Mal dell'esca e potatura meccanica. Tre esperienze su cui riflettere

La potatura meccanica del vigneto può facilitare il diffondersi del mal dell'esca? Al riguardo non esistono dati scientifici certi, ma abbiamo chiesto l'opinione di Riccardo Castaldi, agronomo del Gruppo Cevico, che sul tema ha maturato una lunga esperienza

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Sintomi del mal dell'esca su Trebbiano Romagnolo
Fonte foto: Riccardo Castaldi

Il mal dell'esca è oggi la fitopatia più pericolosa per la produttività del vigneto in quanto non curabile. La malattia, che fa parte delle Grapevine trunk disease, è causata da un consorzio di funghi (tra i quali Phaeomoniella chlamydospora, Phaeoacremonium minimum e Fomitiporia mediterranea) che penetrano all'interno della vite e si insediano nei vasi linfatici, dove si moltiplicano modificando la fisiologia della pianta e portandola al collasso.
 
Solo recentemente sono state identificate le specie fungine responsabili dello sviluppo del mal dell'esca, ma non è ancora chiaro in che modo penetrino nella pianta e che cosa determini lo sviluppo della malattia, che può presentarsi sotto diverse forme (cancri, carie, tigratura delle foglie, etc.) e andamento (asintomatico, cronico o apoplettico).

E' dato per assodato che il fungo possa entrare nella vite a seguito della potatura invernale, oppure durante la preparazione delle barbatelle, mentre recenti ricerche ipotizzano che l'inoculo possa provenire dal suolo. La potatura è considerata l'attività più rischiosa sotto il profilo dell'esca, in quanto tagli su legno vecchio o di ritorno possono aprire la strada ai funghi patogeni.
 
Proprio per questo abbiamo cercato di dare alcuni consigli su come potare in maniera corretta la vite. In questo articolo ci vogliamo invece soffermare sulla possibile relazione tra potatura meccanica e sviluppo del mal dell'esca.
   
Foglie di vite

A riguardo non esistono lavori scientifici puntuali e dunque ci si deve affidare alle esperienze di campo. Abbiamo quindi contattato Riccardo Castaldi, agronomo con lunga esperienza in campo viticolo e responsabile agronomico di Le Romagnole (Terre Cevico).

Grazie al proprio ruolo Castaldi ha avuto modo di eseguire rilievi su più anni in vigneti vitati con varietà differenti e gestiti in maniera diversa sia dal punto di vista della forma di allevamento che della vendemmia e potatura (meccanizzata o manuale).

"Dai rilievi di campo effettuati posso affermare che non esiste una relazione tra il metodo di potatura e l'incidenza del mal dell'esca. Vigneti pre potati a macchina e rifiniti a mano hanno avuto incidenze dell'esca simili a quelli potati esclusivamente a mano o esclusivamente a macchina", racconta Riccardo Castaldi, che grazie alla sua esperienza suggerisce tre spunti di riflessione riguardo alla tipologia di potatura (meccanica o manuale), alla suscettibilità varietale e alla tipologia di tagli (se su legno giovane o vecchio).


Potatura manuale Vs meccanica

Esistono due tipologie di potatura meccanica: parziale o totale. La prima prevede il passaggio di una macchina operatrice che pre pota la vite (allevata a cordone permanente) lasciando i tralci con alcune gemme. Subito dopo passa l'operatore che a mano accorcia il tralcio secondo il numero di gemme desiderato. In questo caso il risultato tra potatura meccanica e manuale è sostanzialmente identico, sennonché si facilita il compito dell'operatore.

Nella potatura invernale completamente meccanica invece la macchina viene regolata per lasciare un numero fisso di gemme a cui non segue quasi alcun intervento umano. È questa una potatura che in via di principio è più rispettosa della pianta, in quanto non vengono mai eseguiti tagli rasi, di ritorno o su legno vecchio.

"In campo tuttavia non abbiamo notato una diversa incidenza dell'esca tra i vigneti potati esclusivamente a mano, quelli pre potati a macchina e quelli potati esclusivamente a macchina", afferma Castaldi. "I nostri rilievi non hanno valenza assoluta, poiché non abbiamo impostato delle prove con metodo scientifico, ma la quantità e varietà dei dati ci danno delle indicazioni attendibili".


Il ruolo del vitigno

Molti dei meccanismi legati allo sviluppo del mal dell'esca non sono ancora noti e questo rende la difesa delle viti particolarmente difficile. Certo è che non tutte le varietà sono suscettibili alla stessa maniera. Vitigni come Pinot BiancoChardonnay, Sauvignon o Merlot sono ad esempio poco suscettibili, mentre il Cabernet Sauvignon o il Trebbiano Romagnolo si ammalano con molta più facilità.

"Vigneti in medesimi areali, gestiti in maniera simile, ma che differiscono solo per la varietà vitata hanno dimostrato avere incidenze molto differenti dell'esca", precisa Castaldi. "In vigneti di Merlot ad esempio l'incidenza è bassa con ogni forma di potatura, mentre in impianti di Sauvignon Blanc o di Cabernet Sauvignon i numeri sono molto più alti. Ma anche in questo caso le percentuali non sembrano essere influenzate dalla tipologia di potatura, che sia meccanica o manuale".


Il ruolo dei tagli sul legno vecchio

Una delle regole auree nel contrasto al mal dell'esca è che non bisogna effettuare tagli sul legno più vecchio di due anni e che sono da evitare tagli rasi, che non rispettano il cono di disseccamento. Esperienze dirette dimostrano però che anche in vigneti in cui la potatura è estremamente rispettosa di questi principi possono verificarsi incidenze del mal dell'esca tali da dover ricorrere all'espianto.

Castaldi riporta ad esempio il caso di un vigneto di Sangiovese a cordone speronato, potato e vendemmiato sempre a mano, che ha visto i potatori eseguire tagli solo sul legno di un anno, permettendo dunque una crescita in altezza dei centri vegetativi. Ebbene, anche in queste condizioni ideali il vigneto ha avuto una incidenza del mal dell'esca pari ad oltre il 40%, condizione che ha portato i proprietari all'espianto.

La stessa peculiarità è stata riscontrata in un vigneto vitato a Cabernet Sauvignon allevato ad alberello, forma considerata estremamente rispettosa per la vite in quanto prevede un continuo allungamento delle branche, senza quindi alcun taglio di ritorno. Anche in questo caso però l'incidenza del mal dell'esca è stata superiore al 30%.


Conclusioni

"Anche se i rilievi di campo effettuati negli anni non sono stati impostati come delle vere e proprie prove di carattere scientifico, la varietà e quantità di dati mi porta a ritenere che non vi sia alcuna correlazione tra la metodologia di potatura, meccanica o manuale, e l'incidenza del mal dell'esca", sintetizza Castaldi.

"Credo piuttosto che la frequenza e la gravità di questa malattia sia influenzata da altri fattori, come ad esempio il vitigno. E anche la tipologia di tagli, effettuati su legno nuovo o vecchio, sembra avere una influenza relativa sullo sviluppo della malattia".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura difesa vigneto potatura mal dell'esca

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