La difesa di olivo, agrumi, actinidia e kaki dalle malattie

Psa, botrite, maculatura circolare fogliare e flusso schiumoso degli agrumi. Questi alcuni dei focus emersi dai lavori presentati agli atti delle Giornate fitopatologiche 2020

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Atti delle Giornate fitoatologiche: difesa di olivo, agrumi, actinidia e kaki dalle malattie

Sono sei i lavori che negli atti delle Giornate fitopatologiche 2020 hanno riguardato la difesa dalle malattie di olivo, agrumi, actinidia e kaki.

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Olivo (avversità cicloconio)

Oltre ai risultati preliminare sull'impiego di estratti di melograno per la difesa da Xxylella fastidiosa, già presentato nel precedente approfondimento sulle Giornate fitopatologiche, un lavoro è stato dedicato all'ottimizzazione dell'impiego del rame nella difesa dell'olivo dal cicloconio (o occhio di pavone) causato da Fusicladium oleaginum.
Il lavoro, che è stato realizzato e presentato da Anadiag Italia, di Tortona (Al), e Certis Europe B.V., di Saranno (Va), riporta l'esecuzione di tre prove sperimentali condotte tra il 2016 e il 2018 nelle provincie da Bari e Brindisi su Coratina, che è una tra le cv di olivo più sensibili al cicloconio.

In considerazione delle criticità derivanti dalle nuove limitazioni introdotte nell'impiego del rame (27 kg di s.a. in 4 anni, con una media di 4 kg per anno) il lavoro ha messo a confronto diversi formulati al fine di trovare la giusta combinazione tra l'efficacia nei confronti dell'avversità e l'individuazione di un'ottimale e contenuta dose di impiego. Impiegando tre interventi in due prove (due in autunno e uno in primavera) e quattro interventi (due in autunno e due in primavera) nella prova del 2016/2017, il formulato commerciale che, in tutte le prove, ha complessivamente ottenuto la migliore performance è stato il Kocide 2000 che è un idrossido di rame, con il 35% di s.a., che è stato quindi impiegato alla dose per trattamento di 700 gr/ha (2100 gr/ha nel 2017/2018 e 2018/2019 e annui gr/ha di 2800 gr/ha nel 2016/2017).


Actinidia (avversità: Psa e botrite)

Il Distal dell'Università di Bologna e il centro di saggio Astra innovazione sviluppo, di Tebano (Ra), hanno presentato un lavoro che ha saggiato l'impiego del solfato dodecaidrato di alluminio e potassio (LMA 80% SP) per il controllo di Pseudomonas syringae patovar actinidiae (Psa) su kiwi giallo. Il prodotto, di proprietà della ditta Chevita GmbH ed in corso di registrazione, è stato valutato in tre prove sperimentali condotte in serra con l'impiego di Lma 80% SP a diverse dosi e con l'inoculazione del Psa e la successiva valutazione della selettività nei confronti della coltura e dell'efficacia nei confronti della batteriosi; in campo invece sono state condotte due prove sperimentali per valutare l'efficacia di Lma 80% SP su Psa a confronto e ad integrazione di prodotti rameici.
In serra LMA 80% SP ha dimostrato una buona efficacia nei confronti del Psa con un marcato effetto dose (dose di campo, 1/2 della dose di campo e dosi crescenti rispetto alla dose di campo); per quel che riguarda la selettività, si è evidenziata una marcata incidenza dell'effetto dei trattamenti nelle tesi trattate con LMA, specie per quelle con le dosi più alte, a cui ha peraltro corrisposto una limitata severità. Gli autori ritengono quindi che, considerando anche la criticità nello sviluppo della coltura in serra, il prodotto si debba complessivamente valutare con una fitotossicità trascurabile e tale da non determinare un reale problema di selettività alla coltura. Il comportamento su kiwi giallo si conferma quindi del tutto analogo a quanto già verificato in passato su kiwi verde. Anche in pieno campo è stata confermata l'efficacia di Lma 80% SP sul Psa sia in alternativa che ad integrazione di prodotti rameici, rispetto ai quali il prodotto in prova non si è differenziato. Il giusto compromesso tra efficacia e selettività nei confronti della coltura si è attestato ad una dose per trattamento di 15 kg/ha formulato commerciale, con una concentrazione del 2% di s.a.

Syngenta Italia, di Milano, ha presentato un lavoro sull'impiego dello Switch (fludioxonil + cyprodinil) per il controllo della Botrytis cinerea su actinidia. Nel 2019 sono state condotte tre prove sperimentali, una a Latina e due nel faentino, per valutare l'efficacia dello Switch, alla dose di 0,80 kg/ha di formulato commerciale, impiegato in fioritura per il contenimento della botrite. In tutte le prove il prodotto ha evidenziato un'efficacia media del 69%, con un trattamento, e del 78%, con due trattamenti, rispetto ai danni riscontrati sul testimone (danno medio del 35,33%).


Kaki (Maculatura circolare fogliare - Micosphaerella nawae)

Nel 2018 è stato rilevata in Emilia Romagna la prima comparsa della maculatura circolare fogliare del kaki causata da un ascomicete (Micosphaerella nawae), i cui sintomi si manifestano inizialmente come piccole macchie circolari di colore rosso-brunastro circondate da un bordo più scuro; successivamente le foglie tendono ad ingiallire precocemente e a cadere durante i mesi di settembre ottobre, mentre su frutti i sintomi si limitano ad un anticipo nel processo di maturazione che comunque ne determina una anomala caduta anticipata.

