessuti o nelle anfrattuosità delle piante, è consigliabile usare prodotti ad azione sistemica.

 

Quali precauzioni adottare quando si usa il piretro?

Prima di preparare la soluzione e irrorare la coltura è bene indossare i Dispositivi di Protezione Individuali (Dpi) prescritti in etichetta. È bene poi trattare la coltura di sera, quando le temperature sono più basse e la luce solare è meno forte.

 

Il piretro è una sostanza che non ha effetti per gli animali a sangue caldo, come i mammiferi e gli uccelli, ma danneggia pesci, rettili ed anfibi. Quindi non bisogna trattare nelle vicinanze di corsi d'acqua né tantomeno disperdere la soluzione fitoiatrica rimasta in botte o nell'irroratore al suolo, negli scarichi domestici o nei corsi d'acqua.

 

Ape su fiore di ciliegio

Ape su fiore di ciliegio

(Fonte foto: Pixabay)

 

Inoltre è dannosa per gli insetti pronubi, come le api; non deve quindi essere utilizzata su piante in fiore in quanto sono attrattive per api e bombi.

 

Il piretro deve essere conservato in un luogo fresco e asciutto, al riparo della luce del sole e non dovrebbe essere impiegato dopo i 24 mesi dalla produzione. Inoltre occorre fare attenzione a non confondersi tra piretro e piretroidi. Il primo termine si riferisce al prodotto di origine naturale, il secondo invece raccoglie sostanze attive di sintesi che imitano il meccanismo d'azione del piretro. Non sono tuttavia impiegabili in biologico e hanno efficacia e tempi di carenza diversi, da controllare di volta in volta in etichetta.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci difesa insetticidi

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