Il Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, il Consorzio agrario di Ravenna, Agrintesa di Faenza (Ra) e Agrisol di Cotignola (Ra) hanno quindi presentato un lavoro in cui si riferisce di una preliminare indagine epidemiologica e di una prova sperimentale condotta nel faentino per mettere a punto possibili strategie di difesa. I lavori sono stati condotti sulla base di una solida base bibliografica nella quale è stato individuato anche un modello previsionale che potrebbe supportare gli operatori del settore nel posizionamento dei trattamenti.
La sorgente principale dell'inoculo della Micosphaerella nawae è presente nella lettiera delle foglie infette cadute a terra che pertanto può essere opportuno interrare ed eliminare.
Da un punto di vista epidemiologico, gli studi, condotti anche con il supporto di un captaspore, hanno evidenziato che il rilascio delle ascospore è stato determinato dall'azione battente delle piogge, mentre, secondo la bibliografia, le temperature necessarie per favorire il volo hanno un minimo intorno ai 10°C e una temperatura ottimale sui 16°C. Nel corso della prova, il primo volo si è avuto il 13 aprile, mentre i picchi più elevati si sono registrati il 26 maggio e il 23 giugno. I primi sintomi della malattia in campo, in coerenza con il modello previsionale che è stato posto in prova, si sono registrati intorno al 20 luglio, circa due mesi dopo il volo importante del 26 maggio.
Nella prova sperimentale, in cui si è registrata sul testimone una caduta del 97% delle foglie, è stata adottata una strategia di difesa estrema con dieci interventi chimici; il prodotto che ha fornito le migliori performance è stato il pyraclostrobin, che al momento è l'unico prodotto registrato sul kaki contro questa avversità, che ha consentito di limitare la defogliazione all'1,7, mentre risultati comunque positivi si sono avuti anche con il captano (17,5% di defogliazione) e il mancozeb (24,5% di defogliazione), mentre la tesi con il rame ha avuto una defogliazione del 60%.


Agrumi (Phyllosticta citricarpa e sul "flusso schiumoso degli agrumi")

La coltivazione degli agrumi nei prossimi anni può essere condizionata da una nuova avversità da quarantena, la macchia nera (Phyllosticta citricarpa), che si sta diffondendo anche nel bacino mediterranea e che è stata recentemente segnalata anche in Tunisia. La malattia si manifesta con diversi sintomi sui frutti, rendendoli non adatti al mercato fresco: hard spot, virulent spot, cracked spot e falsa melanosi. Altri sintomi, meno gravi, ma importanti nell'epidemiologia del patogeno, si manifestano sulle foglie, mentre le manifestazioni sui peduncoli possono determinare la cascola dei frutti, segnalati danni con incidenze fino al 22% della produzione.
Con grande lungimiranza il Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell'Università di Bari ha condotto uno studio sperimentale in Florida, in collaborazione con il Citrus research and education center – Ifas – dell'Università della Florida, che ha consentito di acquisire utili elementi preliminari sul comportamento di questa pericolosa malattia. In particolare, lo studio è stato incentrato sulla diffusione in campo delle picnidiospore al fine di poter migliorare le strategie di gestione dell'avversità. Attraverso metodologie particolarmente fantasiose è stato accertato che, in particolari condizioni climatiche, le picnidiospore sono state principalmente catturate nelle aree prossime al terreno, a 30 e 60 cm dal suolo, mentre sono molto più contenute a uno e due metri di distanza dal suolo. Questi risultati acquisiti confermano quindi che i residui colturali infetti presenti nel suolo rappresentano la principale fonte di inoculo e quindi si rafforza l'idea di programmare interventi che ne possano favorire la decomposizione (lavorazioni del terreno, distribuzione dei compost, letame e/o microrganismi saprofiti). In aggiunta a queste soluzioni da non sottovalutare il ricorso all'irrigazione a goccia e la possibilità di rimuovere la porzione bassa della chioma attraverso operazioni di potatura.

L'Università della Basilicata di Potenza, l'Ufficio fitosanitario della Regione Basilicata di Matera, il Disspa dell'Università di Bari e l'Alsia di Metaponto (Matera) hanno presentato un lavoro che riferisce di un'indagine preliminare condotta su nuove varietà di arancio dolce, nella zona di Scanzano Jonico (Mt), su cui si sono osservati copiosi essudati schiumosi biancastri. Come spesso succede l'introduzione di nuove varietà deve sempre essere seguito con attenzione. Dopo alcuni anni nei quali sulle nuove avversità introdotte non si erano osservate alterazioni, nel corso del 2018 cv Fukumoto – Cytrus sinensis (L.) Osbeck, di cinque anni di età, innestate su citrange Carrizo, sono state osservati copiosi essudati schiumosi biancastri. Dalle analisi di laboratorio condotte, che hanno escluso la presenza di virosi, sono stati ottenuti isolati che mostrano la presenza di microrganismi con una elevata similarità con Torulaspora delbrueckii e Zymobacter palmae. Sui due microrganismi isolati sono ora in corso ulteriori prove per accertare la loro patogenicità e la eventuale correlazione con le sintomatologie ritrovate in campo.

Queste alcune analisi sintetiche e soggettive, per una lettura più completa dei lavori si invita ad acquisire gli atti prendendo contatto direttamente con la segreteria organizzativa delle Giornate fitopatologiche al seguente indirizzo email: giornatefitopatologiche@unibo.it.
Le Giornate fitopatologiche, a cadenza biennale, rappresentano un momento di confronto e di discussione tra gli esperti della fitoiatria italiana.
L'edizione 2020 ha prodotto oltre 130 lavori raccolti in circa 1200 pagine.

In un'ottica di divulgazione, AgroNotizie ha riassunto i contenuti in un ciclo di articoli dal nome "Difesa e diserbo, lo stato dell'arte" dedicati alla difesa dalle avversità animali, difesa dalle malattie, controllo delle infestanti e mezzi di difesa.